Non facciamo il gioco di Grillo. Il problema esiste, è la qualità dell’informazione. Anche se il direttore di Repubblica parla d’altro

Non facciamo il gioco di Grillo. Il problema esiste, è la qualità dell’informazione. Anche se il direttore di Repubblica parla d’altro

Verrebbe da fare una grossa risata alla lettura dell’editoriale d Mario Calabresi, direttore di La Repubblica, che risponde a Beppe Grillo il quale ha fatto un colpo grosso: quello di tenere le prime pagine di tutti i media italiani. Prima con la “conversione” al garantismo, se così si può dire, con il nuovo codice di comportamento, poi con la votazione che ha registrato un consenso quasi  unanime dei votanti ma, se si fosse trattato di un vero referendum con il quorum la bocciatura sarebbe stata sonora, poco meno del 30% degli iscritti. Mentre si contavano le schede, Grillo, ora anche capo dei “probiviri”, così si chiamano gli organismi che nei partiti, nelle associazioni, sono chiamati a giudicare il comportamento di chi ricopre cariche, partiva lancia in resta all’attacco dei media, cosa che non deve scandalizzare. Ognuno è libero in democrazia di dire ciò che pensa. La cosa, gravissima, è la proposta di una giuria popolare, i cui componenti vengono scelti, estratti a sorte non si sa bene da chi. Costoro avrebbero il compito di verificare, ogni giorno, che carta stampata, informazione radiotelevisiva, web e tutto ciò che costituisce il panorama mediatico non raccontino cose false. Chi  commette questo delitto, i direttori, devono chiedere scusa pubblicamente. Dalle scuse, si sa come succede, il passo verso la gogna, le frustate sulla pubblica piazza o altre punizioni corporali, il passo è breve. Grillo sa bene che  quello che propone è una vera e propria balla mediatica, uguale alle tante che si leggono nei nostri media. Mentana ha fatto bene ad annunciare querela. Non può non sapere il comico genovese che per quanto riguarda le falsità che compaiono nei nostri media c’è il ricorso ai tribunali, le cause che coinvolgono i giornalisti, i direttori, sono molte.

Le giustificazioni di Calabresi. Giornalisti  intimiditi ma  il “potere” non c’entra

Vengono chiesti risarcimenti molto elevati, tanto che, scrive Calabresi nell’editoriale  in cui replica a Grillo: “l’Italia è al 77esimo posto nella classifica della libertà di stampa, dietro Paesi africani come Burkina Faso e Benin. Il motivo? Non quello che pensano i detrattori del nostro giornalismo, ovvero l’asservimento al potere, ma il contrario: troppi sono i giornalisti minacciati dalle mafie e dalla criminalità organizzata per le loro inchieste su malaffare e corruzione. Come se non bastasse abbiamo il record delle cause contro i giornali intentate dai politici, che mal sopportano l’idea che qualcuno faccia loro le pulci o li critichi e così ricorrono ai tribunali con evidente scopo intimidatorio”. Tutto giusto, sacrosanto. Ma il problema è un altro, riguarda la qualità dell’informazione, il pluralismo, il “racconto” giornaliero  che dalle pagine dei quotidiani, dalle reti televisive e radiofoniche, dal web viene fatto. La domanda è, ma questo a Grillo non interessa, se i media producono conoscenza, rappresentano il sale della democrazia. Ciò non significa una informazione neutrale. Ma il lettore deve sapere, come accade in tanti paesi, qual è, se c’è, e c’è sempre, l’orientamento, non di partito, parliamo di cultura politica. Facciamo un esempio. Ci riferiamo a Repubblica. Il quotidiano di Largo Fochetti, per bocca del suo direttore, nel corso della campagna referendaria, ha più volte affermato che non avrebbe dato indicazioni, a un articolo per il sì, avrebbe corrisposto un articolo per il no. Bene. Ma se nelle cronache politiche, nei resoconti, nei commenti, a partire da quelli del suo fondatore, il sì fa la parte del leone, il giornale è chiaramente schierato. Senza dirlo. Facciamo un altro esempio.

I retroscena sempre o quasi dalla parte di chi governa

Prendiamo i retroscena sulla politica, i partiti, il governo. Si dà il caso che la maggior parte, in questi ultimi tre anni erano tutti dalla parte di Renzi. Che, per esempio, le minoranze del Pd siano relegate  fra le macerie del passato. Che Massimo D’Alema, per dirne una, con i suoi interventi per il no alla riforma costituzionale, avrebbe contribuito alla vittoria del sì. Poi si è visto come è finita. Andiamo avanti. Proprio sul giornale diretto da Calabresi leggiamo un articolo “romanzato” dove a chiare lettere si dice che il fine anno al Circo Massimo è stato un flop. L’articolo porta la firma di una scrittrice. Sempre su Repubblica il cronista che ha seguito dal vivo il Capodanno scrive che non sarà stato “il più bello” ma “le 24 ore di spettacolo ed eventi in città organizzate da Campidoglio funzionano”. Si  parla di “una folla di persone nell’arena che si è riempita poco prima della mezzanotte”.  Andiamo avanti.

Le buone notizie (per il potere) in prima pagina, le cattive nelle cronache

Passiamo all’economia. I giornali renziani quando le notizie sono cattive le relegano nelle pagine interne. Quando sono buone, o si fanno apparire come tali, hanno l’onore della prima pagina. Ancora una “finezza”, complice l’Istat. Prendiamo i dati resi noti mentre scriviamo sull’inflazione. Il dato mensile registra un +0,4, ma quello annuale indica che siamo ancora in deflazione, -0,1. Vediamo alcuni titoli dei quotidiani online: “Economia. Novità positive”. In secondo piano il dato vero, quello sulla deflazione. Per finire, da alcuni giorni è in atto una campagna da parte dei giornaloni contro i quesiti referendari posti dalla Cgil. I retroscena parlano di decisioni già prese dalla Consulta che boccerebbe il quesito sul diritto dei lavoratori, leggi articolo 18 abolito dal jobs act. E poi tanti commentatori tutti contrari al referendum. Chiudiamo qui. Non ci venga a dire Calabresi che i giornalisti, in questi casi, sono “intimiditi” dalla mafia o hanno paura di querele milionarie. Magari saranno “intimiditi” dalle veline che arrivano, perlomeno arrivavano dal Palazzo. Meglio dai Palazzi. Quelli del potere. E’ questo il vero problema. Non è Grillo, le sue parole sono acqua fresca, melma, se vogliamo, che fa perdere la fiducia nell’informazione. È la qualità della comunicazione con perdite secche dei lettori. Ne sanno qualcosa i giornaloni, Repubblica compresa. Questo è il problema.

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