Il blocco tedesco all’assalto di Mario Draghi

Il blocco tedesco all’assalto di Mario Draghi
E’ di questi giorni la notizia che una sconosciuta organizzazione non governativa finlandese si è rivolta all’Ombusdman istituito presso l’Unione europea, attualmente retto da una donna irlandese, Emily O’Reilly, per muovere l’accusa di conflitto di interessi a carico del Presidente della Banca Centrale Europea, l’italiano Mario Draghi, per la sua frequentazione, due volte l’anno, dei lavori del Gruppo dei Trenta, un organismo istituito nel 1978 su input della Fondazione Rockefeller e che raccoglie banchieri ed ex banchieri centrali di tutto il mondo, economisti, finanzieri ecc., insomma uno di quegli organismi come la Trilaterale (anche essa istituita su impulso della potente famiglia Rockefeller), il Gruppo Bilderberg e compagnia cantante che si riuniscono, a porte più o meno chiuse e con cadenze le più varie ma generalmente annuali, per discutere dei destini del nostro alquanto martoriato pianeta.
L’incaricata irlandese ha comunque avviato l’indagine su Draghi e alcuni alti funzionari della BCE, sollecitando una risposta scritta degli indagati, apparentemente immemore del fatto che il suo predecessore aveva già archiviato, nel 2012, un’analoga denuncia del medesimo ricorrente, il Corporate Europe Observatory, e l’archiviazione era giunta perché, come è possibile constatare leggendo l’elenco dei membri su Wikipedia, “Il Mediatore ha rilevato che gli appartenenti, i finanziamenti e gli obiettivi del Gruppo dei Trenta sono troppo diversificati perché possa esse considerato come un gruppo di interesse”, giudicando l’adesione del Presidente della BCE a questo organismo compatibile con il suo ruolo.
Se l’obiettivo del CEO era quello di far saltare i nervi di Supermario già sotto attacco da parte del blocco tedesco, ispirato e guidato dal Presidente della Buba e dal ministro tedesco delle Finanze tedesco, nell’ambito della BCE, ebbene è un tentativo vano – e basta leggere la nota di replica proveniente dall’Eurotower per avere una idea della tranquillità che regna sovrana su questo fronte a Francoforte, ma anche perché, a mio modesto avviso, Draghi è abituato a reggere pressioni di intensità molto superiore e gode di una ampia maggioranza favorevole alla sua politica monetaria, una maggioranza molto trasversale, anche perché, in questa fase molto critica della vita dell’Unione, gli acquisti generosi dei rispettivi titoli di stato e la politica dei tassi a zero stanno iniziando a fa riavviare la crescita e, almeno in dicembre, si è registrato un vero e proprio balzo in avanti dell’inflazione.
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