Nasce “Consenso” battezzato da D’Alema. Un partito? No, un movimento per un nuovo centrosinistra, ma “pronti ad ogni evenienza”. Congresso Pd per “cambiare rotta e leader, altrimenti ognuno di noi è libero di agire”

Nasce “Consenso” battezzato da D’Alema. Un partito? No, un movimento per un nuovo centrosinistra, ma “pronti ad ogni evenienza”. Congresso Pd per “cambiare rotta e leader, altrimenti ognuno di noi è libero di agire”

Centro Congresso Frentani gremito in ogni ordine di posti. L’avvenimento è di quelli destinati a lasciare il segno nella vita, sempre più travagliata del Pd, del Paese, del suo futuro politico. Non si è trattato di una operazione burocratica voluta da D’Alema, una rivincita nei confronti di Renzi Matteo con il quale non è mai corso buon sangue. Così nei giorni passati qualche zelante scriba aveva ironizzato sull’avvenimento. Non si è trattato neppure di una “scissione” organizzata a freddo dal terribile “baffino”. La platea era gremita da esponenti del Pd, giovani in particolare, passati attraverso l’esperienza dei Comitati per il no al referendum che stravolgeva la Costituzione, dei quali Massimo D’Alema era stato uno dei promotori. A segnare l’importanza dell’evento la presenza di delegazioni della Cgil (i segretari confederali Nino Baseotto, Gianna Fracassi, Tania Scacchetti, Agostino Megale e Giuliano Calcagno, rispettivamente segretario generale e segretario della Fisac Cgil). La delegazione del’Arci guidata dalla presidente Franca Chiavacci. Hanno partecipato ai lavori esponenti di Sinistra Italiana, impegnata nei lavori congressuali, Arturo Scotto, Nicola Fratoianni, Alfredo D’Attorre, Massimo Cervellini, l’esponente dei socialisti, Valdo Spini cui D’Alema si è rivolto con un cordiale “siamo tutti socialisti”. Scotto, in un intervento in cui ha indicato spunti per un programma di un nuovo centrosinistra ha sollecitato il governo ad indire il referendum sui quesiti proposti dalla Cgil, cui si è richiamato anche Roberto Speranza, laeder della minoranza bersaniana.

Guido Calvi, grande contributo di trecento comitati alla vittoria del no

Più di trecento i comitati in tutta Italia, tanti esponenti presenti in sala, il racconto di importanti esperienze nei territori, come ricordava il professor Guido Calvi, presidente del Coordinamento del no, che avevano fatto riferimento alla minoranza del Pd, dando un contributo significativo alla sconfitta di chi ha tentato di stravolgere la Costituzione, Renzi in testa. Ricorda il professor Calvi che ben cinque, sei milioni di voti per il no sono venuti da elettori del Pd o di coloro che il Pd hanno abbandonato. Ora, come aveva annunciato Piero Latino che insieme alla presidente del Pd napoletano. Gambardella, ha condotto l’assemblea, un passaggio importante, ampliare la rete, costruire nuovi centri di iniziativa in tutta Italia. Guido Calvi dal “no” alla costruzione di un grande movimento, “Consenso, per costruire un nuovo centrosinistra”. D’Alema nelle conclusioni, un’ora filata, tirava le fila di un dibattito, intenso, aperto da un “documento di intenti” presentato da Tommaso Sasso un giovane che si era molto impegnato nella campagna referendaria.

No a una Camera di nominati dai partiti e non dai cittadini

Dibattito che aveva visto tanti interventi di dirigenti ai vari livelli del Pd, di personalità come il professor Pace, presidente del Coordinamento dei Comitati per il no, di Roberto Zaccaria che ricordava, un intervento applauditissimo, il contributo dato alla campagna referendaria dai “vecchietti” come lui visto che i giovani hanno votato in massa per il no. In particolare prima Pace, poi Zaccaria e molti degli intervenuti, da Scotto a Enrico Rossi, hanno detto no, come farà poi anche D’Alema, a una Camera dei deputati dove la maggioranza degli eletti sono nominati dai partiti.

D’Alema prendeva la parola fra gli applausi. La platea attendeva un segnale chiaro, gli interventi avevano parlato il linguaggio della verità. Non più parole a mezza bocca, chiarezza e determinazione. Il “vecchietto” riprendeva l’aggettivo usato da Zaccaria, non si è fatto pregare. “Siamo in un tale conflitto – ha detto – che è necessario richiamare i riservisti, mantenerli in servizio per supportare l’azione di una nuova generazione”. “C’è una geografia sociale impressionante del voto al referendum. Abbiamo rotto con il nostro popolo: è un processo che non è iniziato adesso, va detta la verità, e sarebbe sbagliato attribuirne una paternità esclusiva ma non c’è dubbio che questi due ultimi anni di governo hanno accelerato gli effetti”.

La platea attendeva da D’Alema un segnali chiaro. Ed è arrivato puntuale

“Questa – ha proseguito – non è una riunione per festeggiare la vittoria del no, è una riunione di lavoro: il dibattito tra sì e no è finito, concluso da circa 20 milioni di italiani, non c’è possibilità di replica”. “Vogliamo dare vita a un movimento – prosegue – di cui potranno fare parte anche tantissimi cittadini che hanno votato sì, vogliamo creare confronto, dibattito, raccogliere adesioni, non avremo un tesseramento altrimenti ci direbbero subito che vogliamo fare un partito. Oltre alle adesioni vogliamo che i comitati raccolgano fondi, non per arricchire Roma, ma per lavorare e per essere pronti alle evenienze che potranno esserci”. E a quel significativo “pronti a nuove evenienze”, lanciato all’inizio dell’intervento, a conclusione ha chiarito, se ce ne era bisogno.

Congresso del Pd chiesto anche dai presidenti delle Regioni Toscana a Puglia

Chiede con forza il Congresso, così farà anche il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, e quello della Puglia Emiliano in un messaggio inviato alla assemblea. Dice: “L’82% dei giovani ha votato No al referendum. Basterebbe questo a dire che bisogna puntare a un congresso straordinario in un partito che non dico ha consenso ma buon senso”. Poi una stoccata   al capogruppo del Pd alla Camera, Rosato, che raccoglie l’applauso: “Io gli voglio bene, ma quando gli sento dire che la Consulta ha sostanzialmente affermato la validità dell’Italicum… Resto sconcertato. Siamo passati dal maggioritario al proporzionale e dicono che va tutto bene. Con queste premesse come si fa anche solo a ragionare? Abbiamo il dovere di correre in soccorso di un gruppo dirigente che sembra aver smarrito il senso della ragione, siamo pronti a soccorrerli”. Ancora: “Non si cambia politica senza cambio di rotta e senza cambio di leadership, per questo dico che va fatto il congresso. Questo è quello che si dovrebbe fare. Se Matteo Renzi cercherà di correre al voto per normalizzare il partito e avere gruppi parlamentari più fedeli scatterà il liberi tutti. Una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno libero” di agire. Era quello che l’assemblea voleva sentirsi dire.

Cambiare legge elettorale. Altrimenti l’unica forma di governo è un inciucione

Prima di andare alle urne occorre sì cambiare rotta ma anche la legge elettorale. “Bisogna mettere mano con serietà alla legge elettorale per arrivare a una legge che possa portare a un ragionevole equilibrio fra rappresentanza e governabilità e non precipitare il Paese nella ingovernabilità. Altrimenti l’unica forma di governo è un inciucione dai confini inimmaginabili. Pd e Forza Italia non faranno maggioranza, neppure con l’accordo che probabilmente hanno garantiscono un governo”. Per D’Alema “il rischio è un governo M5s-Lega”. Un intervento a tutto campo, dagli avvenimenti nel mondo, all’Europa, ai nuovi nazionalismi, alla necessità di ripensare l’Europa per cui insieme ad un gruppo di economisti di grande valore, neokeynesiani, sta lavorando per definire nuove regole, nuove strutture, nuove politiche della Unione europea.

Roberto Speranza: Cambiare il Pd e ricostruire il centro sinistra

Prima di D’Alema aveva preso la parola Roberto Speranza, candidato alla segreteria per la minoranza bersaniana: “C’è il centrodestra, i cinquestelle e poi ci siamo noi: questa comunità democratica, divisa, frammentata, piena di grandi personalità e che è l’unica speranza per il Paese. Il Pd da solo non ce la fa più a rappresentarla, ma prescindere dal Pd non è possibile se si vuole vincere questa sfida”. “Come si cambia il Pd e si ricostruisce il centrosinistra? si è chiesto – Occorre rimettere al centro i valori di fondo di questa comunità. Non è impossibile, non arrendiamoci e non disperdiamo energie. Un Pd e un centrosinistra nuovo si possono costruire”.

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