Frosinone, non è stata la meningite contagiosa ad uccidere il ristoratore di Alatri. La Cgil chiede alla Regione provvedimenti per arrestare la psicosi

Frosinone, non è stata la meningite contagiosa ad uccidere il ristoratore di Alatri. La Cgil chiede alla Regione provvedimenti per arrestare la psicosi
Allarme meningite rientrato ad Alatri per il malore che ha stroncato la vita ad un noto ristoratore del posto. La sera del 3 dicembre, il 49enne è stato ricoverato in ospedale con sintomi assimilabili a quelli della meningite. Le autorità sanitarie hanno disposto quindi, oltre al trasferimento a Roma dell’uomo, un trattamento di profilassi antibiotica a tutti coloro che per vari motivi erano stati a suo contatto. L’allarme contagio non ha tardato a diffondersi tra la cittadinanza e oggi, oltre alla diffusione della triste notizia del suo decesso, anche le rassicurazioni delle autorità sanitarie del territorio, in primis del sindaco Morini il quale in una nota stampa ha detto: “Il batterio responsabile non è la Neisseria menigitis, per cui si fa la famosa campagna vaccinale. In questo caso specifico si tratta di uno streptococco o pneumococco, un batterio che normalmente determina mal di gola, polmonite etc”. Una forma, comunque di meningite non contagiosa. Il sindaco ha espresso vicinanza e condoglianze alla famiglia del ristoratore e, anche se non si è trattato di meningite, ha comunque invitato alla vaccinazione.
 
Mobilitata la Cgil di Frosinone e Latina che sollecita provvedimenti per prevenire la psicosi da virus ed i conseguenti assalti ai Pronto Soccorso
 
I casi di meningite che si sono registrati negli ultimi giorni in diversi Comuni della provincia di Frosinone stanno inevitabilmente alimentando una vera e propria psicosi tra tutta la cittadinanza a cui le istituzioni per competenza preposte hanno il dovere di rispondere adeguatamente ed efficacemente, ASL di Frosinone e Regione Lazio in primis. Al fine di evitare il serio rischio che vengano presi letteralmente d’assalto i Pronto Soccorso dei nostri ospedali – già cronicamente in sofferenza a causa del loro sovraffollamento abituale – da parte di persone magari bisognose soltanto di rassicurazioni per sintomi non preoccupanti, ma anche guardie mediche, ambulatori e medici di famiglia, la FP CGIL di Frosinone Latina, oltre a fare appello al generale buon senso di ciascuno, sollecita la ASL di Frosinone ad attivarsi per adottare con urgenza un adeguato potenziamento dell’intera rete dei servizi di vaccinazione”.
Lo scrivono in una nota i segretari della Cgil di Latina e di Frosinone, Giancarlo Cenciarelli e Beatrice Moretti. “La FP Cgil denuncia infatti l’assoluta inadeguatezza del sistema attuale -prosegue la nota – dovuta prioritariamente a carenza di personale sanitario e di mezzi a loro disposizione negli ambulatori dedicati alle vaccinazioni, peraltro organizzati in modo molto frammentato nell’esteso territorio provinciale frusinate. Riteniamo necessario che la ASL di Frosinone affronti in modo risolutivo la criticità evidenziata, che non consente già abitualmente di fornire adeguate e celeri risposte alla domanda di salute dei cittadini che intendono vaccinarsi o far vaccinare i propri bambini, basti pensare ad esempio che richiedendo oggi un appuntamento, per vaccinare un minore per il meningococco B presso alcuni ambulatori provinciali, non si può essere prenotati prima di 2-3 mesi, registrando peraltro grosse differenze tra le liste di attesa all’interno di servizi appartenenti allo stesso ambito distrettuale. Per avanzare proposte finalizzate a migliorare l’efficienza dei servizi di vaccinazione provinciali – prosegue la nota – abbiamo richiesto uno specifico incontro alla ASL di Frosinone, con l’obiettivo di ridurre i disagi della cittadinanza e di chiedere le giuste tutele per gli operatori sanitari maggiormente a rischio”.
 
La risposta al sindacato è la creazione, a metà dicembre di un gruppo tecnico-scientifico, già insediato, della rete contro le malattie infettive
 
“La Regione Lazio ha costituito nella seconda metà di dicembre 2016 un gruppo apposito per il monitoraggio delle meningiti. Il Gruppo è costituito dal Gruppo tecnico Scientifico della Rete di Malattie Infettive (Ippolito-Spallanzani, Di Lallo-Regione Lazio, Cauda-Cattolica, Vullo-Sapienza) integrato dal Prof. Villari dell’Università la Sapienza. Il gruppo si è riunito alle ore 15 del 2 gennaio 2017. Ha preso atto dei dati prodotti dal SERESMI ed aggiornati alle ore 14 del 2 gennaio. Non ha rilevato nel 2016 incrementi di casi di meningite rispetto al periodo precedente (2001-2015). Nello specifico nel 2016 sono stati segnalati in tutta le Regione 19 casi di meningite meningococcica (pari a 3,2 casi per milione di abitanti), rispetto ai 25 casi nel 2015. L’incidenza di questo tipo di meningite è sostanzialmente sovrapponibile a quello dell’intero Paese (dati Istituto Superiore di Sanità). Non esistono al momento motivi di allarme, né necessità di interventi straordinari diversi dai protocolli vaccinali previsti nella Regione Lazio. Le Aziende Sanitarie Locali hanno già provveduto agli interventi necessari in tutti i casi che si sono finora verificati. Si precisa, inoltre, che non tutte le forme di meningite necessitano di interventi profilattici, che si applicano solo ai casi dai microrganismi per i quali è possibile la trasmissione da persona a persona, e sempre solo a seguito di contatti ravvicinati (sotto il metro di distanza) e prolungati nel tempo. La Regione continuerà a mantiene il livello di attenzione attivato attraverso il Servizio Regionale di Sorveglianza delle Malattie Infettive”. Lo comunica, in una nota, la Regione Lazio.
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