Beppe Grillo scatena nuove polemiche (e finisce sulle prime pagine). Il codice passa con 40mila voti, meno di un terzo degli iscritti. Questa volta accusa “telegiornali e giornali” italiani di falsità. Mentana lo querela

Beppe Grillo scatena nuove polemiche (e finisce sulle prime pagine). Il codice passa con 40mila voti, meno di un terzo degli iscritti. Questa volta accusa “telegiornali e giornali” italiani di falsità. Mentana lo querela

In fondo c’era da aspettarselo. Mentre il codice di comportamento del Movimento 5 Stelle passa con il 91% di voti favorevoli sui 40.954 espressi online – meno di un terzo degli iscritti, in tutto 135.023 a ottobre – Grillo apre il “carnevale” delle dichiarazioni e controdichiarazioni politiche su una provocazione relativa allo stato dell’informazione nel nostro Paese. Lo fa in un post sul suo blog, naturalmente, accompagnato da un fotomontaggio, sul quale si sono appuntate le ire del direttore del tg la7, Enrico Mentana, che annuncia la querela per diffamazione contro il comico genovese. In sé la provocazione è decisamente banale, viaggia sulla superficie dei fatti, manca di uno straccio di analisi seria, e adirittura introduce una sorta di Tribunale del popolo al quale viene affidato il giudizio sull’informazione. E tuttavia, il post ha sollevato il solito polverone mediatico, che naturalmente conferma la strategia di Grillo.

Il provocatorio post di Grillo

“Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web, sull’esigenza di ristabilire la verità tramite il nuovo tribunale dell’inquisizione proposto dal presidente dell’Antitrust. Così il governo decide cosa è vero e cosa è falso su internet. E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa?”, questo l’incipit di Beppe Grillo, nel post pubblicato sul suo blog. Incipit che è già una provocazione, poiché astutamente mette in comparazione le frottole che si incontrano spesso sul web con certe notizie fornite dai nostri media. “Il quotidiano La Stampa – continua – ha diffuso un articolo sulla fantomatica propaganda M5S capitanata da Beatrice Di Maio, notizia ripresa da tutti i giornali e i Tg, poi si è scoperto che era tutto falso. La Stampa non ha chiesto neppure scusa e nessuna sanzione è stata applicata nei suoi confronti, né degli altri giornali e telegiornali che hanno ripreso la bufala senza fare opportune verifiche. Poi fresca di oggi la bufala in prima pagina del Giornale di Berlusconi: ‘Affari a 5 Stelle. Grillo vuole una banca’. Una falsità totale che stravolge un fatto vero, ossia che Davide Casaleggio ha accettato di incontrare l’Ad di una banca online che ha ricevuto vari premi per l’innovazione tecnologica, utilizzando il web per scambiare esperienze e idee sula Rete e sulle sue possibilità, così come incontra decine di aziende innovative. Capite come lavorano i media?”. Sono due fatti realmente accaduti, e sui quali non vi sono dubbi, ma se Grillo e il suo Movimento si sentono in qualche modo diffamati, esiste una sola via per tutelare verità e diritti, quella giudiziaria. Invece, ecco come Grillo pensa di risolvere la questione delle cosiddette “balle mediatiche”: “I giornali e i Tg – spiega Grillo – sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate. Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa”, conclude. Messa così, la faccenda rischia di limitare la libertà di stampa, invece che ampliarla. Non a caso, le reazioni più significative puntano proprio su quest’ultimo aspetto.

Le reazioni: Arturo Scotto e la FNSI

“Una democrazia è più debole quando un leader politico invoca giurie popolari contro stampa e Tv. Grillo spieghi se suo modello è Erdogan”, scrive ad esempio su twitter Arturo Scotto, capogruppo Sinistra italiana alla camera. E in una nota la Fnsi, la Federazione nazionale della stampa, attraverso il presidente Lorusso e il segretario Giulietti, protesta: “Vorremmo rassicurare Beppe Grillo: se fosse approvata la sua proposta l’Italia non occuperebbe più il 77°, ma il 154° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo. Quello che il leader del Movimento 5 Stelle fa finta di non capire, lanciandosi in un linciaggio mediatico di stampo qualunquista contro tutti i giornalisti, è che sono le minacce e le intimidazioni, come quelle che lui velatamente lascia trasparire, a far precipitare il Paese nelle classifiche internazionali. Sarebbe molto più opportuno che Beppe Grillo utilizzasse le proprie energie per impegnarsi affinché in Parlamento venga rapidamente abrogato il carcere per i giornalisti e approvata una norma che scoraggi il fenomeno delle querele temerarie. Altrettanto impegno, in particolar modo sul versante del contrasto alla diffusione di notizie false, sarebbe gradito nell’approvazione in tempi rapidi del Giurì per la lealtà dell’informazione, strumento di garanzia nei confronti dei cittadini che hanno diritto ad una informazione libera e corretta”.

Le reazioni. Anche Marco Travaglio sostiene che la proposta di Grillo non ha senso

La proposta di affidare ad una giuria popolare la possibilità di stabilire la veridicità di una notizia “è di una tale ingenuità che non ha senso ed è destinata a non funzionare”, afferma all’Adnkronos il direttore de ‘Il Fatto Quotidiano’, Marco Travaglio, a proposito delle affermazioni espresse da Beppe Grillo.

Per Walter Verini, Pd, “siamo al linciaggio e alle minacce”

“Quella di Grillo di oggi in tema di media e informazione non si può archiviare come l’ennesima pessima battutaccia di un comico in cerca del consueto titolone sui giornali. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di ben più grave. Si mostra a tutto tondo quale idea di comunicazione, di società, di relazioni, sembra avere in mente per il nostro paese il M5s”, scrive il deputato Dem Walter Verini, capogruppo in Commissione Giustizia. “Anziché condividere un impegno comune per una informazione sempre più libera e corretta, siamo al linciaggio e alle minacce per chi ogni giorno tenta di svolgere il proprio mestiere con cura e approfondimento, spesso mettendo anche a rischio la vita, come accaduto ai tanti giornalisti impegnati nelle inchieste sulla malavita organizzata. È forse questa, dunque, la deriva autoritaria con cui hanno inondato la rete in questi anni?”, conclude Verini.

La querela annunciata da Enrico Mentana, direttore del Tg la7

Enrico Mentana querelerà Beppe Grillo. Ad annunciarlo su Facebook è lo stesso direttore del Tg La7, che replica così al post di Beppe Grillo sul suo blog intitolato “Una giuria popolare per le balle dei media”. “In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo – scrive il giornalista – di trovarsi intanto un avvocato. Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile”. Sul blog Beppegrillo.it l’accusa – generica – lanciata dal leader del M5S è accompagnata da un fotomontaggio di testate giornalistiche che comprende il logo del telegiornale diretto appunto da Mentana.

A Mentana replica Alfonso Bonafede, deputato Cinquestelle, che parla di “informazione malata”

A Enrico Mentana ha replicato dai microfoni di Radio Cusano Campus il deputato M5S Alfonso Bonafede, secondo il quale “Mentana può esprimere liberamente il suo pensiero. Io non credo che in Italia si faccia un buon servizio all’informazione, querelando per una mancanza di distinzione. Non so se Mentana avrebbe voluto una distinzione del suo tg rispetto ad altri”. “Se una forza politica si riferisce ai giornali e ai telegiornali d’Italia, è chiaro – ha sostenuto l’esponente M5S – che nel Paese l’informazione è malata, prova ne è il massacro quotidiano che viene fatto nei confronti della Raggi”. “Noi – ha concluso Bonafede – rivendichiamo il diritto di poter parlare dell’informazione in generale senza dover mettere l’asterisco e specificare quale tg è meglio dell’altro”.

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