Golden Globes. Trionfa il musical La La Land. Jimmy Fallon, Meryl Streep e Hollywood contro Trump

Golden Globes. Trionfa il musical La La Land. Jimmy Fallon, Meryl Streep e Hollywood contro Trump

‘La La Land’ ha rispettato i pronostici: il grande favorito di questa edizione dei Golden Globes si è aggiudicato sette riconoscimenti, tra i quali quelli per il miglior musical o commedia, al miglior attore per la categoria a Ryan Gosling e alla miglior attrice a Emma Stone. Il dramma semi-autobiografico ‘Moonlight’ di Barry Jenkins era in lizza con sei nomination ma ha dovuto accontentarsi di un solo premio, quello per il miglior film drammatico. Sin dalla sua anteprima al Festival del Cinema di Venezia, ‘La La Land’ ha entusiasmato pubblico e critica, accreditandosi come uno dei probabili protagonisti nella stagione dei premi aperta appunto dai Golden Globes, assegnati dalla Hollywood Foreign Press Association (Hfpa), e che termina a fine febbraio con gli Oscar. Il regista di ‘La La Land’, il giovane Damien Chazelle, a soli 31 anni ha incassato anche i premi per la miglior regia e la miglior sceneggiatura mentre il film, il racconto della storia d’amore tra una giovane aspirante attrice (Stone) e un musicista che sogna di aprire un jazz bar (Gosling), ha vinto anche per la miglior colonna sonora originale e la miglior canzone originale, ‘City of Stars’.

Emozionante e combattiva tirata anti-Trump di Meryl Streep alla 74esima edizione dei Golden Globe. Senza mai nominare il presidente eletto, la carismatica attrice, che ha ricevuto il premio alla carriera Cecil B. DeMille, ha approfittato del suo discorso per difendere la stampa e gli stranieri. “Chi siamo? E cos’è Hollywood in fondo? E’ solo un gruppo di persone che arrivano da altri posti”, ha esordito l’attrice. Pochi attimi prima aveva chiesto scusa per la sua voce, facendo notare però che “qualche tempo fa” aveva “perso la testa”. E poi l’affondo: “Tutti noi in questa sala apparteniamo ai settori più vilipesi, gli stranieri e la stampa”. L’attrice ha ricordato il cosmopolitismo del cinema, facendo i nomi di alcuni degli attori che non sono nati in Usa e ha aggiunto che “Hollywood è pieno di stranieri”: “Se li cacciamo tutti, non avremo più nulla da guardare se non il football e le arti marziali (che non sono le arti…)”. E senza farne il nome, ha ricordato quando in campagna elettorale il futuro presidente eletto prese in giro un giornalista disabile. “Mi spezzò il cuore”, ha detto, osservando che “quando qualcuno approfitta della sua posizione di potere per bullizzare gli altri, si perde tutti”. “La mancanza di rispetto porta altra mancanza di rispetto e la violenza invita alla violenza”. “Abbiamo bisogno che la stampa difenda e porti alla luce tutte le storie, che faccia in modo che i potenti rispondano delle proprie azioni. Tutti noi dobbiamo appoggiare i nostri giornalisti perché ne abbiamo bisogno”. Il gala era cominciato con un altro affondo nei confronti di Trump: il presentatore, Jimmy Fallon, aveva detto che i “Golden Globes sono uno dei pochi luoghi negli Stati Uniti in cui si rispetta ancora il voto popolare”, e aveva paragonato il presidente eletto, senza nominarlo espressamente, al malvagio re Joffrey del Trono di spade.

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