Campidoglio, Berdini avvia revoca convenzione piano di zona Tor Vergata. Salvataggio in ‘zona Cesarini’ per otto famiglie destinatarie lunedì di un provvedimento di sfratto

Campidoglio, Berdini avvia revoca convenzione piano di zona Tor Vergata. Salvataggio in ‘zona Cesarini’ per otto famiglie destinatarie lunedì di un provvedimento di sfratto
L’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini ha avviato il procedimento di revoca della convenzione per la concessione del diritto di superficie del Piano di Zona Tor Vergata D3/Comparto K3, sottoscritta da Roma Capitale e la società cooperativa Edilizia Lega San Paolo Auto. Una decisione che porterà alla conclusione dell’iter procedurale con il rientro degli immobili in oggetto nel pieno possesso dell’amministrazione capitolina. L’atto dell’assessore Berdini è stato inviato, visti i procedimenti passati e recenti, alle altre Autorità amministrative ed a quelle  giudiziarie competenti. La decisione presa dall’urbanista prestato alla politica arriva a poche ore dallo sfratto che vede coinvolte, lunedì mattina, ben otto famiglie, finite nel tritacarne burocratico e del malaffare di questo piano di zona. Già nel recente passato Berdini aveva mostrato interesse alla questione. Già dal suo insediamento e nei mesi successivi, sulla questione era stato più che chiaro: “Oggi inizia il processo di revoca delle concessioni dei due piani di zona più caldi di Roma: Castelverde e Tor Vergata, dove famiglie oneste che hanno pagato centinaia di migliaia di euro ciascuna per comprare la casa dei propri sogni, stanno rischiando di essere sfrattate”.
 
Lunedì erano fissati gli sfratti per otto famiglie
 
L’atto di revoca della convenzione arriva in extremis e potrebbe dar respiro alle famiglie investite dai procedimenti. Va detto che la stessa area era finita sulle cronache giudiziarie di Roma Capitale qualche tempo fa con il sequestro operato dai militari della Guardia di Finanza. Ecco quanto riportava il quotidiano di Roma il Messaggero, in una delle notizie di cronaca dedicate proprio a questa parte bella e sfortunata della città: “Tredici appartamenti, per un valore di 3,5 milioni di euro, e le quote societarie delle cooperative edilizie Lega San Paolo Auto e San Paolo V Auto, per un valore di oltre 2,3 milioni di euro, sono stati sequestrati dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Roma. Un provvedimento scattato nell’ambito di un’inchiesta relativa alla maggiorazione dei prezzi di acquisto imposta agli assegnatari, rispetto a quelli fissati dal comune”.
 
Nove amministratori delle cooperative indagati
 
Nove amministratori delle cooperative sono indagati per tentata concussione ed estorsione aggravata. Per effetto del sequestro preventivo degli immobili viene “congelata” e cautelata l’esecutività dello sfratto a carico degli attuali occupanti degli appartamenti, “rei” di non aver soggiaciuto alle richieste estorsive ed alle minacce provenienti dagli amministratori delle Cooperative.
 
La Gdf ha alzato il velo sulla gestione di alcune coop destinatarie di finanziamenti per edilizia convenzionata/agevolata
 
Le indagini – scrive ancora il Messaggero – condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, hanno alzato il velo sulla gestione di alcune cooperative specializzate nella costruzione di immobili di edilizia popolare convenzionata/agevolata, peraltro destinatarie di finanziamenti da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, proprio per facilitare l’acquisto di case da parte di persone economicamente o socialmente deboli. Le Fiamme Gialle hanno scoperto che 9 amministratori delle cooperative, titolari di un programma costruttivo di edilizia convenzionata/agevolata localizzato a Roma, nella zona di Tor Vergata, dopo avere stipulato la convenzione con il Comune di Roma, ottenuto i finanziamenti pubblici ed incassato le quote di prenotazione dai soci, avevano minacciato questi ultimi che la stipula del contratto sarebbe avvenuta solo laddove, per ogni metro quadro, fosse stato pagato il prezzo di 1.059 euro, immotivatamente maggiorato rispetto a quello massimo di cessione approvato dal Comune di Roma, pari a 966 euro al mq.
 
Le denunce di 13 proprietari che sono poi stati sfrattati per le mancate quote pagate e l’esclusione dalla compagine sociale
 
A questo punto, mentre 63 soci hanno subìto il maggior prezzo, altri 13 si sono rifiutati ed hanno denunciato il fatto alla Procura della Repubblica di Roma, esponendosi così alla ritorsione degli amministratori che – forti della mancata ottemperanza all’intimazione di pagamento – hanno deliberato nei loro confronti l’esclusione dalla compagine sociale, costringendoli ad un lungo contenzioso civilistico che li ha visti prima soccombere e poi ricevere la notifica di precetti di sfratto.
 
Dagli immobili, secondo l’inchiesta, un extra-profitto di cirrca 1.383.000 euro
 
Estorsione aggravata. In questo modo i 9 amministratori – qualificati, in quanto costruttori di edilizia convenzionata, “incaricati di pubblico servizio”, e, conseguentemente, indagati per tentata concussione ed estorsione aggravata – avevano programmato di incassare un extra profitto di circa 1.383.000 euro, pari alla differenza tra il prezzo legittimo e quello richiesto ai 76 soci delle cooperative. Di questi non sono però riusciti ad incassare circa 284.000 euro, richiesti ai 13 soci resistenti”. Ieri la decisione dell’Assessore all’Urbanistica Berdini, che apre un nuovo capitolo nella vicenda e schiera l’amministrazione capitolina al fianco ed a tutela dei cosiddetti resistenti. Lunedì gli sfratti. Ci saranno?
 
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