Padoan a Davos. Un discorso piagnucoloso, la gente non ci capisce. Alza il tono del dibattito Biden vicepresidente Usa. Duro attacco a Trump e Putin. Minacce per l’Europa

Padoan a Davos. Un discorso piagnucoloso, la gente non ci capisce. Alza il tono del dibattito Biden vicepresidente Usa. Duro attacco a Trump e Putin. Minacce per l’Europa

C’è voluto un voto del Senato per far sì che il ministro PierCarlo Padoan si presenti in Aula per una informativa urgente in merito alla lettera inviata dalla Commissione Ue in cui si chiedono chiarimenti in ordine ai conti pubblici con un invito esplicito ad apportare “misure di bilancio aggiuntive” dello 0,2% del Pil, pari a 3,4 miliardi. Non solo, nella lettera si indica una data, per avere risposta, il 1 febbraio. Questa risposta dovrà essere “pubblica” e comprendere “un pacchetto sufficientemente dettagliato di impegni specifici e un calendario chiaro per una loro adozione legale rapida”. Insomma, un ultimatum, senza se e senza ma. Ma il ministro che nel frattempo ha fatto tappa a Davos, per partecipare al World Economic Forum, unendosi ai tremila e più uomini di governo, politici, economisti, esponenti del mondo finanziario impegnati a discutere delle sorti del mondo. Magari prima del viaggio in terra svizzera poteva annunciare quando si sarebbe presentato in Senato o alla Camera per far sapere come intende muoversi il governo. Evidentemente aveva bisogno di prendere tempo, di chiarirsi le idee, quasi che la lettera sia venuta dal niente, un colpo improvviso dato all’Italia da quei volponi che siedono a Bruxelles.

Il ministro dell’Economia “costretto” a presentarsi in Senato in seguito alla lettera della UE

C’è voluta una richiesta formulata dalla senatrice M5S, Elena Montevecchi, approvata per alzata di mano, per ottenere, non si sa  ancora quando, l’informativa di Padoan. Il quale non ha ancora le idee chiare, tradotto non sa che fare. Così il presidente del Consiglio Paolo  Gentiloni cui Renzi ha passato uno scomodo testimone per una staffetta perdente in partenza. Da Palazzo Chigi si fa sapere che “occuparsi dello zero virgola è surreale”. Un accenno a questa tesi, dimenticando che lo zero virgola sono miliardi, è venuto anche nella conferenza stampa tenuta da Gentiloni e Merkel i quali si sono fatti reciproci complimenti non si sa bene per cosa. Il presidente della Repubblica, dal  canto suo ha scelto la strada meno in salita: “Il rigore – dice incontrando prima il presidente greco Pavlopoulos poi Tsipras – non può valere solo per il rispetto dei conti pubblici ma anche sugli altri parametri che la stessa Unione si è data, a cominciare  dalle misure per la ripresa economica, rilancio della occupazione e  accoglienza dei  rifugiati”.

Si attendevano dal ministro Padoan nell’intervento preannunciato a Davos solidi argomenti non solo per quanto riguarda il rispetto dei patti e delle leggi della Unione europea votate dal nostro Paese, ma sui temi di fondo dell’economia mondiale, l’obiettivo dell’incontro di Davos. Magari, forse era chiedere troppo, affrontare i problemi che travagliano la vita della Unione europea. Non basta citare il Manifesto di Ventotene per ricostruire una  Europa unita, oggi più che mai divisa. Paodan ha svolto un intervento piagnucoloso.

La “crescita inclusiva”, le “riforme” di  Renzi il segno del fallimento della politica del governo

Ha parlato della necessità di una “crescita” inclusiva individuando “quattro pilastri”: una crescita che crei lavoro, l’educazione e la formazione, l’introduzione di tecnologie e innovazione e, quarto, la redistribuzione, perché “i mercati tendono a generare distribuzioni inefficienti” della ricchezza generata. Ha scoperto l’acqua calda prendendo poi ad esempio le “riforme strutturali” del governo italiano, la strada da seguire, altro che gli zero virgola. Già, ma proprio queste “riforme strutturali” sono la cartina di tornasole del fallimento politico del  governo Renzi. Tanto che la presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ci ricorda che siamo l’unico paese al mondo che non cresce. Ma Padoan ha una spiegazione. Dice che “specialmente in Europa – l’insoddisfazione della classe media, la disillusione per il futuro e la delusione per le prospettive vengono espresse dicendo no a qualsiasi cosa i leader politici suggeriscano” e in queste condizioni “individuare delle soluzioni è più difficile che dire no. E’ il segno di una crisi che richiede il ripensamento della leadership”. Insomma la colpa è dei cittadini che non ci capiscono. Forse, ma non gli salta in mente che i cittadini, non solo la classe media ma anche la vecchia e nuova classe operaia, non condividono  quelle proposte. Esempio la riforma della Costituzione sonoramente bocciata dalla stragrande maggioranza degli italiani. Forse, suggeriamo, se Renzi, Padoan, Gentiloni e company avessero tarato le politiche del governo sulla Costituzione, articolo uno e due in particolare, e avessero dato battaglia in Europa non sarebbe arrivata la letterina della Ue. Il guaio è  che l’intervento del ministro dell’economia è stato ascoltato anche dal Commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici dalla cui struttura sono partiti i richiami a Roma. I giornalisti italiani hanno cercato di capire se i due si erano incontrati. Pare di no, forse neppure un saluto. Si vedranno a Bruxelles domani, è stato annunciato.

Il “comunista” cinese che fa saltare il banco, lancia la sfida al liberismo

Non abbiamo fatto una  bella figura chiusi nel nostro guscio in un consesso dove si guarda in alto. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma in un mondo sempre più inquieto, dove guerre e morte sono all’ordine del giorno, ci vuole un “comunista”, il presidente cinese Xi Jinping, a far saltare il banco, lanciando la sfida proprio sul terreno più caro al liberismo, ai conservatori, alle grandì multinazionali, quello della globalizzazione, i mercati aperti cui i cinesi intervengono a piene mani, comprendendo perfino le squadre di calcio. Non è un caso che un altro intervento di rilievo e spessore venga dal vice di Obama, Joe Biden, proprio alla vigilia del passaggio delle consegne a Trump. Un discorso forte, un segnale di cosa deve aspettarsi l’Europa dalla presidenza Trump e dal suo amico Putin. “Il populismo in risposta alle paure e alle sfide della globalizzazione e della tecnologie non è niente di nuovo nella storia – afferma. Abbiamo visto a intervalli regolari nella storia pericolosi demagoghi che istillavano paura e seminavano divisione”. “Chiudere i cancelli e alzare i muri – ha proseguito – è esattamente la risposta sbagliata e non risolverà le ragioni alla base di queste paure”.

Biden cita la grande generosità Usa a partire dal PianioMarshall

Biden, parlando all’Europa, ha citato la “grande generosità” che il mondo e gli Usa hanno saputo tirare fuori in precedenti momenti difficili della storia, come il Piano Marshall. Poi un monito: “Ci sono attori esterni che operano per fratturare l’ordine liberale internazionale. Non userò giri di parole: questo movimento è guidato principalmente dalla Russia. E’ Vladimir Putin che sta utilizzando ogni possibile strumento per mandare in rovina il progetto dell’Unione europea”. Il presidente russo, sottolinea il vicepresidente Usa, “sta testando le possibili linee di rottura tra i Paesi occidentali per riportare il mondo verso un sistema definito in zone d’influenza”. Ha ricordato l’attività degli hacker al soldo del Cremlino di fronte a un uditorio molto attento come quello di Davos. “Abbiamo assistito ai cyberattacchi contro partiti politici e singoli individui negli Usa”, ha sottolineato Biden  riferendosi al rapporto delle agenzie di intelligence americane che accusa apertamente la Russia di aver interferito nel processo che ha portato all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. E concludendo l’intervento ha  portato l’attacco più duro a Trump mettendo sull’avviso, anzi qualcosa di più, i tremila di Davos. “Gli obiettivi dei russi – ha detto – sono chiari: affondare l’ordine mondiale liberale”. Per questo, ha proseguito, “non si può mettere in dubbio, come fa proprio Trump, il principale bastione di difesa dell’Alleanza Atlantica. L’articolo 5 del Trattato della Nato, secondo cui un attacco contro uno stato membro equivale a un attacco a tutti gli altri, è un dovere sacro che non può essere messo in questione”.

Torniamo all’intervento del nostro ministro. Davvero poca cosa. Le sue conclusioni sono disarmanti. Il problema, a suo dire, nasce “laddove le persone giungono alla conclusione che le iniziative politiche sono nel caso migliore inutili. E’ qui che arriva la divisione: quello che dico non è ‘sì’ alla tua proposta politica, ma un ‘no’ periodico. Questo è un problema. Non è che non ho rispetto per quanti votano no, è nel loro diritto e ne hanno le ragioni, il problema è obiettivo, se una parte crescente della popolazione vota ‘no’, siamo nei guai”. Padoan  ha concluso dichiarandosi ottimista: “Rifiuto il pessimismo tout-court – ha detto – stiamo fronteggiando questi tempi di cambiamento”. Un consiglio disinteressato al ministro. Rilegga Gramsci, il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà. Già, è proprio questa che manca.

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