Identificato reclutatore di Ansar al-Sharia. In casa la bandiera del Califfato. L’uomo, un tunisino, era stato già arrestato per altri reati

Identificato reclutatore di Ansar al-Sharia. In casa la bandiera del Califfato. L’uomo, un tunisino, era stato già arrestato per altri reati
Faceva parte dell’Ansar al-Sharia (i seguaci della legge divina di Allah, definito dal governo Tunisino, dall’Onu, dagli USA, dagli Emirati Arabi e dal Regno Unito come gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011) dell’organizzazione terroristica per gli investigatori da intendersi affiliata e, di fatto, ricompresa in quella denominata Isis l’uomo arrestato dalla polizia di Stato.
 
L’arrestato è un 34enne tunisino, già detenuto per altri motivi
 
Si tratta di un 34enne tunisino Saber Hmidi, già detenuto per altra causa, nei cui confronti si sono svolte le indagini della Digos, del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, coordinati dal Pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma. La misura cautelare gli è stata notificata in carcere a Rebibbia indagato, come si legge nelle motivazioni che hanno portato al fermo: “partecipava all’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia da intendersi affiliata e, di fatto, ricompresa in quella denominata Isis”.
 
Lungo come un vecchio elenco telefonico il numero delle accuse formulate
 
Saber Hmdi aveva aderito ad una organizzazione terrorista “finalizzata al compimento di atti di violenza con attentati alla persona e al danneggiamento di cose mobili ed immobili anche mediante l’utilizzo di dispositivi esplosivi o comunque micidiali, ancorché con ricorso ad iniziative e strategie militari, al principale scopo d’intimorirne le popolazioni ed arrecare grave danno a più stati (tra i quali Tunisia, Libia e Siria), mirando alla destabilizzazione degli ordinamenti costituzionali e all’instaurazione di un sistema di natura confessionale salafita, contrario ai diritti fondamentali dell’uomo convenzionalmente riconosciuti; in particolare, ricevendo in custodia il vessillo del gruppo terroristico ed istigando, nei penitenziari di transito ove ristretto (2014/2016), alla discriminazione religiosa e all’arruolamento nelle fila dell’Isis in Libia, in Siria, altresì manifestando atteggiamenti coerenti con tale ideologismo mediante aggressioni intramurarie nonché con il proposito di essere pronto a recarsi in zona di combattimento per assolvere il Jihad (cioè allo sforzo per la guerra Santa cioè la Guerra condotta per la causa di Dio)”.
 
L’aggressione ad un posto di blocco contro una pattuglia delle Polizia, poi la fuga
 
Nella notte del 9 novembre 2014, in via dei Sette Metri, Hmidi Saber, con regolare permesso di soggiorno, di professione mercante, abitante in zona Malafede, a bordo della sua Volkswagen Golf, in compagnia di altra persona, veniva fermato da una volante per un controllo. Gli agenti ordinavano ai due stranieri di scendere dal mezzo, per procedere al controllo dei documenti allorquando, nel vano portaoggetti, notavano una bomboletta spray antiaggressione; nel contempo, al passeggero cadevano in terra, accidentalmente, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Alla richiesta di spiegazioni, l’Hmidi Saber usciva dall’auto e, impugnando una pistola, scarrellava per incamerare il colpo in canna, puntandola contro gli agenti. Ne nasceva una violenta colluttazione, durante la quale il tunisino perdeva la pistola, riuscendo però a fuggire insieme all’altro straniero. I due agenti nell’occorso riportavano solo contusioni. La pistola è una Browning 9×21, completa di caricatore e 15 cartucce, provento di furto denunciato in Puglia nel 2014. L’Hmidi Saber veniva identificato tramite la patente esibita all’atto del controllo rimasta poi all’interno della vettura. Nella stessa venivano rinvenuti inoltre altri passamontagna, guanti, nonché telefoni cellulari. Veniva, perciò, effettuata una perquisizione presso la residenza dell’HMIDI Saber, alla presenza della moglie Caterina, un’ italiana convertita all’Islam che l’uomo ha sposato nel 2008 e dalla quale ha avuto una bambina. Quì veniva rinvenuto il passaporto dello straniero che sedeva lato passeggero, identificato poi per RChoucky Abdelghani, marocchino del 79, clandestino irreperibile sul territorio nazionale. Venivano inoltre sequestrati 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera.
 
Dopo una lunga caccia all’uomo il tunisino veniva rintracciato e fermato. Oggi le nuove accuse
 
Diffuse le foto, la sera seguente nel quartiere di San Basilio, Hmidi Saber veniva rintracciato da personale della Digos e sottoposto a fermo di P.G. per i reati di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, ricettazione, lesioni aggravate e resistenza a p.u. reati per i quali veniva processato e condannato alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione, attualmente in espiazione.
 
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