Francia. Primarie a sinistra, vince Benoit Hamon, ex ministro critico di Hollande. Secondo il premier uscente Valls. Ballottaggio tra i due domenica 29

Francia. Primarie a sinistra, vince Benoit Hamon, ex ministro critico di Hollande. Secondo il premier uscente Valls. Ballottaggio tra i due domenica 29

Benoît Hamon e Manuel Valls escono vincenti nel primo turno delle primarie della sinistra francese, organizzate domenica 22 gennaio, in base ai risultati ufficiali diffusi attorno alle 21.30 dall’Alta autorità delle primarie, dopo lo spoglio di 934 485 schede elettorali. Benoit Hamon, deputato socialista di Yvelines ed ex ministro è accreditato del 36,02% dei voti mentre l’ex premier Valls del 31,31% Entrambi, dunque, approdano al secondo turno, che avrà luogo domenica 29 gennaio, ad appena tre mesi dalle elezioni presidenziali che si annunciano difficilissime per il candidato finale, chiunque egli sia. Arnaud Montebourg, ex ministro dell’Economia, dimessosi perché in rotta con Hollande e alla vigilia uno dei favoriti alle primarie, è giunto terzo (come nel 2011) con il 17,70 dei suffragi. Eliminato, perciò, dalla corsa alla candidatura, l’ex ministro dell’Economia si rivolge ai suoi elettori chiedendo di convergere su Benoit Hamon. “Voterò Benoit Hamon”, ha affermato Montebourg nel breve ringraziamento ai suoi, “e vi invito a fare lo stesso”.

“Gli elettori di sinistra hanno votato con convinzione e non con rassegnazione. Hanno deciso di fare della questione sociale e della questione ecologica il senso delle loro esigenze”, ha commentato Hamon, 49 anni, ex sindalistica, non appena conosciuto il risultato del voto, incassando subito il sostegno di Montebourg a cui ha voluto rivolgere un “messaggio di amicizia”. Più volte in campagna elettorale ha detto: “Non sarò mai più socialista senza essere ambientalista”. Più duro il commento di Valls che, probabilmente, si aspettava un esito diverso. “Per il secondo turno delle primarie nulla è scritto. Sono felice di trovarmi faccia a faccia con Benoît Hamon” per una “nuova campagna elettorale che inizia questa sera”, ha commentato. Si tratta, ha aggiunto l’ex primo ministro, 54 anni, “di una scelta molto chiara tra noi e voi, la scelta tra la sconfitta assicurata e la vittoria possibile, tra le promesse irrealizzabili e una sinistra credibile che si assume le responsabilità del Paese”.  Il risultato indica un rifiuto “massiccio” dei cinque anni di governo del presidente François Hollande e della deriva liberale che esso ha preso. Secondo Montebourg, ad esempio, gli elettori vogliono “che la sinistra ritrovi la sua strada, che il fiume torni nel suo letto” e per questo hanno appoggiato una “strategia di impulso economico ed ecologico, di recupero del controllo del sistema finanziario, di reinvenzione del modello sociale”.

Gli altri quattro candidati sono ampiamente staccati. Vincent Peillon è accreditato del 6,77%, François de Rugy 3,77 %, Sylvia Pinel del 2 % et Jean-Luc Bennahmias dell’1,02 %. La candidata del Partito radicale di sinistra (PRG) ha già annunciato, invece, il sostegno a Valls, “il più vicino alle mie convinzioni”.

La partecipazione al primo turno delle primarie della sinistra francese dovrebbe essere di poco sopra il milione e mezzo di elettori, ha poi annunciato Thomas Clay, presidente dell’Alta autorità delle primarie. Si tratta di numeri largamente inferiori a quelli registrati al primo turno delle primarie socialiste del 2011, che giunsero a 2.660.000 elettori, e lontanissime dalla primarie del centrodestra, in cui vinse Fillon, che avevano raggiunto la cifra di 4,3 milioni di persone. Il primo segretario del Partito socialista, Jean-Christophe Cambadélis, ha affermato in una intervista a Le Parisien, che “tra un milione e mezzo e due milioni” di elettori, i socialisto avrebbero ottenuto il loro obiettivo. Le organizzazioni sperano che la mobilitazione degli elettori darà al candidato scelto lo slancio indispensabile per gareggiare verso il duello finale delle presidenziali, che per ora sembra un affare privato tra François Fillon e Marine Le Pen. I sondaggio piazzano per ora il candidato alle presidenziali del campo socialista, chiunque sia, addirittura in quinta posizione, dietro l’ex ministro Emmanuel Macron e Jean-Luc Melenchon, fondatore del movimento “France Insoumise”, la Francia che non si arrende, data attorno al 15%, di ispirazione antagonista, ecologista e no global. Per i socialisti, si tratta di questione di vita o di morte, dopo il qunquennio di Hollande: dimostrare che tra l’opzione liberalsocialista di Macron e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, vi è ancora spazio per un Partito socialista democratico e di centro, capace di raccogliere sia la sinistra “governista” che la sinistra “critica”.

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