Codice etico per i dipendenti di Roma Capitale. Niente regali e vietato parlare ai giornalisti e sembrerebbe che le regole siano state messe nero su bianco dall’ex Marra

Codice etico per i dipendenti di Roma Capitale. Niente regali e vietato parlare ai giornalisti e sembrerebbe che le regole siano state messe nero su bianco dall’ex Marra
Un nuovo Codice etico scuote il Colle Capitolino e Palazzo Senatorio. Dopo un lungo chiacchiericcio, il vademecum per i dipendenti capitolini è diventato realtà ed è stato messo nero su bianco. Eccolo nelle sue parti più importanti ed interessanti che siamo in grado di pubblicare per i nostri lettori. Il bello di tutta questa storia che ormai dura da mesi e sulla quale nei corridoi del Colle più alto della politica amministrativa romana fino a ieri si sussurrava, oggi è una vera e propria regola per chi dipende dall’Amministrazione guidata dalla Raggi. Quello che è buffo in tutto questo è che il Documento sembrerebbe stato ideato e realizzato da un personaggio balzato in questi mesi all’onore delle cronache, non politiche e neppure amministrative, ma giudiziarie, quel Marra che aveva nelle proprie responsabilità proprio la gestione della macchina del personale di Roma Capitale. Oggi, però, non potrà vigilare più sui suoi ex colleghi di lavoro, visto che è stato relegato nelle patrie galere e nello specifico in quella di Regina Coeli. Ma ecco il risultato del suo lavoro:
 
Obbligo di segnalare ai superiori situazioni di rischio ed illecito
 
Obbligo di “segnalare tempestivamente al proprio superiore gerarchico eventuali segnalazioni di rischio o di illecito, ovvero di violazione del codice di comportamento” di cui si è venuti a conoscenza; obbligo di comunicare “in forma scritta” al direttore apicale della propria struttura eventuali procedimenti penali o misure di prevenzione per reati contro la Pa cui si è sottoposti; divieto di accettare regali superiori ai 100 euro di valore; divieto di rilasciare dichiarazioni alla stampa senza preventiva autorizzazione.
Sono alcune delle disposizioni inserite nel nuovo codice di comportamento dei dipendenti capitolini, approvato dalla giunta Raggi lo scorso 30 dicembre ed entrate immediatamente in vigore. Il codice etico dei dipendenti di Roma capitale, varato nel 2013 dalla giunta Marino, è stato aggiornato infatti alla luce delle indicazioni fornite dall’Anac nella determinazione 12 del 28 ottobre 2015, con la quale era stata chiesta alle amministrazioni pubbliche la revisione dei propri codici di comportamento entro la fine del 2016. Il nuovo codice è stato preparato, si legge nella delibera, aprendo alla partecipazione delle organizzazioni sindacali rappresentative presenti all’interno dell’Amministrazione, alle associazioni rappresentate nel Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, nonché alle associazioni o altre organizzazioni rappresentative di particolari interessi o soggetti che fruiscono delle attività e dei servizi prestati dall’Amministrazione. Tutti soggetti che hanno potuto presentare proposte di modifica e integrazioni, alcune delle quali accolte. Il nuovo codice di comportamento dei dipendenti è composto da 23 articoli.
 
Gli obblighi estesi anche a collaboratori e consulenti
 
Dopo le disposizioni generali, l’articolo 2 disciplina l’ambito di applicazione che, oltre che ai dipendenti a tempo indeterminato e determinato, al segretario generale e al direttore generale del Campidoglio, è esteso anche a collaboratori, consulenti e collaboratori di imprese che forniscono beni, lavori o servizi all’amministrazione, inserendo le norme dei codice etico nei relativi atti di incarico.
L’art.3 elenca i principi generali ai quali deve attenersi il dipendente, ai quali vengono richiesti “stili di comportamento consoni al ruolo di Roma quale capitale della Repubblica. Quindi imparzialità, correttezza, trasparenza, equità, tempestività e riservatezza, agendo in posizione di indipendenza e astenendosi in caso di conflitti di interessi”.
 
Prevenzione della corruzione e tutela degli informatori con l’anonimato
 
L’art.4 è dedicato alla “Prevenzione della corruzione” e prevede al comma 2 l’obbligo di segnalare ai superiori situazioni di rischio o di illecito di cui si è eventualmente venuti a conoscenza”, mentre il comma 3 stabilisce che il dipendente che ha segnalato l’illecito venga tutelato con l’anonimato, a meno che la rivelazione del nome del denunciante “non sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato”.
L’art.6 riguarda i “Dipendenti sottoposti a procedimenti penali o misure di prevenzione per delitti contro la Pa”, i quali “sono tenuti a darne comunicazione in forma scritta, non appena ne abbiano notizia, al direttore apicale della propria struttura”, mentre i dirigenti devono darne comunicazione anche al segretario generale e al direttore generale (ove nominato). Lo stesso vale in caso di rinvio a giudizio e sentenza di condanna anche non passata in giudicato. In quest’ultimo caso, ai dipendenti condannati è precluso “fare parte, che con compiti di segreteria, di commissioni per l’accesso o la selezione a pubblichi impieghi; essere assegnati a uffici preposti alla gestione di risorse finanziarie; fare parte delle commissioni per la scelta del contraente per l’affidamento di lavori, forniture e servizi o per la concessione o l’erogazione di contributi, sussidi, ausili finanziari”.
 
La disciplina che regola regali, compensi ed altre utilità
 
L’art. 7 disciplina “Regali, compensi e altre utilità”. Il dipendente “non chiede né sollecita regali per sè o per altri”, “non accetta regali o altre utilità salvo quelli d’uso di modico valore”, ossia “non superiore a 100 euro annui” invece dei 150 euro fissati dal vecchio codice. Eventuali regali ricevuti di valore superiore devono essere immediatamente messi a disposizione dell’amministrazione “per la restituzione o per essere devoluti a finalità istituzionali”.
L’art.8 – “Partecipazione ad associazioni e organizzazioni” – stabilisce che il dipendente deve comunicare in forma scritta la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni solo nei casi in cui gli ambiti di interesse possano interferire con l’attività dell’ufficio al quale il lavoratore appartiene.
 
Comunicazione all’Amministrazione degli interessi finanziari
 
L’art.9 riguarda la “Comunicazione degli interessi finanziari”. Il comma 1 dispone che il dipendente informi per iscritto circa tutti i rapporti di collaborazione, in qualche modo retribuiti intercorsi negli ultimi 3 anni con soggetti privati, precisando se questi rapporti lo riguardino personalmente o siano riferiti a coniuge/convivente o a parenti entro il secondo grado. Il comma 4 stabilisce che “il dipendente si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti le sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi personale, del coniuge e di parenti entro il secondo grado…Il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniale, come quelli derivanti dall’intento di voler assecondare pressioni politiche, sindacali o dei superiori gerarchici”.
 
La stretta con la stampa. Parlare con i giornalisti è fonte di responsabilità disciplinare e se ritenuta grave anche penale
 
L’art. 14 – “Rapporti con il pubblico” – è infine quello che contiene una stretta nei rapporti con l’informazione. Se prima il codice presentava un generico obbligo di astenersi da dichiarazioni pubbliche offensive nei confronti dell’amministrazione, il nuovo codice prevede che il dipendente capitolino “non intrattiene, a nome e per conto dell’amministrazione – rapporti con gli organi di informazione circa l’attività del servizio di appartenenza, salvo che non sia autorizzato”.
La violazione degli obblighi previsti dal codice, stabilisce l’articolo 20, è fonte di responsabilità disciplinare, ferme restando ulteriori ipotesi di responsabilità penale, civile amministrativa e contabile del dipendente, mentre le sanzioni, fino all’espulsione per i casi più gravi, dovranno essere improntate a principi di gradualità e proporzionalità.
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