Cala un silenzio di tomba attorno al Monte dei Paschi di Siena

Cala un silenzio di tomba attorno al Monte dei Paschi di Siena
Da quando il Consiglio di Vigilanza presso la Banca Centrale Europea ha inviato al ministro dell’Economia italiano, Piercarlo Padoan, una lettera, come ha notato il molto irritato nostro ministro, di cinque righe cinque nella quale si alza l’asticella dell’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena da 5 a 8,8 miliardi e il di cui del Tesoro a 6,6 miliardi, ebbene da quel momento è calato un silenzio di tomba attorno alla banca più antica del mondo, con Marco Morelli che non parla più neanche con se stesso, terrorizzato dall’idea che trapeli qualche aspetto del piano industriale della banca senese che ha promesso a Madame Nouy, al suo prossimo socio di maggioranza assoluta Padoan e al mercato, inclusi quegli investitori istituzionali costretti a convertire in azioni a sconto le obbligazioni subordinate che possiedono per oltre due miliardi di euro.
In questo momento a pendere dalle labbra di Morelli c’è una piccola folla di ispettori della Vigilanza europea, suddivisa in un’ampia squadra presente lì da alcuni mesi e che si occupa dei conti, mentre una seconda e più qualificata è arrivata ieri e andrà via, se tutto va bene, venerdì prossimo e che ha obbiettivi meno specifici e tenterà di inviare a Francoforte notizie di prima mano sul piano di Morelli che non sembra intenzionato a scucire una sola parola, mentre qualcosa di più sta dicendo alla squadra di inviati di Padoan che, alla fine dei giochi sarà titolare di una quota azionaria, seppure a termine, del 60-70 per cento delle azioni della banca di Rocca Salimbeni e che, soprattutto è coautore di quel rafforzamento del Fondo esuberi del settore del credito che, come vedremo, giocherà un ruolo esiziale nella soluzione del rebus dei conti del Monte dei Paschi di Siena che già oggi, in base ai precedenti piani industriali, lo impegna per oltre 4 mila lavoratrici e lavoratori in uscita da ora al 2020.
Per esperienza diretta, so che un piano industriale si costruisce in due modi, il primo più democratico consiste nell’individuare delle linee guida e raccogliere le indicazioni delle principali direzioni/divisioni che compongono la sede centrale della banca, mentre il secondo, quello che, almeno secondo me, sta seguendo l’amministratore delegato e direttore generale Morelli, è quello di fare un piano industriale più snello e che si concentra su poche variabili strategiche del conto economico e dello stato patrimoniale prospettici che è poi quello che ha fatto in settembre il Chief Executive Officer di BNP Paribas, Bonafé, sottoponendo al Premier italiano e allo stesso Padoan i suoi desiderata, in particolare quel taglio di 10 mila dipendenti del Monte sui 25.600 presenti in organico a quel momento, ovviamente si trattava di 6 mila dipendenti in più rispetto ai piani già approvati e all’ultima trattativa svoltasi successivamente a quel poco fortunato e scarsamente reclamizzato abboccamento.
° ° °
Con una classica mossa anti scalata, quella definita dell’arrocco, le Generali hanno acquistato i diritti di voto del 3,1 per cento di azioni di Banca Intesa-San Paolo che si stava muovendo, in sintonia con il colosso assicurativo tedesco Allianz, per scalare il grande gruppo assicurativo italiano che capitalizza meno di un terzo della concorrente tedesca. Anche su questo capitolo ne vedremo delle belle!
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.