La Vigilanza BCE “visita” il Monte dei Paschi di Siena

La Vigilanza BCE “visita” il Monte dei Paschi di Siena

Dopo averlo massacrato a distanza mediante letterine che imponevano condizioni proibitive alla banca più antica del Mondo, ora la Vigilanza presso la Banca Centrale Europea effettua una visita a Rocca Salimbeni, un qualcosa di inedito che non dovrebbe essere un’ispezione, ma coinvolgere esponenti più di spicco di quel Consiglio di Vigilanza che si è spaccato sulla lettera di cinque righe cinque con cui, sulla base di dati noti da mesi e, quindi, anche il 23 novembre data della missiva che prevedeva un aumento di “soli” cinque miliardi di euro, ha previsto che l’aumento di capitale necessario doveva essere di 8,8 miliardi, prevedendo in sostanza che l’apporto dello Stato doveva essere di 6,4 miliardi, inclusi i due per lo scambio delle obbligazioni subordinate in mano alla clientela retail con obbligazioni semplici e garantite dello Stato secondo lo schema previsto dal cosiddetto Gasc.

La visita degli inviati della Vigilanza BCE durerà dal 23 al 27 gennaio e si sovrappone ad un’ispezione in corso da mesi e non ancora terminata ed avrà ad oggetto i primi dati del bilancio 2016 e le linee del piano industriale lacrime e sangue che l’amministratore delegato e direttore generale di MPS, Marco Morelli, sta per sottoporre al Ministero dell’Economia che a breve sarà azionista al 70 per cento della banca senese e poi al vaglio della BCE e si tradurrà dunque in incontri molto utili per evitare nuove incomprensioni con Madame Nouy e i suoi compagni della Trimurti con sede a Francoforte.

E’ evidente che il lavoro degli inviati si accavallerà con le persone inviate dal MEF che hanno un compito più politico, quello, cioè, di prevedere una visione più moderata su quello che sarà lo zoccolo duro del nuovo piano industriale con un taglio del personale e delle dipendenze che si ponga metà strada sui 4 mila circa già acquisiti e i 10 mila a suo tempo richiesti da BNP Paribas per farsi carico della banca di Rocca Salimbeni e, per quanto riguarda le dipendenze, un analogo intervento moderatore rispetto ad una visione puramente tecnica del piano.

E’ evidente che gli inviati della Nouy propenderanno di più su una sforbiciata radicale dei costi, volta a raddrizzare in poco tempo i conti, in particolare quella sintesi magica che è l’utile di esercizio per il 2018-2019, così come è evidente che Padoan non può accettare soluzione draconiane, seppur mitigate da un Fondo per gli esuberi, da poco finanziato dal Governo con 600 milioni di euro e dalla possibilità di mettere le lavoratrici e i lavoratori in accompagnamento, modello Alitalia, fino a sette anni, ma si tratterà comunque di uno scontro, ovviamente del tutto sotterraneo, tra le diverse visioni che si contrappongono!

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