Consulta boccia Italicum. Se non si armonizzano le leggi per Camera e Senato governabilità a rischio. L’arroganza di Renzi. Esultano leghisti e grillini. Proposte di Sinistra Italiana, minoranza Pd, interrogativi di Brunetta

Consulta boccia Italicum. Se non si armonizzano le leggi per Camera e Senato governabilità a rischio. L’arroganza di Renzi. Esultano leghisti e grillini. Proposte di Sinistra Italiana, minoranza Pd, interrogativi di Brunetta

La Consulta alla fine si è pronunciata sull’Italicum. Così come aveva fatto con il Porcellum di Calderoli, ha bocciato la legge voluta da Renzi Matteo ed ha bocciato la richiesta di inammissibilità dei quesiti come aveva richiesto l’avvocatura dello Stato mandata in campo dal governo, come era stata bocciata la richiesta di inammissibilità dei quesiti referendari posti dalla Cgil.

Questo il dato politico, checché ne dica Ettore Rosato, il capogruppo  dei deputati del Pd, che esulta affermando che “non c’è stata una bocciatura dell’Italicum, l’impianto resta”. “Del resto – prosegue – la Consulta non ha rilevato alcuna incostituzionalità”. Le bugie hanno le gambe corte, perché la Corte Costituzionale ha “ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova – così recita il comunicato emesso al termine della seduta in Camera di Consiglio – e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono. Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi Tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957”.

La Corte ha solo salvato il premio di maggioranza. Una via di uscita “onorevole” per Renzi. Lo “zampino” di Amato ?

La Corte ha solo salvato il  premio di maggioranza consentendo così  di “rendere all’esito della sentenza la legge elettorale di immediata applicazione”. Per chi grida vittoria ed esulta perché ora si può comunque andare al voto subito, Renzi e il suo “cerchio” sempre meno magico, in primo luogo si tratta di uno smacco politico, la seconda bocciatura dopo quella del referendum del 4 dicembre. Non solo. Il partito di maggioranza, la maggioranza parlamentare, non è stata capace di coagulare le forze necessarie per dar  vita ad una legge elettorale che godesse di un vasto consenso  nel Paramento e nel Paese. Ancora una volta la Corte Costituzionale si sostituisce alla politica. E nel far questo offre una via di uscita onorevole a Renzi Matteo, si dice ci sia stato lo “zampino” di Giuliano Amato, lasciando in piedi il premio di maggioranza pur eliminando il ballottaggio che era ciò che più premeva ai renziani. Il gruppo di avvocati che avevano fatto ricorso in numerosi tribunali puntava, guidato da  Felice Besostri, “all’annullamento totale dell’Italicum” e una legge subito applicativa. La Consulta si è fermata a metà strada. La legge di “immediata applicazione” di cui si parla nel comunicato ufficiale, se è vero che avvicina i metodi di elezione di Camera e Senato, entrando nel merito si scopre che si tratta solo di un nominalismo. Comune è la parola “proporzionale” ma nella sostanza non c’è quella “armonia” richiesta dal presidente della Repubblica, non c’è “omogeneità”. Anzi, malgrado le grida di gioia del Pd Rosato, di Grillo, di Salvini, sarà difficile qualsiasi tipo di governabilità, difficili, se non impossibili maggioranze chiare e uguali alla Camera e al Senato.

Il proporzionale per Montecitorio profondamente diverso da quello per Palazzo Madama

Il proporzionale per i seggi di Montecitorio è profondamente diverso da quello per chi occuperà gli scranni di PalazzoMadama. Premio di maggioranza alla Camera per chi ottiene più del 40%. In un sistema tripolare quasi impossibile. Niente premio al Senato. Capolista bloccati solo alla Camera, sbarramento al 3% da superare per ottenere seggi, 8% al Senato, 100 collegi elettorali per la  Camera, 20, uno ogni Regione per il Senato. La Consulta, forse in un compromesso fra chi propendeva per una bocciatura totale e chi voleva lasciare una via di uscita onorevole a Renzi, ha, di fatto, “offerto” a Renzi una carta “velenosa”. Non a caso il segretario del Pd ha subito fatto presente che ora si può votare subito, “non ci sono meline”, si fa come diciamo noi, oppure si vota con la legge che c’è già. Non solo, in un ridicolo nuovo blog annuncia che “il futuro prima o poi torna”, cioè lui, il futuro. Ancora. “Ci sono molti modi per ricominciare”. Gentiloni è avvertito. Subito il controcanto di Ettore Rosato: “Si sono create le condizioni per andare a votare subito Noi rilanciamo con forza la possibilità di convergere sul Mattarellum. Non è una questione di tempo, serve una disponibilità politica vera. Noi restiamo sul Mattarellum, altrimenti c’è il ‘Consultellum'”.

Voci di dissenso nel Pd rispetto alla “linea” dettata dal capogruppo alla Camera

Dal fronte del Pd la prima voce di dissenso con la linea dell’uomo solo al comando è quella di Michele Emiliano, presidente della regione Puglia, possibile candidato a segretario del Pd, se mai si farà il Congresso. “Il presidente della Repubblica ha perfettamente ragione – dice – dobbiamo avere due sistemi elettorali omogenei per Camera e Senato. Il Parlamento deve legiferare per rendere omogenei due sistemi al momento impossibili da far convivere”. Sempre dal Pd arriva la presa di posizione di Federico Fornaro, senatore della minoranza Pd: “la Corte Costituzionale – afferma – ha bocciato l’Italicum. Inascoltati avevamo individuato le criticità e i rischi di incostituzionalità fino al punto, in 24 senatori, di non votare la legge a Palazzo Madama. Avevamo ragione noi e non chi ha testardamente portato il PD e il governo a questo nuovo fallimento”. “Adesso la via maestra da seguire -prosegue –  è una sola, come ci ha indicato in più occasioni il Presidente Mattarella: approvare in tempi rapidi una legge elettorale omogenea e coerente tra Camera e Senato. Il Paese ha bisogno oggi di senso di responsabilità e di una legge che sappia trovare un corretto equilibrio costituzionale tra il principio della rappresentanza e l’esigenza di garantire la stabilità dei governi”. Ancora dal Pd una battuta di Enrico Letta: “Avevo fatto bene – dice l’ex premier cacciato da Renzi dopo il famoso stai sereno – a votare no all’Italicum prima di dimettermi”.

Gli interventi di Sinistra Italiana, De Petris, Scotto, Fratoianni richiamano il ruolo  del Parlamento

Scende in campo Sinistra Italiana con tre dichiarazioni: della capogruppo al senato Loredana De Petris, Arturo Scotto, capogruppo alla Camera, Nicola Fratoianni della Direzione nazionale. Sottolineano il fatto che la Consulta “ha sancito la incostituzionalità dell’Italicum”. Parlano di un governo che ha “sprecato tre anni inseguendo solo la peggiore propaganda senza mai occuparsi di quel che era davvero necessario al Paese”. Ricordano che Renzi aveva affermato che in Europa ci avrebbero copiato l’Italicum, che ora la vera urgenza è quella di varare “una legge proporzionale capace di garantire una rappresentanza reale, non truccata da premi abnormi, e di restituire al popolo il potere di scegliere i propri rappresentanti che l’Italicum, come prima il Porcellum, aveva scippato”.

Da Forza Italia si fa sentire il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che pone interrogativi indigesti per il Pd e richiama il ruolo del Parlamento, cosa che fa andare su tutte le furie, dicono negli ambienti vicini al Nazareno, il segretario, in attesa di tornare a Palazzo Chigi. “Noi vogliamo omogeneità tra la sentenza di oggi ed il Consultellum del Senato, vediamo se quello della Camera si estenderà a palazzo Madama o il contrario o se ci sarà una via di mezzo, una chiara sintesi tra uno e l’altro come ha chiesto il Presidente della Repubblica. La corte fa le sentenze ma le leggi le fa vivaddio il Parlamento”. Una minaccia per il futuro, per future alleanze?  Certamente un avvertimento.

Dopo l’esultanza di Grillo, il “ripensamento” di Di Maio: finisce la stagione renziana

Anche dal M5S dopo l’esultanza di Grillo arriva un “ripensamento” di Luigi di Maio, non si sa se “autorizzato” come prevede il diktat del comico genovese. Il suo primo commento: “Finisce la stagione renziana con la bocciatura della legge più bella del mondo”. Poi ha replicato a Ettore Rosato  che aveva  ipotizzato un voto con “il consultellum”, con le due leggi elettorali di Camera e Senato, come risultano dalle pronunce della Corte costituzionale. “Non so – ha detto – se il presidente della Repubblica sia disponibile a questo. Noi vogliamo armonizzare la legge del Senato, bastano due righe, un giorno di lavoro alla Camera e un giorno al Senato per approvarla”. “Nessuna disponibilità  del M5S – conclude – a discutere di una legge ex novo. Se questi si rimettono a lavorare su nuove regole elettorali, si va al 2019… Due leggi hanno fatto in dieci anni e sono entrambe incostituzionali”.

Questa la cronaca di una giornata convulsa. Ma non finisce qui. Ci sono ancora le pronunce di numerosi tribunali, erano ventidue se ben ricordiamo, che devono essere esaminate. La Consulta ne ha discusse solo cinque. La battaglia per difendere la  Costituzione continua. In Parlamento e nel Paese.

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