Il New York Times vede in Trump il nuovo campione del fondamentalismo teocratico. Alfano invece ci vede solo coerenza, come fa la destra

Il New York Times vede in Trump il nuovo campione del fondamentalismo teocratico. Alfano invece ci vede solo coerenza, come fa la destra

In un durissimo editoriale, il New York Times attacca in modo diretto il presidente Donald Trump, soprattutto dopo l’Ordinanza che vieta l’ingresso negli Stati Uniti a cittadini di 7 paesi a maggioranza islamica. L’editoriale è firmato da David Leonhardt ed è seguito da un’altra presa di posizione dell’Editorial Board del quotidiano dal titolo “Il divieto di Trump verso i musulmani è codardo e pericoloso”. A nessun editorialista, in America, è venuto in mente di giustificare l’atto decisamente xenofobo, ai limiti del razzismo, di Trump come una promessa elettorale mantenuta. Anzi. “Non usiamo giri di parole”, scrive il New York Times, “gli atti recenti del presidente Trump spostano gli Stati Uniti dall’essere quel Paese religiosamente libero che i fondatori crearono in un paese aggressivamente cristiano e ostile verso le altre religioni”. Dunque, la motivazione che il grande quotidiano newyorchese vede nella gestione della migrazione operata da Trump non è una promessa elettorale realizzata ma qualcosa di più rivoluzionario e profondo, e molto pericoloso: quel conflitto tra civiltà di cui parlò Samuel Huntington nel 1996.

Il messaggio nel Giorno della memoria in cui Trump dimentica di citare i 6 milioni di ebrei sterminati

Non è un caso, continua il New York Times, che la decisione di Trump sia arrivata nel Giorno della Memoria dell’Olocausto, e che proprio nel messaggio della Casa Bianca non si faccia menzione dei 6 milioni di ebrei uccisi nei campi di sterminio nazista. Il messaggio di Trump ha a tal punto scandalizzato gli ebrei americani da aver paragonato la sua tesi esplicitamente antisemita a quella dei negazionisti dell’Olocausto. È intervenuto perfino l’ex collaboratore di Reagan, il suo speechwriter John Podhoretz, a sollevare l’indignazione contro Trump con queste parole durissime: “l’Olocausto era stato organizzato contro gli ebrei. Non esiste altro modo per offrire il ricordo dell’Olocausto che non rifletta questo fatto semplice, orribile e storico”. Quello stesso giorno in cui Trump dimenticava di citare le vittime ebraiche della Shoah, prendeva corpo il divieto per i cittadini musulmani di ben sette paesi, che veniva giustificato in un tweet con le uccisioni dei cristiani in Medio Oriente. Quello stesso venerdì, Trump diede un’intervista al CBN, il Christian Broadcasting Network, in cui spiegò in modo diretto ed esplicito che il suo obiettivo era quello di aiutare i cristiani. Per fortuna molti leader cristiani, vescovi cattolici compresi, si sono opposti al divieto. Il New York Times, e noi siamo d’accordo, fa dunque risalire l’Ordinanza di Trump al “flirt che il presidente sta vivendo” con una precisa ideologia teocratica, quella del fondamentalismo cristiano, che minaccia la storica laicità degli Stati Uniti e introduce la reazione indistinta contro l’Islam. Questa lunga premessa serve a ristabilire la verità dei fatti: chiunque sostenga, in modo apparentemente neutrale, che Trump abbia agito per rispettare i patti elettorali, o è in malafede oppure non ha capito cosa sta accadendo davvero negli Stati Uniti.

Angela Merkel, protestante, indignata con Trump 

Perfino Angela Merkel è tornata a contestare l’ordine esecutivo promulgato da Donald Trump che congela l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza musulmana, accusando la nuova amministrazione americana di discriminare in maniera mirata i seguaci dell’Islam. “L’indispensabile e anche risoluta lotta contro il terrorismo non giustifica in alcun modo il sospetto generalizzato nei confronti delle persone di una determinata fede, nel caso specifico le persone di fede islamica, o che comunque sono di una certa estrazione”, ha sottolineato il cancelliere tedesco conversando con i giornalisti, senza neanche attendere di essere interpellata al riguardo. E Angela Merkel è una cristiana protestante tedesca.

Angelino Alfano e l’incredibile intervista al Corriere della Sera: Trump è coerente con le promesse elettorali

Tuttavia, queste verità fattuali sfuggono al nostro ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che in un’intervista concessa a Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, si limita a giustificare gli atti ostili di Trump contro l’Islam in questo modo: “Trump in campagna elettorale ha detto delle cose e, sulla base delle cose che ha detto, ha vinto. Adesso le sta realizzando. Non sta facendo cose diverse da quelle promesse”. Vuol dire che chiunque affermi in campagna elettorale una colossale sciocchezza e poi se vince la mette in pratica, quella sciocchezza si giustifica? Francamente, dal ministro degli Esteri dell’Italia ci saremmo aspettati un’altra valutazione, e soprattutto un altro atteggiamento nei confronti del nuovo inquilino della Casa Bianca. Ma non ancora soddisfatto, il ministro Alfano insiste, bacchettando l’Europa che s’indigna contro Trump: “L’Europa non può immaginare di mostrarsi incapace di gestire la vicenda migratoria e al contempo essere rispettata nel giudizio. Non è certamente nella posizione di esprimere valutazioni sulle scelte di altri. O vogliamo dimenticare che anche in Europa si fanno i muri e talvolta anche dove non si fanno si evocano come è accaduto per il passo del Brennero?”. In Europa si fanno i muri? Ma è consapevole il ministro Alfano delle sue parole? Della loro pericolosità? Seguiamo il filo del suo ragionamento: Trump mette in pratica le sciocchezze che ha promesso in campagna elettorale (e ne ha dette tante), perciò appare legittimato e coerente; chiunque osi contestarlo in Europa, si ricordi che nel nostro continente “si costruiscono muri”, e dunque non ha diritto di contestarlo (lo dica alla Merkel); e infine, solo l’Italia può dare lezioni all’Europa in materia migratoria perché ha avuto un grande ministro dell’Interno. Chi? Ma lui stesso, Angelino Alfano. Alcune settimane fa avevamo scritto su questo giornale che la posizione dell’Italia, di Angelino Alfano, nel corso della Conferenza parigina sul conflitto israelo-palestinese non ci rappresentava, e che non parlava in nome nostro. Oggi non solo confermiamo quel giudizio, ma diciamo pubblicamente che ci preoccupa la posizione internazionale dell’Italia, quest’anno membro non permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu (che ha violentemente stigmatizzato l’ordinanza di Trump), sempre più succube e subalterna alla nuova amministrazione americana. “Not in my name”, ancora una volta, signor ministro Alfano, che dice anche falsità al Corriere della sera proprio in materia di accoglienza.

Le bugie di Alfano in materia di accoglienza. L’Italia non è in testa. La Germania ha accolto nel solo 2016, 761.680 profughi contro i 108mila dell’Italia

Vorremmo sommessamente ricordare al ministro Alfano che l’Italia non era e non è sicuramente al primo posto nell’accoglienza di “chi scappa da guerre e persecuzioni”, cioè gli aventi diritto alla protezione internazionale. Secondo i dati Eurostat – aggiornati al terzo trimestre 2016 – hanno chiesto il diritto di asilo 1.377.465 persone in Europa. Di queste, 108.645 lo hanno fatto in Italia. Questa cifra ci colloca al secondo posto, poco davanti alla Svezia, con 105.060 richieste. Ma siamo a una distanza siderale dalla Germania, che ha ricevuto 761.680 domande di asilo nel periodo di riferimento. Insomma, se c’è qualcuno al primo posto per accoglienza di chi scappa da guerre e persecuzioni, si tratta di Berlino e non di Roma. Ma il “muslim-ban” di Trump ha suscitato anche reazioni di plauso, che avvicinano il ministro Alfano alla destra, anche la più estrema. Ecco quanto afferma Lorenzo Fontana, esponente della Lega Nord: “La Commissione Ue da giorni è più impegnata a criticare l’operato di Donald Trump che a prendere atto di un mondo che cambia. Il neopresidente Usa sta attuando con incredibile efficienza e concretezza ciò che aveva promesso in campagna elettorale e per cui è stato eletto”. Usa le stesse parole di Angelino Alfano. Ed ecco le parole di Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, centrodestra: “Gli americani si aspettavano e avevano chiesto con il loro voto una cura shock e Trump sta facendo quello che aveva detto. Mi auguro che la decisione, l’entusiasmo e anche la risolutezza mostrata da Trump siano in qualche modo di scuola per riflessioni che dobbiamo fare anche qui nel nostro Vecchio Continente”. E potremmo continuare. Abbiamo un ministro degli Esteri eletto da una maggioranza di centro-sinistra che usa in politica estera, e su dossier molto delicati, tra i quali la questione palestinese e la questione dei rifugiati, analisi e termini condivisi da numerosi esponenti di centrodestra e di destra estrema. Nulla da obiettare nel Partito democratico?

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