Italicum. Accozzaglia Pd, Lega, M5S: al voto. Stumpo: prioritario dare risposta ai problemi sociali, ai quesiti referendari della Cgil. Grasso: differenze fra Camera e Senato evidenti. Berlusconi: le leggi le fa il Parlamento. Critiche dai vescovi

Italicum. Accozzaglia Pd, Lega, M5S: al voto. Stumpo: prioritario dare risposta ai problemi sociali, ai quesiti referendari della Cgil. Grasso: differenze fra Camera e Senato evidenti. Berlusconi: le leggi le fa il Parlamento. Critiche dai vescovi

”Day after”, va di moda evitare di usare l’italiano quando si parla di cose importanti. Dicono gli esperti che si è più ascoltati, in particolare quando si tratta di cose importanti. Ci adeguiamo, però diciamo subito che il “day after” dei commenti delle forze politiche, Pd in testa in buona compagnia dei leghisti di Salvini, dei ragazzotti della destra di Giorgia Meloni, dei grillini, ma non tutti, segna un vero e proprio disastro, una offesa alle intelligenze dei cittadini, di milioni di persone, in primo luogo quei tre milioni che hanno firmato i quesiti referendari della Cgil, due dei quali abolizione dei voucher e tutela dei lavoratori degli appalti ammessi alla consultazione. Se era “scusabile” che, a caldo, le dichiarazioni degli esponenti politici si limitassero ad esprimere pareri sulla decisione della Consulta, la legge immediatamente applicabile, se era meno “scusabile” che Pd, leghisti e grillini si esercitassero sulle date in cui si potevano tenere le elezioni, fra aprile e giugno al massimo, facendo finta di ignorare che di mezzo c’è il referendum Cgil con il governo che deve fissare la data, il “day after” non scusa più nessuno. C’è un tentativo maldestro di evitare il referendum Cgil che potrebbe essere un’altra batosta per la truppa renziana. Nico Stumpo, minoranza Pd, affronta il problema. “Non ho condiviso quando il 5 dicembre è stato detto che la legislatura era finita. Lo ribadisco ora. Bisogna dare risposte ai  problemi che riguardano i cittadini. Alcuni di questi, l’abolizione dei voucher, la tutela  dei lavoratori degli appalti sono i quesiti referendari posti dalla Cgil e ritenuti ammissibili dalla Consulta. Se vogliamo evitare il  referendum c’è  un solo modo. Dare risposta a quei problemi nel senso indicato dai quesiti. Prioritario -prosegue – è  affrontare i  problemi sociali e armonizzare le leggi per la Camera  e per il Senato altrimenti rischiamo di trovarci di fronte a sorprese elettorali, quando si faranno, tutt’altro che gradite”.

Azzariti (costituzionalista): Rischiamo una situazione paradossale

Allora, ci chiediamo, meglio rischiare la ingovernabilità del Paese se si votasse con due leggi disomogenee che affrontare i referendum Cgil, che pongono un problema di fondo: la sconfessione della politica economica e sociale del renzismo, tre anni di “riforme” che hanno aggravato le disuguaglianze sociali, colpito i diritti dei lavoratori, relegato la questione lavoro, per i giovani in primo luogo, agli ultimi posti nella scala degli interventi?

Che la legge così come uscita dalla Consulta non assicuri la governabilità è valutazione comune dei mezzi di informazione, un evento non trascurabile vista la situazione relativa alla proprietà delle testate e allo stato del servizio pubblico, leggesi Rai. I costituzionalisti che si  stanno esprimendo delineano un quadro preoccupante. Dice il professor Azzariti, docente di  Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma che il “Parlamento dovrà intervenire. Rischiamo una situazione paradossale. Per la Camera c’è il premio di maggioranza, per il Senato no. E’ possibile una situazione paradossale: maggioranza blindata grillina a Montecitorio, centrosinistra al Senato”.

Entra in campo  Pietro Grasso con l’autorità che gli viene dalla carica di presidente del Senato,oltre che dai rapporti di amicizia con il presidente della Repubblica.

Presidente Senato: sedersi intorno a un tavolo e trovare la soluzione ai problemi   

“Sappiamo quello che è rimasto dagli interventi della Corte Costituzionale sulle due leggi elettorali: per il Senato il Porcellum ribattezzato Consultellum e per la Camera l’Italicum con i tagli e le parziali pronunce di incostituzionalità – ha detto Grasso – questo comporta che ci sono parecchie differenze tra le due leggi elettorali. Sì, per definizione lo Stato non può stare senza una legge elettorale ma non c’è dubbio che bisogna prendere atto che queste differenze sono sotto gli occhi di tutti”.

“E’ necessario sedersi intorno ad un tavolo e trovare la soluzione che la politica dovrà mettere insieme per ridurre le differenze che determinano la probabilità di maggioranze non uguali, non omogenee”, ha sottolineato Grasso. “Il Parlamento, i gruppi, i partiti – ha detto ancora – devono fare in modo di superare le differenze”. L’armonizzazione delle leggi elettorali “è funzionale a che si raggiunga una maggioranza in una Camera e nell’altra che sia armonica, una maggioranza che possa garantire la governabilità. Incide sulla governabilità e quindi è un valore che è stato ritenuto, da tutti, anche dal presidente della Repubblica, da difendere a tutti i costi”. Entrano  in campo anche i vescovi.

Monsignor Galantino: “La politica non ha fatto il suo mestiere”

La Cei, con il segretario generale monsignor Nunzio Galantino dà una bacchettata: “Mi pare – dice l’alto prelato – che sia sotto gli occhi di tutti che ci siano due leggi elettorali frutto del lavoro della magistratura. Non è normale, vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere. Deve riflettere e interrogarsi su questo”. Non sembra che “la politica”, per usare una parola cara a Renzi, intenda riflettere. Anche nel “day after” nel Pd la maggioranza renziana non dà alcun cenno di riflessione mentre la sinistra interna si fa sentire in dichiarazioni e interviste. Roberto Speranza, candidato alla segreteria del partito nel caso si facesse il Congresso, afferma che la Consulta “ha smontato il cuore dell’Italicum”, sul quale il governo Renzi aveva posto la questione di fiducia. “Chi nel Pd ha stappato bottiglie faccia dunque una riflessione e lavori perché il Parlamento si riappropri della potestà legislativa e vari una nuova legge elettorale, perché con la sentenza di ieri passiamo dalla legge più maggioritaria del mondo a una totalmente proporzionale e il proporzionale puro significa che per fare un governo bisognerà fare le larghe intese, uno scenario da evitare”.

L’avvocato Besostri: “Una grande vittoria di principio”

Dichiarazioni e interviste anche da parte degli avvocati che hanno sostenuto i ricorsi alla Consulta. L’avvocato Besostri che ha guidato il gruppo si dichiara “soddisfatto”. “E’ una grande vittoria  di principio – dice – di fatto siccome nessuna lista può ottenere il 40% c’è una legge più proporzionale del Consultellum. Chi vuole andare subito al voto deve considerare che si voterebbe con leggi disomogenee su punti rilevanti”. L’avvocato Palumbo sottolinea che è stato ottenuto “il minimo indispensabile, un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, ma un risultato comunque importantissimo perché è stata rigettata la posizione dell’Avvocatura dello Stato che riteneva inammissibili i ricorsi”. Ricorda che ci sono “altri tribunali, fra cui Roma, Milano, Bari, che devono pronunciarsi. Una strada aperta -conclude – per respingere da parte dei cittadini leggi che mettono in discussione il diritto di voto”. Concludiamo con Pierluigi Bersani sempre con colorite dichiarazioni: “Il Parlamento deve fare una legge. Ma non mi bevo una qualunque legge perché dobbiamo votare. Prima il Paese”. Arriva in tempo massimo anche Silvio Berlusconi che si sfila rispetto alla Lega: “Le leggi le fa il Parlamento”. Una ovvietà, ma a volte serve.

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