Dalla Commissione Ue: se non correggiamo i conti la procedura di infrazione è già pronta a scattare. Chiesti impegni e misure chiare. Le “spacconate” dei renziadi. Padoan in difficoltà

Dalla Commissione Ue: se non correggiamo i conti la procedura di infrazione è già pronta a scattare. Chiesti impegni e misure chiare. Le “spacconate” dei renziadi. Padoan in difficoltà

Racconta Dombrovskis, il vicepresidente, insieme a Katainen, della Commissione europea, che con l’Italia, il riferimento è evidentemente al ministro Pier Carlo Padoan, in “questi mesi vi sono stati molti colloqui”, discussioni intense, afferma, per quanto riguarda i conti pubblici del nostro paese e la richiesta della Commissione di “correggere” la legge di bilancio. La lettera arrivata dalla Ue in cui si chiedono, entro il primo febbraio, impegni precisi del governo italiano, il taglio di 3,4 miliardi, potrebbe far scattare la procedura di infrazione. Di fatto il commissariamento. Sapeva Renzi, sapeva Padoan, sapevano, almeno avrebbero dovuto saperlo, i ministri. In realtà hanno tenuto il paese, le forze sociali in primo luogo, all’oscuro di quanto a Bruxelles si stava discutendo. Ora Renzi Matteo manda in avanscoperta Orfini Matteo, e fa circolare la voce che non intendiamo pagare niente, arrivi pure la procedura di infrazione. Il neopresidente Gentiloni invece la prende alla lontana, perlomeno tenta. Ha scritto alla Commissione chiedendo uno sconto di almeno un miliardo per il terremoto. Forse non gli era stato fatto leggere quanto affermato dal commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici più volte in questi giorni, “le nuove spese per il sisma non entrano nella discussione in corso”. Ora si può affermare, e noi lo facciamo, che la politica economica della Unione europea dovrebbe essere cambiata radicalmente, magari anche facendo proposte concrete. Ma gli impegni che Renzi ha preso sulle regole, votando tutte le risoluzioni della Ue non possono che essere mantenuti. Addirittura il quotidiano più vicino all’ex premier, parliamo di Repubblica, fa circolare  la notizia che se si votasse a giugno, della manovra richiesta dalla Commissione non se ne parlerebbe proprio. Certo sarebbe difficile spiegare agli italiani che vanno al voto i guai che il governo del Pd, con frattaglie e i verdiniani in aiuto ha combinato.

Non è un caso che lo spread sia tornato a crescere toccando quota 174

Non è un caso che  lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi si è subito mosso toccando una quota massima  di 174 punti base, toccando anche quota 180. Non avveniva dal 2015.  E lo spread è un termometro interessante da tenere di conto. Il ministro Padoan ha avuto numerosi incontri nel corso dell’Ecofin. Ha fatto presente la necessità che l’Europa deve prendere atto di ciò che è successo in Italia. “Non si può continuare come se non fosse accaduto niente”. Da qui la richesta di un “trattamento adeguato per i conti pubblici italiani dopo le emergenze vissute nell’ultimo anno, che in una congiuntura ancora fragile rispondono ai nomi di terremoto e migranti”. Ma aveva già ottenuto risposte da Pierre Moscovici il quale, ancora una volta, sottolineava che le spese per il terremoto erano già state prese in considerazione, avevamo già goduto ampiamente della flessibilità. Non potevano far parte della trattativa sulla manovra. “La manovra – ripeteva – va corretta”.

Arrivava la risposta di Padoan. Intanto faceva marcia indietro rispetto alle “spacconate renziane, venga pure la procedura di infrazione, non paghiamo”. Diceva che una  procedura di infrazione  sarebbe un grosso  problema sul terreno di reputazione che l’Italia ha costruito. Sarebbe una inversione a U rispetto a quello costruito fin adesso. Ed ha rassicurato la Commissione europea che “la risposta  richiesta per il primo febbraio arriverà”. Allora qual è stato il senso della lettera inviata dal presidente del Consiglio? E perché l’ha inviata? Misteri che forse sarebbe bene venissero chiariti.  Anche perché non pare che non solo i Commissari ma anche i rappresentati dei Paesi aderenti alla Ue non ci abbiano proprio in simpatia. Anzi, tanto che sia Moscovici che Dombrovskis e Katainen anche se lo volessero avrebbero le mani legate. E proprio dal vicepresidente della Commissione arriva un nuovo avvertimento. “Dall’Italia – afferma – ci aspettiamo impegni precisi e misure chiare, dettagliate. Certo ci rendiamo conto delle difficoltà riguardo alla velocità con cui devono arrivare le risposte richieste da tempo”. Un avvertimento chiaro. L’apertura della procedura di infrazione, ci par di capire, è già pronta.

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