Muore una giovane ivoriana in un Centro d’accoglienza per migranti nel veneziano. Rivolta finita, liberati 25 operatori assediati

Muore una giovane ivoriana in un Centro d’accoglienza per migranti nel veneziano. Rivolta finita, liberati 25 operatori assediati

Dopo una notte di tensione ed angoscia, sembra essere tornata la calma nel centro di accoglienza di Cona, un centro nella provincia di Venezia.  Alcune decine di migranti, dopo essersi barricati nella struttura, che nel passato era una base militare, hanno anche impedito al personale della cooperativa Ecofficina, che ha in gestione il centro, di poter uscire fuori. La protesta, iniziata nel pomeriggio di lunedì, è andata avanti per gran parte della notte ed è stata scatenata dalla morte di una giovane  25enne originaria della Costa d’Avorio. Per i migranti, i soccorsi sono arrivati con ore di ritardo.

La dinamica dei fatti nelle testimonianza dei rifugiati

La donna avrebbe accusato un grave malore alle otto del mattino e l’intervento dei sanitari dell’emergenza sarebbe arrivato alle 14 del pomeriggio, quando la situazione era ormai compromessa. La rivolta è stata quasi immediata, con un tentativo di incendio, lancio di sassi e devastazione delle strutture e degli uffici del Centro. Solo alle 2 del mattino gli operatori di Ecofficina, tra loro due medici ed una infermiera, sono stati fatti uscire e la situazione è parzialmente tornata alla normalità. Alle prime luci dell’alba sono intervenuti Polizia e Carabinieri e la struttura è stata rimessa in sicurezza. Quanto alla donna morta  si chiamava Sandrine Bakayoko ed era in attesa di una risposta alla domanda di asilo politico. Immediata l’autopsia che ha chiarito le cause del decesso: “La causa della morte – ha detto il sostituto procuratore della Repubblica di Venezia a cui è stato affidato il caso – è stata accertata. Si tratta di una trombo-embolia polmonare bilaterale”. Escluse totalmente, quindi, ipotesi legate a fatti violenti o a malattie virali contagiose.

Giovanni Paglia, deputato di Sinistra Italiana: “Quello che è successo poteva essere evitato”

“Tutto quello che è successo poteva essere evitato: nel novembre scorso una delegazione parlamentare di Sinistra Italiana ha visitato il Cpa di Cona, e all’inizio di dicembre abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno in cui denunciavamo gravissime carenze strutturali nell’organizzazione del CPA di Cona: sovraffollamento, condizioni di vita insostenibli, circa il 50% degli oltre mille ospiti analfabeti a fronte di 73 tirocini formativi, difficoltà di garantire assistenza sanitaria, un centro considerato di transito dove risiedevano persone da ben oltre 12 mesi, e così via”, afferma Giovanni Paglia che ha guidato la visita del novembre scorso all’interno del Centro, in compagnia di operatori del settore e professionisti dell’informazione, che avevano avuto la possibilità di documentare una situazione di fatto già insostenibile.

“E’ d’altronde evidente a chiunque da mesi  – prosegue l’esponente della sinistra  – che a Cona era innescata una bomba a orologeria,  la scelta di concentrare grandi numeri di richiedenti asilo in spazi come le ex caserme si sta diffondendo, anziché essere rimessa in discussione. Cosa ha fatto il Viminale – conclude Paglia che sui fatti di stanotte ha presentato una nuova interrogazione parlamentare e tornerà domani a ispezionare il Centro –  dopo aver ricevuto la mia interrogazione per verificarne la veridicità e rispondere alle criticità che venivano evidenziate? Quali misure intende adottare in queste ore per rispondere a quella che si configura come un’emergenza non temporanea nel sito di Cona?”.

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