Al voto della Consulta il referendum sul lavoro. Attacco alla Cgil di editori insolventi per miliardi dovuti alle banche in crisi. Per questo sono col Pd, con il governo fotocopia che Renzi è pronto a sfrattare

Al voto della Consulta il referendum sul lavoro. Attacco alla Cgil di editori insolventi per miliardi dovuti alle banche in crisi. Per questo sono col Pd, con il governo fotocopia che Renzi è pronto a sfrattare

Si capisce perché i giornaloni quando hanno preso coscienza che i quesiti referendari proposti dalla Cgil che riguardano direttamente  i diritti dei lavoratori e intervengono su un mercato del lavoro drogato dai voucher, hanno aperto un fuoco di sbarramento contro il più grande sindacato italiano, una campagna miserevole che ha trovato nel giornale del Pd la punta di diamante. Così come hanno sottovalutato, quando non mascherato, i dati drammatici sulla disoccupazione che cresce salendo al 39,4% per i giovani fino a 24  anni, all’11,9%  il tasso generale, il più alto da un anno e mezzo. La prova provata del fallimento delle politiche economiche del trienno del governo Renzi.

Proprio alla vigilia del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla ammissibilità del referendum, domani mentre scriviamo, esplode il caso delle banche in difficoltà, dell’intervento dello Stato, dei grandi beneficiari di crediti divenuti inesigibili nel caso di banche salvate, con i soldi pubblici. E’ stato lo stesso presidente dell’Abi, l’associazione dei bancari, Antonio  Patuelli, a chiedere la pubblicazione degli elenchi dei grandi debitori. Una richiesta che viene vista come un modo per “salvare” gli amministratori degli istituti in crisi, sminuirne le loro responsabilità. Comunque sia, il quotidiano La Verità, direttore Belpietro, pubblica un primo elenco dei “grandi  debitori”. Precisa Patuelli che l’elenco “dovrebbe riguardare quelli insolventi”. E così risulta da questo elenco che coinvolge una ventina di banche, Mps in testa. Nella lista ci sono tutti i “grandi” della imprenditoria, i cui interessi svariano in tanti settori, fra cui, guarda caso quello dell’editoria e quello immobiliare.

Pressione indebita  dei media sulla Consulta. Repubblica e Unità in testa

Da questo elenco all’orientamento dei giornaloni protagonisti della campagna contro la Cgil, La Repubblica di Carlo De Benedetti in testa, con l’Unità che tira la corsa, il passo è breve. Una campagna che si configura come una pressione indebita sulla Corte Costituzionale perché dichiari non ammissibili i tre quesiti sostenuti da oltre tre milioni di firme negando così un diritto ai cittadini. Si prende di mira il sindacato dei pensionati, lo Spi, accusato di usare i voucher per pagare i collaboratori. Bugie a piene mani smentite dallo Spi e dalla Cgil. Ma non se ne prende atto. In realtà si difendono i voucher che fanno comodo anche ai grandi imprenditori per alcuni “lavoretti” a buon mercato. Si auspica che il governo apporti alcune modifiche che, non c’è dubbio, lascerebbero il tempo che trovano. Si richiamano i “mini jobs” tedeschi che avrebbero risolto il problema della disoccupazione quando proprio dalla Germania vengono prese di posizione da parte di autorevoli esponenti della Spd e del forte sindacato Dgb, che parlano di  ridurre subito gli abusi dei mini jobs “sia per difendere i diritti dei lavoratori  e il welfare tedesco” e per evitare una “vecchiaia povera per molti giovani”.  Giovani che, di fatto, non avranno mai un lavoro “vero”, dovranno vivere di  mini jobs. Altro punto di attacco, quello più virulento, sul quale scriba bene informati parlano di divisioni all’interno della Consulta, riguarda i licenziamenti illegittimi che, con l’abolizione dell’articolo 18 non prevedono la possibilità di reintegro e terzo quesito, quello relativo alla tutela dei lavoratori delle aziende appaltatrici e di quelle appaltanti.

Le opposizioni confermano la richiesta di dimissioni del ministro Poletti

Come si vede proprio quel centinaio di grandi imprenditori ha molti interessi, premono con gli strumenti mediatici a loro disposizione perché i quesiti referendari non vengano approvati. Interessi del tutto coincidenti con quelli di Renzi Matteo e del governo fotocopia. Proprio il ministro Poletti che deve rispondere delle offese da lui pronunciate nei confronti dei giovani che sono costretti ad emigrare ha affermato che per quanto riguarda l’occupazione va tutto bene, il jobs act ha funzionato creando lavoro a tempo indeterminato. Certo, dice, ho sbagliato, chiedo scusa ai giovani, sono stato frainteso, mi sono espresso male ma più in là non va malgrado i numeri relativi alla disoccupazione parlino chiaro e segnino il fallimento delle politiche del governo. Annuncia che per quanto riguarda i voucher ci sarà una revisione. Poca cosa a fronte della richiesta referendaria di abolirli in quanto fonte ormai di lavoro precario. Intanto la mozione di sfiducia che ne chiede le dimissioni sta facendo il suo percorso. Per Luca Barani di Ala, verdiniani, le scuse rinnovate dal ministro in aula sono positive ma, ha aggiunto, “quando un chirurgo che ha fatto mille interventi sbaglia e asporta un rene sano non ha scusanti, ha fatto un danno al paziente e non può più fare il primario”. Gaetano Quagliariello (Idea) ha auspicato che le scuse di Poletti siano “accompagnate da un’offerta di dimissioni” che non sarebbero “un mostrarsi deboli ma mostrarsi forti. Una prova di sensibilità che ci augureremmo perché sarebbe il segno di un cambiamento del clima”. Richiesta di un passo indietro da Sinistra Italiana che con Giovanni Barozzino ha affermato che “le scuse sono sincere, vanno accettate” rilevando, però, che “le dimissioni sono una necessità, lei non può essere ministro”. Per la Lega il vicecaprogruppo Sergio Divina ha definito le parole di Poletti “la goccia che fa traboccare il vaso”. Duro l’intervento di Francesco Nitto Palma (Fi), secondo il quale le scuse di Poletti “sono inaccettabili perché non prendono atto di un grave dramma che c’è in questo paese che non sono tanto i giovani che lasciano l’Italia ma il loro distacco con le famiglie”. “Lei ha la sua età e la sua esperienza – ha aggiunto rivolgendosi al ministro – prenda atto della sua situazione e faccia i passi che deve fare per togliere dall’imbarazzo l’Aula nel momento in cui si dovesse votare, se si voterà, la mozione di sfiducia”.

L’ex premier torna dalle vacanze e prepara lo sfratto a  Gentiloni

Riguardo al Renzi, che torna dalle vacanze, è stata fatta circolare una “voce” che lo vedrebbe favorevole a un via libera della Consulta al referendum Cgil. In realtà sarebbe un modo per accelerare il cammino delle elezioni. Il governo Gentiloni si troverebbe a dover gestire il referendum, cosa non prevista. Conseguenza, scioglimento delle Camere, elezioni, poi nel 2018 si potrà riparlare dei quesiti della Cgil. Ovviamente dal Nazareno arrivano le smentite. Nel “carnet” renziano non c’è solo il referendum, o meglio come evitarlo e andare ad elezioni. Il congresso? Poi si vedrà. Intanto si cambierà la segreteria, verrà messo a punto il “programma economico” affidato all’ex sottosegretario Nannicini, l’autore dell’Ape, quel papocchio che si vuol far passare per flessibilità della data di pensionamento da subito  a fare i conti con la crisi del sistema bancario. A fronte della richiesta delle opposizioni di discutere tra Camera e Senato (M5s a Palazzo Madama e Forza Italia a Montecitorio) sull’istituzione di una commissione d’inchiesta che faccia chiarezza sulle crisi bancarie e sulle vicende che hanno portato al salvataggio pubblico di Mps, i Dem hanno giocato allo scavalco e si sono fatti promotori di una commissione che accerti le responsabilità degli amministratori, degli enti di controllo e di vigilanza. Una proposta che si muove in parallelo rispetto all’iter di conversione del decreto “salva-risparmio”, per il quale i vari gruppi stanno preparando gli emendamenti

Paglia (SI): rendere pubblico l’elenco dei crediti deteriorati

A  questo  proposito Giovanni Paglia capogruppo di Sinistra italiana in Commissione Finanze a Montecitorio ha reso noto che è stato già approntato un emendamento che obbliga le banche sostenute dallo Stato a trasmettere e rendere pubblico l’elenco dei crediti deteriorati degli  ultimi 5 anni per importi superiori al milione di euro. “Invocare la privacy o peggio il diritto alla riservatezza – afferma Paglia – in casi come questo è immorale. Ci auguriamo che il Parlamento voglia fare veramente sul serio in materia di trasparenza”. Brunetta, capogruppo Forza Italia parla di “giravolta Pd. Adesso arriva ok a Commissione d’inchiesta su banche. Bene, diciamo noi: che sia bicamerale e con presidenza a opposizione”.

Infine, pprovate dall’aula della Camera le mozioni che prevedono l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle banche. Il via libera è stato bipartisan, perché prevista dai testi di Fi, Pd-ap, civici e innovatori, Sinistra italiana, Lega e Ala.

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