Deflazione -0,1. I numeri parlano chiaro. La ripresa non c’è. Fracassi (Cgil), pessimo segnale per l’economia. Investimenti pubblici per creare lavoro. Il governo cambi approccio prima che sia troppo tardi. Palazzo Chigi e ministri silenti, attendono la Befana

Deflazione  -0,1. I numeri parlano chiaro. La ripresa non c’è. Fracassi (Cgil), pessimo segnale per l’economia. Investimenti pubblici per creare lavoro. Il governo cambi approccio prima che sia troppo tardi. Palazzo Chigi e ministri silenti, attendono la Befana

La storia si ripete. Ormai sta diventando un’abitudine intollerabile nascondere ai cittadini italiani qual è lo stato dell’economia del nostro paese con i riflessi pesanti sulla vita delle persone, il lavoro, anzi la mancanza di lavoro. Per la prima volta in più di 50 anni, 57 per l’esattezza, i prezzi al consumo nel 2016 fanno registrare una flessione dello 0,1%. Si chiama deflazione e quando non esci da questa situazione non c’è possibilità di crescita. Questa è la notizia ma Istat e media invece fanno leva sulle “buone notizie” per l’economia. Così fanno contento il governo, Gentiloni che in ogni dichiarazione tesse gli elogi della politica renziana, il ministro Padoan che fa finta che tutto vada bene mentre perfino la Banca centrale europea ci bacchetta e offre utile materiale al ministro tedesco Schauble che fa la voce grossa e ci avverte che il salvataggio di Monte Paschi deve avvenire nel rispetto delle regole dell’Unione e non su nuovi indebitamenti. Per dire la verità Schauble non si scomoda, fa parlare un suo portavoce. Le “buone notizie”, fa presente Istat, riguardano il tasso di inflazione registrato a dicembre quando i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,5%. Poi, bontà dell’Istituto fa presente che questo incremento “si è rivelato insufficiente a risollevare il risultato dell’intero anno, che ha chiuso con il segno meno per la prima volta da 57 anni”. L’ultima volta infatti era capitato nel 1959. Anche rispetto a novembre 2016 l’indice dei prezzi è cresciuto dello 0,4%. L’Italia resta  al di sotto della media dell’Eurozona che a dicembre ha registrato una forte accelerazione: secondo le stime di Eurostat, il rialzo è dell’1,1% tendenziale contro lo 0,6% di novembre. Insomma siamo un fanalino di coda.

Una ripresa strutturale non c’è mai stata. Cgil: Piano del lavoro, progetti  giovani, donne, Mezzogiorno

Nessuna sorpresa per questi dati negativi, ma tanta preoccupazione per il presente e per il futuro viene dalla Cgil con la segretaria confederale Gianna Fracassi. “I dati resi noti da Istat – afferma in una dichiarazione rilasciata al nostro giornale – non ci stupiscono. E’ un segnale che avevamo già rilevato con i nostri strumenti di ricerca, l’Almanacco, che eseguono un controllo trimestrale. Si tratta di un pessimo segnale per l’economia, ci dice che una ripresa strutturale non c’è mai stata. Per la crescita ci vogliono investimenti pubblici rivolti a creare posti di lavoro, per invertire l’indice dei prezzi al consumo. Ci vogliono i rinnovi contrattuali. Fin dal 2013 la Cgil ha avanzato proposte, piano del lavoro, progetti per i giovani, le donne, il Mezzogiorno. Abbiamo indicato l’unica strada possibile, l’intervento del pubblico. E’ tempo che il governo cambi approccio nell’affrontare la crisi prima che sia  troppo tardi”.

Trefiletti (Federconsumatori). Un cambio di passo per risollevare l’economia

Nessuna sorpresa anche da parte di Federconsumatori. Rosario Trefiletti ricorda che più volte “abbiamo sottolineato con insistenza la drammaticità delle condizioni in cui versa la nostra economia. Allo stesso tempo, però, siamo preoccupati per i primi segnali che ci giungono in merito ad aumenti importanti dei prezzi di carburanti, autostrade, energia elettrica e gas. E’quindi necessario – prosegue il presidente di Federconsumatori – che il Governo metta in atto capillari controlli per evitare che si inneschino intollerabili meccanismi speculativi a spese dei cittadini”. Parla di “un cambio di passo per risollevare l’economia, azioni concrete che restituiscano prospettive al Paese e che aprano una nuova fase di sviluppo. Fondamentale varare un piano  straordinario del Lavoro”. Trefiletti fa presente che “se il tasso di disoccupazione si attestasse ai livelli pre-crisi la capacità di acquisto delle famiglie aumenterebbe di circa +40 miliardi di Euro l’anno, cosa che contribuirebbe significativamente al rilancio della nostra economia”. Ma questa necessità non fa parte dell’orizzonte del governo, anche se il presidente Mattarella ha posto il lavoro come primo problema da affrontare.

Barbagallo (Uil). Pronti a fare la nostra parte senza tabù. Ma di quali “tabù” parla?

Anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, afferma che “dalla deflazione si esce dando fiducia al Paese, ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati, ma alla base di questa fiducia ci deve essere il lavoro, l’occupazione, la produttività, lo sviluppo”. “Il rilancio dei consumi deriva dalle risorse contrattuali e dall’adeguamento delle pensioni, ma soprattutto dalla stabilità dei Governi che eliminino l’austerità e si propongano lo sviluppo economico del Paese, a partire dal Mezzogiorno, dal lavoro stabile ai giovani e dalla tutela del lavoro a rischio”. Dice che “noi siamo pronti a fare la nostra parte, avanzando idee e proposte e dando la nostra disponibilità, a tutto campo e senza tabù ideologici, per contribuire alla ripresa economica del Paese”. Tutto bene. Ma sarebbe interessante conoscere a cosa si riferisce quando parla di “tabù ideologici”. Parole, queste, usate proprio dai peggiori conservatori nei e fuori dai governi per respingere le iniziative e le proposte dei sindacati

Coldiretti. Crollano i prezzi riconosciuti agli agricoltori. Per bere un caffè serve vendere tre litri di latte

Gli effetti negativi della deflazione sono messi in evidenza da Coldiretti. I prezzi riconosciuti agli agricoltori sono crollati di circa il 6% nel 2016, non coprendo in alcuni casi (come per il grano) neppure i costi di produzione. “Gli agricoltori hanno dovuto vendere più di 3 litri di latte per bersi un caffé o 15 chili di grano per comprarsene uno di pane ma la situazione non è migliore per le uova, la carne o per alcuni prodotti orticoli. Nonostante il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli in campagna, sugli scaffali i prezzi dei beni alimentari sono aumentati dello 0,2% nel 2016 anche per effetto delle speculazioni e delle distorsioni di filiera nel passaggio dal campo alla tavola. Ad incidere – precisa la Coldiretti – è anche il flusso delle importazioni selvagge che fanno concorrenza sleale alla produzione nazionale”. Secondo il Codacons, negli ultimi 8 anni i consumi degli italiani sono calati di 80 miliardi: “Come se ogni nucleo familiare avesse ridotto gli acquisti per 3.333 euro dalla crisi economica ad oggi”. Silenzio assoluto, mentre scriviamo, da parte di Palazzo Chigi, ministri, sottosegretari sempre ciarlieri, pronti a lanciare segnali di fumo, ottimismo sfrenato anche quando non bastano gli occhi per piangere. Forse aspettano la Befana. Ma, come sappiamo, viene di notte, ha le scarpe tutte rotte. Ma in mano ha una scopa. Per cacciarli via.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.