Pericolo terrorismo per l’Italia. Allarme del Capo della Polizia. Tissone (Silp Cgil): Sicurezza e accoglienza: condizioni ottimali per i poliziotti, nuove opportunità per chi fugge da guerre e miseria

Pericolo terrorismo per l’Italia. Allarme del Capo della Polizia. Tissone (Silp Cgil): Sicurezza e accoglienza: condizioni ottimali per i poliziotti, nuove opportunità per chi fugge da guerre e miseria

C’è un pericolo terrorismo per l’Italia mentre si susseguono attentati in numerosi paesi europei, arabi con l’Isis che lancia proclami giornalieri e semina morte e distruzione? Una domanda inquietante che non è più soltanto esercizio di cronaca  giornalistica. Qualche giorno fa è stato il Capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli, a lanciare l’allarme in due interviste rilasciate al Quotidiano Nazionale e al Giornale. “LIsis? Prima o poi – ha detto – colpirà anche noi”. “Lo dico in maniera molto cruda: prima o poi anche noi un prezzo lo dovremo pagare. Ci auguriamo sia quanto più contenuto possibile”. Ancora: “Noi dentro a quella minaccia ci siamo. Le indagini, spesso successive ai rimpatri, hanno dimostrato che buona parte delle persone fermate nel nostro Paese perché considerate vicine all’Isis stava realmente per compiere attentati e fare morti. Questo, però, non deve toglierci la nostra libertà. Saremmo sconfitti solo se ci lasciassimo condizionare nella nostra quotidianità”. Qualche giorno prima era stato lo stesso presidente del Consiglio a parlare del pericolo terrorismo ed aveva indicato le carceri come luogo di possibili aggregazioni terroristiche. Ma più in là non era andato. Le affermazioni del prefetto Gabrielli di cui, pensiamo, sia stato a conoscenza lo stesso ministro Minniti, meritano di non essere lasciate cadere nel vuoto. Oppure, come spesso capita, usate in modo distorto trasformando cioè il fenomeno migrazioni in fonte di terrorismo. Gabrielli non è il solo a dare l’allarme.

Procuratore Mastelloni: la polizia senza benzina non può inseguire i terroristi

Fra i pochi che hanno raccolto il senso delle interviste del Capo della Polizia, il capo della Procura di Trieste, Carlo Mastelloni. In una intervista, rispetto all’allarme lanciato da Gabrielli, parla di “ovvietà”. “Avrei detto la stessa cosa – afferma – non abbiamo la palla di vetro”. “Ovvietà” significa che negli ambienti direttamente interessati al terrorismo, alla prevenzione, alla sicurezza del nostro paese il livello di allarme è molto alto. Sempre Mastelloni dice che in Italia “la prevenzione c’è” ma “siamo ancora legati agli schemi di contrasto al terrorismo delle Br. Non c’è stato un programma di formazione delle forze di polizia, ad esempio dello studio dell’arabo. E per tradizione non abbiamo una scuola di infiltrazione”. Poi dice che ci vuole del “denaro”. “La polizia non può inseguire i terroristi senza benzina”.

Un quadro allarmante da affrontare subito da parte del ministro Minniti

Il “quadro” allarmante disegnato dalle parole di Gabrielli e Mastelloni pone problemi in primo luogo al governo, al ministro Minniti, la formazione delle forze di polizia, gli investimenti da mettere in campo. Chiamiamo in causa direttamente chi è ogni giorno alle prese con i problemi degli uomini e delle donne impegnati a garantire la sicurezza delle nostre città, dei cittadini. Ne parliamo con Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil, il sindacato delle forze di polizia. Partiamo dall’allarme lanciato dal prefetto Gabrielli. “Non usa mezzi termini – dice – le sue dichiarazioni non fanno che confermare il risultato di indagini e, presumo, le segnalazioni dell’intelligence come i lavori del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo. Si parla di probabilità e non di impossibilità relativamente ad un attentato nel nostro Paese. Ciò ci deve spingere a migliorare i nostri apparati, ad iniziare dalle condizioni di lavoro del nostro personale troppo anziano e sotto organico, con reali investimenti per la sicurezza ad iniziare dalle tecnologie, mezzi e nuovi e più moderni equipaggiamenti per il personale, nel senso indicato anche dal Procuratore Mastelloni. Sicurezza e, insieme, accoglienza, questa la strada maestra da seguire. Significa permettere ai poliziotti, ripeto, di lavorare in condizioni ottimali e di concedere a chi scappa da guerre e miseria una nuova opportunità, nel rispetto delle leggi italiane.

Non è rilanciando metodi securitari e detentivi che si risolvono i problemi

Non è rilanciando metodi securitari e detentivi che si possono risolvere e soprattutto prevenire i problemi, mentre credo che sia positivo l’approccio del ministro Minniti quando punta a rafforzare e a rendere effettivi gli accordi bilaterali per dare concretezza ai rimpatri”. Tissone tiene a puntualizzare che “il baricentro del fenomeno migratorio non può incidere, così pesantemente, sulle sole forze di Polizia che si accollano il peso dell’intera gestione occupandosi del disbrigo delle pratiche di soggiorno, dei controlli, della sorveglianza nonché delle espulsioni, incombenze, in particolare quelle burocratiche, che distolgono personale dal controllo del territorio e che potrebbero venire demandate ad altri soggetti”.

Il sistema  dei Centri indagini ed espulsioni è da anni totalmente sgretolato

Da qui ad affrontare il problema tanto discusso dei Cie, Centri indagine ed espulsioni, il passo è breve anche alla luce della “ristrutturazione” annunciata dal ministro Minniti con la trasformazione in mini centri, e sulla quale fonti europee hanno espresso il giudizio positivo della Ue .il passo  breve. “Da anni il sistema dei Cie è totalmente sgretolato – afferma  Tissone – sia per gli scarsi risultati ottenuti, visto che portano in dote appena il 40 per cento degli effettivi allontanamenti sia per gli altissimi costi economici di gestione, anche alla luce di quanto emerso da numerose inchieste giudiziarie e giornalistiche. Oggi dobbiamo puntare su altro e bisogna davvero riflettere sulla possibilità di riequilibrare l’eccessivo sbilanciamento esistente tra stanziamenti di natura repressiva e investimenti finalizzati alle politiche di accoglienza e di inclusione sociale che andrebbero rivolte ai tanti stranieri che vivono e lavorano onestamente nel nostro Paese. Una nazione integrata e inclusiva non solo è più forte, ma è anche più sicura. Alimentando, invece, il clima di paura e diffidenza, anche in chiave terrorismo, come continuano a fare certi politici, non solo non risolviamo i problemi e non andiamo da nessuna parte, ma rischiamo di esacerbare un clima già pesante”. E ribadisce che “la sicurezza oggi non può prescindere dall’accoglienza. Da qui dobbiamo e possiamo ripartire immediatamente. Altra via non c’è”.

 

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