Fermatevi. Italia a rischio disastro. Sconfitto nel referendum, Renzi lacera il Pd e guarda a destra. Rifiuta il congresso, teme il confronto. D’Alema, il ritorno a parlare di sinistra

Fermatevi. Italia a rischio disastro. Sconfitto nel referendum, Renzi lacera il Pd e guarda a destra. Rifiuta il congresso, teme il confronto. D’Alema, il ritorno a parlare di sinistra

C’è una distanza siderale fra quanto si muove nel Pd, come è emerso nella assemblea che ha dato vita a “ConSenso”, non una  corrente interna al partito, ma un movimento che punta a costruire un nuovo centrosinistra e quanto vuole imporre la maggioranza renziana in termini di potere, a partire dalle elezioni subito, il rifiuto di discutere di progetto politico, programma di governo, il no secco alla convocazione del congresso, l’attacco ai limiti dell’isterismo, contro Massimo D’Alema, il quale, certo, ha tanti difetti e non lo nega, ma non quello della mancanza di chiarezza. Il consenso che l’assemblea gli ha dato deriva dal fatto che ha colto quanto si va muovendo nella morta gora del Pd leopoldino, la voglia di tanti, giovani in particolare, che si sono allontanati dal partito, di tornare a far politica, la voglia di sinistra per dirla in una parola.

Scelta civica e i verdiniani a dettar legge al Pd: garantiamo i voti per la legge elettorale

Distanza siderale, dicevamo. Ora a dettar legge al Pd e al suo segretario Renzi Matteo è addirittura uno dei parlamentari “in transito”, Enrico Zanetti, segretario di Scelta civica, ora alleato con l’Ala di Verdini, uno dei tanti che si sono mossi da un gruppo all’altro o ne hanno formato uno ad hoc. “Vuoi fare il Mattarellum, dice rivolto a Renzi, sarebbe un passo avanti, magari con qualche correzione”. Ma i numeri ci sono? “Certo – afferma – dei bravi negoziatori potrebbero far convergere la generalità di coloro che hanno votato la fiducia al governo Gentiloni e aggiungervi come minimo i 18 senatori di Scelta civica e Ala, i 12 della Lega e i 10 di Direzione Italia di Fitto”. “Sarebbe opportuno che il Pd, quale partito di maggioranza relativa in Parlamento e principale sponsor del Mattarellum – conclude – avvii incontri formali con le delegazioni degli altri partiti e gruppi parlamentari”. Detto e fatto. I “negoziatori” si mettono in moto, il presidente del Pd, Orfini tira le fila e porta  al suo amico Matteo la lieta notizia. “Prima della riunione della direzione – fa sapere – ci sarà l’accordo sul Mattarellum. Nel caso non ci fosse c’è la legge secondo quanto ha stabilito la Consulta”.

Orfini e Rosato: il congresso secondo lo statuto non si può fare. Ridicoli

E poi sulla richiesta di aprire il dibattito congressuale subito, il presidente del Pd, come anche il capogruppo alla Camera, Rosato, richiamano le “regole”. Bisogna seguire lo statuto, niente anticipazioni. Dello stesso tenore le dichiarazioni in serie dei vicesegretari, Guerini e Serracchiani. Fassino va ancora più in là. L’aver chiesto il congresso, come hanno fatto D’Alema, i presidenti di Toscana e Puglia, Rossi ed Emiliano, Roberto Speranza, candidato segretario per la minoranza bersaniana, Gianni Cuperlo che resta in mezzo al guado, tentenna e critica D’Alema, vuole pure lui il congresso prima delle elezioni, secondo l’ex sindaco di Torino e candidato ad un posto in segreteria, lancia in resta promulga la scomunica nei confronti di D’Alema: “E’ in corso un’operazione di destabilizzazione del Pd e del suo segretario che è portatrice di esiti catastrofici non solo per il Pd ma anche per il Paese. L’ultimo a volere la scissione è il segretario di un partito e Renzi  è consapevole che questo non solo è il suo dovere ma  è anche il suo interesse. Qualsiasi operazione di divisione apre un’autostrada al M5S”.

La realtà è ben diversa. Il congresso anticipato, non c’è statuto che tenga se c’è la necessità e l’urgenza, si può fare, senza violare alcun statuto. E nel caso del Pd, necessità e urgenza sono innegabili. Il partito che tutto aveva puntato sul referendum ha subito una pesante sconfitta, di cui ancora non si è discusso. Tanto che  si è dimesso il presidente del Consiglio che è anche segretario del Pd. Nessuno ha discusso il dopo referendum, programma di governo, progetto di rilancio dei Democratici, organismi dirigenti a partire proprio dal segretario per il quale ci sono già candidature.

Francesco Boccia. Siamo il Partito democratico, nessuna paura del confronto congressuale

Afferma Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, molto vicino a Enrico Letta, riferendosi anche alla presa di posizione del presidente della Puglia, Emiliano, che ha parlato di “ricorso alle carte bollate”, se non viene convocato il congresso: “Non capisco le polemiche di compagni di partito solitamente attenti alle regole e alla politica. Ricordo loro che siamo il Partito Democratico, non il partito della paura. Nessuno deve aver paura del confronto e del voto dei militanti. Emiliano ha semplicemente posto un problema sentito da tutti. Salvare il Pd dall’implosione e dalla scissione. Sono consapevoli dei rischi che corriamo? O pensano di salvare tutto chiudendosi nelle stanze al Nazareno? Il congresso serve per unire il nostro popolo. Michele Emiliano ha parlato di carte bollate come estrema ratio nel caso in cui non dovessero esserci risposte a domande semplici contenute nel nostro stesso statuto. Se non dovesse arrivare una risposta politica nelle prossime ore, attiveremo i banchetti per la raccolta firme per il referendum interno. In ogni caso, da Statuto, il presidente del Partito deve aprire la fase congressuale il 15 maggio. Non si può aver paura del congresso piegando addirittura Parlamento e Paese ad un voto senza senso e con due leggi elettorali smontate dalla Consulta. Abbiamo il dovere di dare all’Italia una legge elettorale seria e che duri per sempre”.

Se si consegna il Paese alla ingovernabilità non c’è più Pd ma il partito dell’avventura

Roberto Speranza e Nico Stumpo si muovono sulla stessa lunghezza d’onda. Dice il candidato alla segreteria: “Se si andasse alle urne ora con il proporzionale puro, temo che non ci sarebbe una maggioranza in Parlamento. Davvero vogliamo votare con una legge che ci mette nel pantano? Se il Pd toglie la fiducia a un suo premier (Gentiloni ndr) e consegna il Paese all’ingovernabilità non è più il Pd, è il partito dell’avventura. E’ inimmaginabile correre verso le politiche senza un momento di partecipazione dal basso, per ridefinire il progetto e la leadership”. Stumpo, segretario del gruppo Pd alla Camera, smentisce i “retroscena”, Repubblica in testa, su una trattativa che  ci sarebbe fra minoranza bersaniana e Renzi sulle candidature e una presunta emarginazione  di D’Alema. “Non c’è stata alcuna trattativa, sarebbe stata una squallida espressione di un modo antico di intendere la dialettica politica. Pensiamo che nel Pd non si debba emarginare nessuno, ma mettere tutti al centro di una discussione da riavviare soprattutto su due priorità, un confronto sulla politica del governo Renzi, bocciata dai cittadini con il voto sul referendum e l’apertura poi di una discussione sul piano interno al partito utilizzando uno strumento che si chiama congresso”. “Bisogna lavorare – prosegue – per andare al voto con una legge elettorale che sia una sintesi tra il maggioritario dell’Italicum e il proporzionale uscito dalla sentenza della Consulta. Sono convinto che oggi il Pd abbia bisogno soprattutto di ritornare al confronto e che chi rifiuta di discutere sia responsabile di auto scissione. Penso sempre di più che nel Pd bisogna fare ogni sforzo per tenere insieme il partito e non per rompere”.

Enrico Rossi (Presidente Toscana). Oggi il Pd è una casa senza porte, un’associazione senza scopo

Un attacco molto duro a Renzi, alle politiche portate avanti dal suo governo viene da Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che annuncia una petizione a sostegno della richiesta della convocazione del congresso. Intervistat dal “Fatto quotidiano” dice: “A me Renzi dà noia, la sua velocità senza costrutto, senza pensiero. Il PD oggi  è come una casa senza porta, un’associazione senza scopo. Ci trova di tutto. Ci vuole più socialismo e meno tipi alla Farinetti”. E si chiede: “Chi rappresenta i poveri? Chi lotta contro la diseguaglianza? Chi regolamenta i mercati? Chi si impegna perchè anche l’ultimo goda dell’opportunità della conoscenza, abbia l’accesso al sapere? Noi non più, questo so io”. Rossi parla della corsa al vertice del partito: “Io non ho paura di contarmi. So che la cosa più impellente da fare è un congresso in cui le mie idee possano contrapporsi legittimamente a quelle del segretario in carica e alle altre possibili di chi si candiderà. Dobbiamo discutere, trovare la passione, mettere pane nel nostro sacchetto del pic-nic. Di congresso non c’è ombra”. Pensando al programma parte dal fatto che “i ricchi sempre più ricchi, e poi il resto della società quasi affamata. Un mondo di nuove ingiustizie, in cui il lavoro ha perso valore”.  E sull’abolizione dell’articolo 18 Rossi afferma: “Il licenziamento senza giusta causa non dev’essere lecito. Su questo tema è sacrosanto il conflitto e anche assennata l’idea che non bisogna lasciarlo all’arbitrio del più forte”.

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