Pensioni. Cgil, Cisl, Uil al governo. Subito il confronto sulla “fase due” del verbale d’accordo. Ghiselli (Cgil) replica a Boeri: un intervento improprio e strumentale

Pensioni. Cgil, Cisl, Uil al governo. Subito il confronto sulla “fase due” del verbale d’accordo. Ghiselli (Cgil) replica a Boeri: un intervento improprio e strumentale

Non vanno giù ai sindacati le affermazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo il quale il verbale di  intesa su alcune misure relative alle pensioni sottoscritto con il governo “aumenta la spesa pensionistica incrementando la generosità di trattamenti su categorie che hanno già fruito di assegni più vantaggiosi di chi ne potrà fruire in futuro”. Boeri non è nuovo a sortite improvvisate, prende di mira i sindacati e, al tempo stesso il governo. In questi ultimi tempi  si è reso protagonista di un attacco alla Cgil in merito all’uso fatto da alcune organizzazioni dei pensionati del sindacato di Corso d’Italia dei voucher per erogare compensi a pensionati che volontariamente hanno svolto lavori del tutto saltuari in appoggio alla attività delle Leghe. Ha contribuito, così, alla campagna contro la Cgil e il suo segretario generale Susanna Camusso  proprio mentre la Corte Costituzionale si apprestava ad esprimere il parere di ammissibilità sui quesiti referendari fra i quali proprio quello dell’abolizione dei voucher cui la Consulta ha dato poi parere favorevole.

Questa volta, Boeri, di fatto, ha innescato una polemica tale da far apparire le iniziative dei sindacati sulle pensioni come in contrapposizione ai problemi dei giovani. Immediate sono state le reazioni dei dirigenti delle tre confederazioni e delle loro organizzazioni dei pensionati, che non solo hanno replicato a Boeri ma hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro Poletti, a firma Camusso, Furlan e Barbagallo, per chiedere al governo la ripresa del confronto, con l’avvio della cosiddetta “fase 2” del verbale sottoscritto con il governo a settembre, “per una rivisitazione  – si legge nella lettera – degli aspetti di sistema per i quali si era assunto l’impegno di una apertura del confronto all’inizio del 2017”. “È altresì opportuno – aggiungono i tre segretari generali di Cgil, Cisl e UIL – avere un confronto preventivo sulle parti della Legge di bilancio per le quali è prevista l’adozione dei Decreti per l’effettivo avvio delle misure relative al capitolo precoci, all’accesso all’Ape agevolata e al prestito pensionistico. Per l’insieme di queste ragioni chiediamo, in tempi brevi, la convocazione di un incontro per la ripresa del confronto”.

Da Palazzo Chigi  arriva la difesa dell’Ape, che non risolve il problema della flessibilità

Dalla presidenza del Consiglio si segnala l’intervento di Stefano Patriarca, consigliere economico dell’Unità di coordinamento della politica economica di Palazzo Chigi, che dà un colpo al cerchio e uno alla botte. “Non c’è dubbio – afferma – che nei 300 miliardi annui di spesa pensionistica italiana ci sia un pezzo di ineguaglianza rilevante, ma c’è anche tanta equità sociale. Si è deciso di fare un’operazione selettiva a sostegno delle categorie con maggiori difficoltà sul mercato del lavoro”. Non c’è stata “nessuna riduzione dell’età di pensionamento, si è decisa un’altra cosa”. Poi difende l’’Ape, inventata dall’allora sottosegretario della presidenza del Consiglio, il tuttofare di Renzi Matteo, che non ha certo risolto il problema della flessibilità pensionistica. Non solo, per quanto riguarda la cosiddetta  Ape volontaria, i lavoratori dovranno ricorrere ad un prestito. Saranno loro a pagare gli anni di anticipo. La Cgil più volte ha manifestato il proprio dissenso nei confronti di questa misura. Sempre da Corso d’Italia arriva una “puntualizzazione” nei confronti della polemica aperta da Boeri con l’intervento del segretario confederale Roberto Ghiselli. In una intervista rilasciata a Rassegna sindacale sottolinea che “utilizzare le parziali, e per noi ancora insufficienti, risposte che il governo ha iniziato a dare ai pensionati con i trattamenti più bassi, ai lavoratori precoci e a chi svolge lavori gravosi o usuranti, per alimentare una contrapposizione intergenerazionale, è del tutto improprio e strumentale. Sostenere poi – prosegue Ghiselli – che i trattamenti migliorativi riguardino categorie di reddito elevate, come i manager, è una pura invenzione, in quanto la cosiddetta quattordicesima verrà erogata solo a chi ha una pensione non superiore a due volte il minimo (circa 1.000 euro al mese)”.

“Con questi primi interventi – spiega ancora Ghiselli – è stato introdotto un minimo di equità, se si tiene conto che in questi anni i pensionati e i lavoratori dipendenti hanno contribuito oltre misura al risanamento dei conti pubblici. Lo dimostra il fatto che il Fondo pensioni lavoratori dipendenti incrementa costantemente il suo attivo, mentre altre gestioni, come quella dei dirigenti, minacciano la sostenibilità futura dell’Inps”.

“Il tema del futuro previdenziale dei giovani e del lavoro discontinuo e povero – continua il segretario confederale della Cgil – è contenuto nel verbale sottoscritto da governo e sindacati lo scorso mese di settembre. Il sindacato ha di recente sollecitato il presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali a riprendere il confronto su quel tema e ci auguriamo – conclude Ghiselli – che questo possa avvenire al più presto e che si diano risposte certe a chi oggi, con la legge Fornero, queste risposte ancora non le ha”.

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