Almaviva. I 1666 licenziati di Roma in piazza per la soluzione della vertenza giudicata “vergogna italiana”

Almaviva. I 1666 licenziati di Roma in piazza per la soluzione della vertenza giudicata “vergogna italiana”

“Chiediamo ammortizzatori adeguati e una ricollocazione seria nel mondo del lavoro per non perdere il nostro precedente inquadramento”. Con questa rivendicazione i lavoratori di Almaviva sono scesi sabato in piazza per chiedere certezze sul loro futuro dopo il licenziamento di 1.666 lavoratori a Roma. A organizzare il corteo partito da piazza della Repubblica per raggiungere piazza Santi Apostoli, passando per via Cavour e i Fori Imperiali, è il Comitato 1666 ex Almaviva. A guidarlo, in prima fila, i lavoratori che indossano una maschera bianca che rappresenta la “perdita della personalità”. “Non abbiamo più personalità – spiega una di loro – il lavoratore non vale più niente e la maschera rappresenta una personificazione che non esiste più”. “Ho detto no a un ricatto e il governo non mi ha tutelato”, si legge su uno striscione nelle prime file. Su un altro si legge “Zingaretti ma che stai a dì?”.

Ma in piazza con loro ci sono anche altre associazioni, singoli lavoratori e movimenti romani. Ne fa un elenco Luca, tra coloro che hanno deciso di ‘accodarsi’ alla manifestazione di oggi con l’associazione Clash city workers: “Sono in piazza con noi anche operai di Ama, dipendenti Atac, lavoratori di Foodora, Usb telecomunicazioni, lavoratori di TIM e Alitalia, il Movimento di lotta per la casa, una delegazione dell’Ast Terni (l’acciaieria) e anche un gruppo di lavoratori di Almaviva Napoli”.

“Il motivo per cui abbiamo sostenuto questa manifestazione – spiega Luca – è perché questi lavoratori hanno detto ‘no’ a dei ricatti e con questo si sono posti contro la corsa al ribasso delle condizioni di lavoro. Non è solo la loro battaglia”. “Da qui – aggiunge un altro lavoratore – inizia una giornata molto importante perché c’è l’adesione anche di altre realtà del mondo del lavoro e da qui parte una lotta comune per i principi basilari”. È Francesco, un altro lavoratore di Almaviva, a riepilogare la situazione attuale: “Le nostre richieste riguardano ammortizzatori più adeguati rispetto alla Aspi. Inoltre vogliamo una ricollocazione ma non una che prevede soltanto inutili corsi di formazione nelle aziende e nelle agenzie interinali, ma una che preveda la possibilità di lavorare per quelle commesse in cui abbiamo lavorato per anni come nei casi di INPS e Trenitalia”.

Sulla nuova discussione che si è riaperta al ministero del Lavoro su spinta del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, Francesco chiarisce: “Abbiamo avuto notizia che vogliono aprire di nuova la vertenza, ma alle stesse condizioni dell’accordo precedente è improponibile. Le ipotesi in campo, per noi, devono essere completamente all’opposto, ritornando al contratto a tempo indeterminato come quello che abbiamo firmato undici anni fa”. “Non abbiamo ancora avuto segnali evidenti sulla riapertura della vertenza – aggiunge – ma tante promesse. Sia dalla regione che dall’onorevole Arturo Scotto di Sel-Si che ieri ci ha accolto. Non abbiamo avuto invece nessun contatto finora dal comune”. Altre tre lavoratrici sostengono che al momento sia “tutto congelato: a noi non stanno facendo sapere nulla del tavolo. Non sappiamo molto e non abbiamo ancora nessun interlocutore”. A guidare il corteo alcuni striscioni. Uno con su scritto “1.666 licenziati – ALMAVIVA vergogna italiana” e un altro che recita “I nostri licenziamenti, il vostro fallimento”.

Con i lavoratori in piazza anche Stefano Fassina, consigliere comunale di Sinistra x Roma, e parlamentare di Sinistra italiana

“Noi siamo con i lavoratori di Almaviva da tempo e abbiamo seguito in questi anni la vicenda dei call center e in particolare di Almaviva. Siamo qui perché è una vicenda inaccettabile, che non può finire così. È emblematica di come il lavoro venga mortificato dal mercato unico e quindi chiediamo al governo di fare un decreto che preveda il vincolo di territorialità nei bandi per i call center altrimenti, con la delocalizzazione, la concorrenza a ribasso non avrà fine”. A dirlo, partecipando al corteo degli ex lavoratori di ALMAVIVA a Roma, è il deputato e consigliere capitolino di Sinistra Italiana, Stefano Fassina. Soffermandosi su ciò che il comune di Roma sta facendo sulla questione Almaviva, Fassina aggiunge: “Noi presentammo un ordine del giorno a novembre in consiglio ma purtroppo i Cinque Stelle non l’hanno accolto. La sindaca non ha competenze dirette ma può svolgere una pressione politica affinché si riapra la discussione ma non con un ulteriore taglio delle retribuzioni”.

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