M5S. Grillo pubblica il suo Codice etico. Si cambia: in caso di avviso di garanzia, decide il Garante

M5S. Grillo pubblica il suo Codice etico. Si cambia: in caso di  avviso di garanzia, decide il Garante

Il Codice etico del Movimento 5 Stelle illustrato sul blog il 2 gennaio e che sarà sottoposto al voto dei militanti iscritti alla piattaforma Web della Casaleggio & Associati nella giornata del 3 dicembre, a partire dalle ore 10, ha scatenato un enorme verminaio di polemiche, movimentando una giornata politica decisamente fiacca, e ancora concentrata, in qualche modo, sul messaggio del Presidente Mattarella. Naturalmente, la polemica si è concentrata sul tema del ricevimento di un avviso di garanzia per gli eletti o portavoce del Movimento e delle eventuali sanzioni da comminare. Il cambio di passo registrato dal Codice etico di Beppe Grillo e/o dalla Casaleggio è notevole, poiché si passerebbe da una esplicita condanna, senza se e senza ma, a una più saggia verifica “delle carte”. E nella polemica è emerso di tutto: alcuni detrattori infatti hanno definito la giravolta grillina come una sorta di Codice “salvaRaggi”, in attesa delle probabili iniziative della Procura romana, altri invece hanno pensato che sia un modo per dare soluzione alla incresciosa  imbarazzante vicenda siciliana delle firme false e clonate sulla documentazione elettorale per la presentazione delle liste, in vista del voto amministrativo a Palermo e nella Regione Sicilia. Il sindaco di Parma, Pizzarotti, è sembrato il più duro, comunicando un giudizio politico assai negativo, parlando di un Grillo che così facendo vorrebbe solo fedeli o yesmen, piuttosto che militanti ed eletti preparati e pronti a usare lo spirito critico. I difensori del Codice affermano, al contrario e polemicamente, che si tratta di un modello etico utilizzabile per ogni partito politico. Ma andiamo con ordine, e vediamo i tratti più significativi del Codice elaborato da Grillo, sul quale, appunto, sarà chiesto per via telematica un giudizio da parte degli iscritti.

Il testo del Codice di comportamento pubblicato sul blog di Beppe Grillo

“La ricezione, da parte del portavoce, di ‘informazioni di garanzia’ o di un ‘avviso di conclusione delle indagini’ non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso” si legge nel “Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie”. “Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri od il Comitato d’appello – si legge nel codice al punto 2 – quando hanno notizia dell’esistenza di un procedimento penale che coinvolge un portavoce del Movimento5stelle, compiono le loro valutazioni in totale autonomia, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, nel pieno rispetto del lavoro della magistratura. Il comportamento tenuto dal portavoce può essere considerato grave dal Garante o dal Collegio dei probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello, anche durante la fase di indagine, quando emergono elementi idonei ad accertare una condotta che, a prescindere dall’esito e dagli sviluppi del procedimento penale, sia già lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del MoVimento 5 Stelle. La condotta sanzionabile può anche essere indipendente e autonoma rispetto ai fatti oggetto dell’indagine”. Il punto 3 è invece dedicato all’autosospensione: “In qualsiasi fase del procedimento penale, il portavoce può decidere, a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, di auto-sospendersi dal MoVimento 5 Stelle senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità. L’autosospensione non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari. Tuttavia, l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare”. “Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d’Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale – recita invece il punto 4 -. E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione”. “E’ sempre rimessa alla discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso) la valutazione della gravità di fatti che configurano i c.d. reati d’opinione ipotesi di reato concernenti l’espressione del proprio pensiero e delle proprie opinioni, ovvero di fatti commessi pubblicamente per motivi di particolare valore politico, morale o sociale” si legge sempre al punto 4.  In base al punto 5, invece, “i portavoce, quando ne hanno notizia, hanno l’obbligo di informare immediatamente e senza indugio il gestore del sito (con comunicazione da inviare al link www.movimento5stelle.it/contattaci.php), dell’esistenza di procedimenti penali in corso nei quali assumono la qualità di indagato o imputato nonché di qualsiasi sentenza di condanna o provvedimento ad essa equiparato ai sensi del punto 4”. Il punto 6, infine, recita che “ogni sindaco e presidente di regione eletto nelle liste del MoVimento 5 Stelle è tenuto a far rispettare il presente codice etico ai componenti delle proprie giunte, anche se gli assessori non risultano iscritti e/o eletti nel MoVimento 5 Stelle”.

I detrattori: il sindaco di Parma, Pizzarotti

“Quando il Movimento 5 Stelle mi aveva sospeso illegittimamente mancava un regolamento sulle sospensioni e uno sul Codice di comportamento. Nelle controdeduzioni che mi erano state chieste lo feci notare: impossibile e illegittimo sospendermi se mancano i regolamenti per farlo. Da parte dei vertici silenzio assoluto, lo stesso da parte del direttorio, ora rottamato senza neppure una spiegazione”, scrive su Facebook il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Oggi, prosegue, “a distanza di ben sei mesi, è arrivata la conferma di quanto ho sempre fatto notare. Il punto è semplice: chi fa notare le incongruenze e i gravi errori di una forza politica non è un traditore, né un infiltrato, ma una persona che con onestà intellettuale dice le cose esattamente come stanno, proponendo giuste soluzioni e senza aver paura delle conseguenze di tenere la testa alta”. Per Pizzarotti “chi tace, piega la testa e non sa formulare un benché minimo pensiero critico è solo uno yesman. E oggi continuo a vedere molti yesmen, ma pochi politici con una loro coerenza e una loro autonomia”.

I detrattori: i tweet di Gotor e di Michele Emiliano e la dichiarazione all’Ansa del presidente del Pd Orfini

Citiamo qui solo alcune delle posizioni denigratorie che giungono da Pd: “Ci sono arrivati anche loro. È una buona notizia: dopo anni di demagogia e di furbizie un tanto al chilo. Benvenuti nel mondo del garantismo”. Così su Twitter il senatore del Pd, Miguel Gotor, commenta il decalogo etico pubblicato sul blog di Grillo. A sua volta, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, e magistrato in aspettativa, scrive: “Grillo: ‘codice etico eletti M5S, avviso di garanzia non implica automaticamente gravità’. Mi pare una giusta svolta”. Matteo Orfini, interpellato dall’agenzia Ansa afferma: “Che Grillo si scopra garantista è un passo avanti verso la civiltà del Movimento 5 Stelle. Per il resto, si segnala la totale mancanza di procedure trasparenti e democratiche in uno dei principali partiti del Paese: a decidere sarà in ogni caso una società privata”. Quanto alla scelta dei Cinque stelle di dotarsi adesso di un Codice etico, Orfini commenta: “La collezione di indagini giudiziarie nelle poche amministrazioni guidate dal Movimento 5 Stelle evidentemente li ha spinti ad agire. Noi – aggiunge – coerentemente con i nostri principi, abbiamo ad esempio detto che non avremmo mai chiesto le dimissioni della Raggi per un eventuale avviso di garanzia e da questo punto di vista non abbiamo mai usato la logica dei due pesi e delle due misure. Fa piacere se anche loro scelgano di fare passi avanti in questo senso”.

I difensori del Codice: Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio, e Alfonso Bonafede, vicepresidente della Commissione Giustizia alla Camera

“Sono norme a tutela dei cittadini, per dare loro delle certezze. Sono assolutamente soddisfatto del nuovo codice. Un codice etico che noi abbiamo e i vecchi partiti no. Cosa cambia? In caso di indagini ci sono delle regole scritte a cui attenersi”, afferma il capogruppo pentastellato in Campidoglio Paolo Ferrara interpellato dall’ANSA sul nuovo codice di comportamento del M5S in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie. A chi gli chiede se, a fronte delle nuove regole e con lo spettro – da più parti paventato – che la sindaca Virginia Raggi possa essere coinvolta in inchieste giudiziarie, i consiglieri si sentano più tranquilli, risponde: “Non siamo più tranquilli, lo siamo sempre stati”. Alfonso Bonafede, deputato Cinquestelle e vicepresidente della Commissione Giustizia, afferma: “Per certi rappresentanti del Pd e dei partiti l’idea del codice etico è talmente lontana dalla loro logica opportunistica che fanno fatica a comprenderne il significato. Se tra i cittadini la sfiducia nella politica e nei suoi rappresentanti è altissima è proprio a causa loro, che hanno sempre difeso la casta e i suoi amici, ponendola al di sopra della legge. Andiamo avanti con la schiena dritta, il cambiamento passa attraverso l’onesta”.

Insomma, come si evince da questa breve rassegna di opinioni, resta il dato inconfutabile che la decisione finale su qualunque comportamento e qualunque sanzione spetta al Garante del marchio, ovvero allo stesso Grillo, e ai titolari della piattaforma, ovvero la Casaleggio & associati, in una sorta di costruzione giudiziaria parallela e privata, in un Movimento che non ha mai accettato di individuare uno Statuto che contenesse regole democratiche.

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