La lettera da Bruxelles è arrivata. Ministro e governo in bambola. Scotto (Sinistra italiana): margini di flessibilità usati da Renzi per mance elettorali. Odiosa ritorsione contro i pensionati. Dovranno restituire la rivalutazione del 2015

La lettera da Bruxelles è arrivata. Ministro e governo in bambola. Scotto (Sinistra italiana): margini di flessibilità usati da Renzi per mance elettorali. Odiosa ritorsione contro i pensionati. Dovranno restituire la rivalutazione del 2015

La lettera da Bruxelles è arrivata. Non si può più nascondere. Neppure dei bambini che giocano a nascondino, non sappiamo se esistano ancora ma siamo certi che non avrebbero fatto la figuraccia del governo italiano e, in primo luogo del ministro Padoan il quale ha negato persino l’evidenza facendo negare ai suoi uffici ministeriali l’esistenza di una missiva i cui contenuti erano noti fino alla fine del mese di ottobre: la correzione dei conti pubblici con il taglio dell’indebitamento per un valore pari a 0,2 punti di Pil, cioè 3,4 miliardi di euro. Il governo ha tempo fino all’inizio di febbraio per ottemperare a questa richiesta che non ammette deroghe. Se non lo farà, la Commissione Ue sulla base di regolamenti vigenti, di patti, approvati anche dall’Italia aprirà la procedura di infrazione, di fatto il commissariamento del governo.

Padoan ha negato fino all’impossibile quanto era ben noto a tutti. La missiva Ue un segreto di Pulcinella

Non solo il ministro ha negato fino all’impossibile quanto era noto, ancora non ha dato il via libera alla pubblicazione della lettera, non se ne conoscono ufficialmente i contenuti. Non si capisce bene perché questa testardaggine nel non rendere noto il testo della lettera che è un segreto di Pulcinella. Tutti, da Bruxelles a Roma, conoscono ciò che la Ue ci chiede, ripetiamo da prima del fatidico 4 dicembre data della disfatta renziana nel referendum costituzionale. Chiamato a rispondere in Parlamento, Padoan sarà costretto  a raccontare finalmente la verità. Qual è il gioco del ministro non risulta umanamente comprensibile. Al momento in cui non ha potuto negare l’esistenza della lettera ha avuto una sortita degna del miglior Renzi, migliore nel senso negativo ovviamente: “Vedremo – ha detto – se sarà il caso  di prendere ulteriori misure per rispettare  gli obiettivi”. Non solo: Padoan non poteva ignorare che Bruxelles ci inviava il conto. Dal ministero dell’Economia, di cui lui è il responsabile, si fa sapere che lo scostamento che secondo la Commissione andrebbe corretto è stimato in due decimi di punto di Pil. “Siamo in contatto con la Commissione e nei prossimi giorni faremo le valutazioni del caso. Se, come e quando intervenire, dicono fonti ufficiose, verrà deciso dal Governo nei prossimi giorni”. Sempre queste fonti, che il ministro sembra ignorare fanno presente che “da novembre dello scorso anno la Commissione europea ritiene che il bilancio dell’Italia per il 2017 possa farci deviare dal percorso pluriennale di riduzione del rapporto debito/Pil e ci ha trasmesso una richiesta di intervento per assicurare la conformità del nostro bilancio”. Dallo stesso ministero si afferma che da novembre era noto cosa pensava la Commissione Ue. Bene. Il ministro Padoan, il governo presieduto da  Renzi e poi da Gentiloni non hanno mosso dito, non hanno avviato alcuna misura per rispondere alle osservazioni della Commissione. Il neopresidente del Consiglio non ha fatto alcun cenno alla tegola che sarebbe caduta sulla testa del nostro Paese. Non si tratta qui ed ora di valutare le politiche della Ue, sottoscritte dai nostri governi. Non basta, a parole, dichiararsi contro l’austerità ma portando avanti nel nostro Paese le politiche antipopolari, contro i lavoratori e i loro diritti, come la Ue detta. Per  intervenire poi, leggi governo Renzi, con bonus elettorali. Solo ora Padoan ha messo la struttura tecnica al lavoro, notano le agenzie di stampa. Dalla Ragioneria sarebbero partite le indicazioni di tagli lineari per contenere le spese dei ministeri ma, sempre fonti ufficiose fanno presente che “nell’agenda potrebbero entrare la revisione dei fondi infrastrutturali che pesano 2,9 miliardi e anche tutti i bonus e gli sconti fiscali che sono giudicati sacrificabili”.

Sinistra italiana: La manovra aggiuntiva chiesta dalla Ue un brutto segnale per l’Italia

La gravità di quanto sta accadendo è messa in luce da Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera. “La lettera della Commissione europea con la richiesta di aggiustamento dei conti pubblici italiani – afferma – è la conferma di quanto abbiamo detto in questi mesi: il governo Renzi ha giocato a nascondino con i conti pubblici utilizzando i margini di flessibilità per mance elettorali”. La manovra aggiuntiva chiesta dall’Unione europea è ¨un brutto segnale per il Paese. Chi ha responsabilità se le assuma tutte. Il ministro Padoan venga in Aula per informare il Parlamento e il Paese”.

Pedretti (Spi Cgil) un danno per milioni di pensionati che si poteva evitare. Le responsabilità di Poletti

Nel frattempo, l’Inps, non crediamo all’insaputa del governo e in particolare del ministro Poletti, ha reso nota una decisione odiosa, contro i pensionati. A partire dal mese di aprile recupererà in quattro rate le somme date in più ai pensionati italiani, relative alla rivalutazione del 2015. In quell’anno l’inflazione programmata con cui è stato calcolato l’adeguamento al costo della vita degli assegni è risultata essere maggiore dello 0,1% rispetto a quella reale. Lo afferma lo Spi Cgil, in una nota pubblicata sul sito ufficiale.

Lo scorso anno, afferma il sindacato, il governo ha congelato il recupero di tali somme evitando così che le pensioni perdessero di valore. Lo Spi rende noto di aver chiesto al ministro del Lavoro Giuliano Poletti di prorogare nuovamente questa misura senza però ricevere alcuna risposta. Ci troviamo quindi di fronte ad un “danno per milioni di pensionati – ha dichiarato il segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti – che si poteva evitare. Evidentemente è mancata la volontà politica, visto che avevamo chiesto al ministro Poletti di intervenire e non lo ha fatto”. “Anche se stiamo parlando di piccole cifre – ha proseguito – i pensionati italiani si vedranno così diminuire la propria pensione, già penalizzata dall’inflazione zero che le priva di qualsiasi forma di rivalutazione. C’era lo spazio per trovare altre soluzioni ma non si è voluto ricercarle e questo non va bene”.

Fammoni (Fondazione Di Vittorio). Siamo contrari a tagli alle voci relative allo sviluppo, alle persone, alle famiglie

Sempre dalla Cgil, dal presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, arrivano forti preoccupazioni e critiche a come si è mosso il governo Renzi e come si sta muovendo il ministro Padoan. Ricorda l’antefatto: “C’era stata una sospensiva in vista del referendum, ma già prima del referendum più volte dall’Europa ci avevano detto che c’erano dei problemi rispetto ai parametri europei”. Il punto è: sono giusti o sbagliati questi richiami? “È sbagliata l’austerità, è sbagliato il meccanismo di conteggio che viene fatto, però questa è la situazione delle regole attuali. E allora, come abbiamo sempre detto, la soluzione non è chiedere ogni volta la possibilità di qualche sforamento rispetto ai parametri, ma cambiare i parametri“, spiega il dirigente Cgil, secondo il quale la questione di fondo è che gli investimenti produttivi rimangano fuori dai parametri del Fiscal Compact. Insomma, “l’Italia deve essere protagonista nell’avanzare una proposta che coinvolga altri paesi e che punti a cambiare alcuni paradigmi attuali nel Fiscal Compact”.

Resta il fatto che, se le cose non cambiano, il governo deve trovare 3 miliardi di euro. “Non sarebbe una scelta semplice –  sottolinea Fammoni –. Saremo comunque totalmente contrari a qualsiasi ipotesi di taglio alle voci relative allo sviluppo o relative alle persone e alle famiglie. Tre miliardi nelle pieghe del bilancio dello Stato sono una cifra importante, ma la si può trovare tagliando spese improduttive”. Poi passa ad esaminare  i recenti dati sul lavoro che non sono buoni. “Dopo la sbornia legata agli incentivi – afferma  il sindacalista – nel 2016 c’è stato un forte aumento dei precari. Gli incentivi ci sono anche stati quest’anno, ma sono passati da 8 a 3.000 euro per persona, evidentemente non sufficienti per le aziende. E così, mese dopo mese si è bloccato il meccanismo della crescita occupazionale. Un tasso di disoccupazione al 11,9 per cento è un dato molto alto, siamo due punti oltre la media europea, il che lascia presagire che neanche nei prossimi due anni scenderemo sotto la soglia del 10%”. “Ricordo – aggiunge – che nel 2008 quando è iniziata la crisi l’Italia aveva una disoccupazione attorno al 6%”.

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