Oxfam conferma nel Rapporto: straricchi ancora più ricchi e poveri sempre più poveri. 426 miliardi di dollari è la ricchezza di 8 uomini, pari a quella detenuta dalla metà del pianeta

Oxfam conferma nel Rapporto: straricchi ancora più ricchi e poveri sempre più poveri. 426 miliardi di dollari è la ricchezza di 8 uomini, pari a quella detenuta dalla metà del pianeta

Otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. Lo sottolinea il nuovo rapporto di OXFAM diffuso alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos, che analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando oltre ogni ragionevole giustificazione. I dati dicono che multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza, facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica. È necessario un profondo ripensamento – secondo OXFAM – dell’attuale sistema economico che fin qui ha funzionato a beneficio di pochi fortunati e non della stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Roberto Barbieri, Oxfam Italia: “è osceno che tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini”

Secondo le nuove stime sulla distribuzione della ricchezza globale, basate su dati migliorati rispetto alla condizione delle fasce di popolazione meno abbienti in Cina e India, la metà più povera del pianeta è ancora più povera di quanto calcolato in passato. Se questi dati fossero stati disponibili già lo scorso anno, avremmo avuto 9 miliardari in possesso della ricchezza della metà più povera del mondo e non 62. “È osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini, che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui 1 persona su 10 sopravvive con meno di 2 dollari al giorno – ha detto Roberto Barbieri, direttore generale di OXFAM Italia – La disuguaglianza stritola centinaia di milioni di persone, condannandole alla povertà; rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia”. “In tutto il mondo le persone vengono lasciate indietro. Alla logica della massimizzazione dei profitti, si contrappone una realtà di salari stagnanti e inadeguati, mentre chi è al vertice viene gratificato con bonus miliardari – ha aggiunto Barbieri – I servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco. La voce del 99% rimane inascoltata perché i governi mostrano di non essere in grado di combattere l’estrema disuguaglianza, continuando a fare gli interessi dell’1% più ricco: le grandi corporation e le élites più prospere”.

Tra 25 anni, arriverà il primo trillionaire (chi arriva ai mille miliardi di dollari)

Il rapporto di OXFAM dimostra come l’attuale sistema economico favorisca l’accumulo di ricchezza nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri, che sono in maggioranza donne. I mega paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo “trillionaire” (ovvero un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni. Per avere un’idea del significato – la parola non è ancora nei vocabolari – bisogna pensare che per consumare un trilione di dollari è necessario spendere 1 milione di dollari al giorno per 2.738 anni. Sette persone su dieci vivono in paesi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto. In questo quadro, le donne sono particolarmente svantaggiate perché trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e hanno sulle spalle la gran parte del lavoro domestico e di cura non retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo.

Italia. L’1% dei più ricchi detiene il 25% della ricchezza nazionale. Disuguaglianze pronunciate

Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. E come rilevato da una recente indagine demoscopica di Demopolis per OXFAM Italia sono proprio reddito e ricchezza a rappresentare le due dimensioni in cui i cittadini italiani percepiscono oggi le disuguaglianze più pronunciate. Un’economia che per il 99% rivela anche come le grandi corporation e i super-ricchi alimentino la crisi attraverso l’elusione fiscale, la riduzione dei salari e dei prezzi pagati ai produttori, i mancati investimenti industriali, onde massimizzare i profitti degli azionisti.

Oxfam: un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, il 43% a relazioni clientelari

E’ chiaro dal rapporto – sottolinea l’OXFAM – che, al contrario di un normale risparmiatore, i super ricchi facciano ricorso a una fitta rete di paradisi fiscali per evitare di pagare la loro giusta quota di tasse, oltre che a un esercito ben pagato di società di gestione del patrimonio per trarre il massimo profitto dagli investimenti fatti. Inoltre, è leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti tutti da sé: OXFAM ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta ad eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari. A chiudere il cerchio c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi per influenzare le decisioni politiche a loro favore. Ovunque nel mondo i governi continuano a tagliare le tasse su corporation e individui abbienti. Il FMI ha rilevato che a partire dagli anni ’80 i sistemi fiscali in tutto il mondo sono diventati meno progressivi, mentre le aliquote massime sui redditi e le imposte sulle rendite finanziarie, sui patrimoni e sulle eredità sono drasticamente calate. A questo si aggiunge il peso dell’elusione fiscale societaria, che costa ai paesi più poveri 100 miliardi di dollari l’anno: una cifra sufficiente a mandare a scuola 124 milioni di ragazzi e salvare la vita di 6 milioni di bambini ogni anno.

Le reazioni in Italia: Roberto Speranza, Pd: “fare qualcosa subito per ridurre le disuguaglianze”

“L’ultimo rapporto di Oxfam afferma che solo 8 individui detengono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. In Italia, l’1% della popolazione possiede il 25% della ricchezza nazionale. È chiaro che cosi’ non si può andare avanti”, afferma Roberto Speranza sul suo profilo Facebook. “La lotta alle diseguaglianze – prosegue Speranza – deve essere il primo punto di una nuova agenda politica globale. Si possono fare cose concrete subito. Definire sistemi fiscali più equi e far pagare le tasse senza regali alle grandi multinazionali (Stiglitz scrive che Apple ha pagato solo lo 0,005 di tasse sui propri utili). Rafforzare i sistemi di welfare a partire da scuola e sanità pubblica. Promuovere misure universali di contrasto alla povertà (in Italia ancora non ne esiste una). Favorire la redistribuzione dei redditi, aiutando i più deboli e accorciando la distanza salariale tra top manager e dipendenti”, conclude.

Cardinal Bagnasco, presidente Conferenza episcopale: “interrogarci sulle categorie culturali dell’Occidente”

“Bisogna cambiare la mentalità, questa è una situazione gravissima”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, a margine della visita di inizio anno nella sede del Comune del capoluogo ligure, commenta i dati dell’Oxfam. “Dobbiamo interrogarci sulle categorie culturali che come Occidente stiamo diffondendo nel mondo e a volte vorremmo imporre ma se il risultato è questo, dobbiamo rivederle”.

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