Zanda dà il benservito a Gentiloni: “Il tuo governo avrà vita breve”. Un pasticcio sui voucher ma il referendum incombe. In vista un rimborso da 50.000 euro ai parlamentari al posto del vitalizio. La “carica” dei sottosegretari

Zanda dà il benservito a Gentiloni: “Il tuo governo avrà vita breve”. Un pasticcio sui voucher ma il referendum incombe. In vista un rimborso da 50.000 euro ai parlamentari al posto del vitalizio. La “carica” dei sottosegretari

Il Pd ha fretta di mandare a casa Paolo Gentiloni e di tornare alle urne. Renzi Matteo ha paura del futuro, non riesce a stare lontano più di tanto dal “potere”. E’ in preda ad una forma di frenesia che lo porta a cambiare di continuo la strategia, si fa per dire, costringendo i suoi collaboratori ad una affannosa rincorsa per stare al passo con il “capo”. Aveva messo a punto un calendario che prevedeva il Congresso del Pd a marzo e subito dopo le elezioni, in primavera al massimo in giugno. I media non avevano messo in dubbio dando per certo questo percorso. Ma arriva il contrordine. Qualcuno sussurra a Renzi che il congresso anticipato può ritorcersi contro di lui. La minoranza, o meglio le minoranze, che lui mira a rendere totalmente innocue, potrebbero invece dargli fastidio. Il referendum insegna. Così il giovanotto di Rignano, residente a Pontassieve dove si fa immortalare dalle telecamere mentre fa la spesa al supermercato, tutto combinato, niente di genuino, cambia strategia. Niente Congresso ma elezioni senza perdere tempo. Ai suoi collaboratori ha chiesto: “E se mi dimenticassero? E se le telecamere della Rai, di Mediaset, mi tenessero lontano?”. No, no meglio subito alle urne.

La brutta storia di  Luca Lotti, il suo miglior amico. Lo tiene sulle spine

C’è poi la storia del suo miglior amico, Luca Lotti, indagato per fuga di notizie nell’affare “Consip”, ora ministro. Lo tiene sulle spine. L’avvocato Franco Coppi, uno dei principi del Foro, ha sollecitato i magistrati che indagano a ricevere il Lotti. L’incontro c’è stato, “sereno – ha detto Coppi. Il ministro ha detto di non sapere niente, di essere estraneo alla vicenda”. La realtà è che è indagato, e il reato che gli viene imputato è “rivelazione di segreto d’ufficio”.

Nasce cosi, in questo clima, l‘intervista a Repubblica, quale giornale poteva prestarsi meglio alla bisogna, commissionata dal presidente del senatori del Pd, Luigi Zanda, un fedelissimo quant’altri mai. Non serve a niente leggere le chiacchiere del senatore. Basta il titolo: “Il governo avrà vita breve guai se si torna al proporzionale”. Unica osservazione: fra le cose inutili di cui il senatore parla una ha un fondamento di verità. “Si allontana la prospettiva del bipartitismo  messo in crisi dalla comparsa dei 5Stelle”. Verrebbe da dire, meglio tardi che mai, finalmente se ne è accorto pure lo Zanda, capo dei senatori del Pd. Accade così che Paolo Gentiloni è  chiamato a ristabilire subito un clima di “distensione” con gli alleati. Renzi non ha bisogno di polemiche da parte dei suoi alleati.

Il “viaggio politico” di Speranza candidato a segretario del Pd

C’è già la minoranza bersaniana che ha candidato Roberto Speranza a segretario del  Pd il quale domani parte per un “viaggio politico” in Italia per diffondere idee, programmi, proposte. Non è un caso che l’inizio del viaggio sia Monfalcone dove dopo anni ed anni di vittorie della sinistra, il dominio rosso, a novembre nel voto per il comune ha vinto il centrodestra. L’invito al presidente del Consiglio è quindi di far presto. Le indicazioni per Gentiloni sono chiare. Primo: depotenziare i referendum proposti dalla Cgil. Ed ecco quella che Renzi pensa sia la carta vincente: la Cgil vuole eliminare i voucher, e noi, Gentiloni, il problema lo affrontiamo. Non che li eliminiamo, inventiamo nuovi controlli. 121 milioni di voucher sono un po’ troppi. E affida il compito a Nannicini, l’economista che ha inventato l’Ape, la pensione anticipata che i lavoratori si devono pagare, sottosegretario al ministero del Lavoro a fare il cane da  guardia a Poletti.

I referendum proposti dalla Cgil, il ripristino  dei diritti dei lavoratori

Ma la Cgil propone l’abolizione dei voucher, insieme a due altri quesiti relativi al  jobs act, il ripristino dei diritti dei lavoratori in caso di licenziamento, leggi articolo 18, la tutela dei dipendenti delle ditte che lavorano in appalto. Renzi è convinto che la Corte costituzionale non darà il via libera a questi due quesiti. Così i referendum saltano. Non si capisce quali siano le sue fonti. Anche se qualche nome viene fatto. Ma sono pettegolezzi. Forse per confondere le idee, per fare in modo che i media renziani facciano pressione sui giudici della Corte. Insieme arriva un progetto che dovrebbe consolare i parlamentari i quali gradirebbero che le elezioni non si svolgano prima del 15 settembre in modo da  maturare i diritti alla pensione. I parlamentari potrebbero in futuro versare i contributi di Camera e Senato alle rispettive Casse professionali. Solo per il 2017 potrebbero ottenere la restituzione dei contributi versati, cosa ora preclusa. Si tratterebbe di una bella sommetta che a fine del 2016 ammonterebbe a 48.500 euro, 50 mila ad inizio anno. Solo a parlarne si prova disgusto. Questi i due “assi” nella maniche del Pd per evitare i referendum ed avere il via libera dei parlamentari che si porterebbero a casa una bella sommetta. Poi si vedrà.

La partita di sottosegretari e viceministri. Verdini rimette il conto

A questi due “assi”, da subito, si aggiunge anche la nomina dei sottosegretari e viceministri cui deve provvedere Gentiloni. Fare presto e accontentare gli “appetiti” in particolare dei verdiniani i quali come è noto sono rimasti scottati dalla mancanza della nomina di un ministro. Al primo voto, quello sul decreto salvabanche, hanno fatto capire che senza di loro al Senato non si va da nessuna parte e che in campagna elettorale per Renzi è meglio non averli contro. In settimana, forse giovedì, Gentiloni dovrebbe essere in grado di fornire la lista. Quasi tutti, sottosegretari e viceministri, ben 43, dovrebbero essere riconfermati, anche il viceministro all’economia. Molte conferme e l’incognita dei verdiniani. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è ancora al lavoro per definire i sottosegretari del nuovo governo. La nomina era in programma per i giorni successivi all’insediamento, ma è slittata a dopo Natale. Secondo le ultime indiscrezioni, la pratica verrà chiusa in settimana, molto probabilmente giovedì 29 dicembre, quando si dovrebbe tornare a riunire il Consiglio dei ministri. Tra i problemi che Gentiloni dovrà risolvere: in primo luogo comprendere a chi affidare l’impegnativa delega dei Servizi di sicurezza e, in seconda battuta, se avvalersi della collaborazione organica di Ala nella maggioranza e quindi attribuire gli incarichi in base al peso specifico in Parlamento della componente verdiniana.

In ballo 43 poltrone di sottosegretari e viceministri. Riconferme quasi per tutti

I posti tra sottosegretari e viceministri sono 43. I nuovi ingressi previsti sono limitati, anche nell’ottica di durata breve dell’esecutivo (almeno stando agli annunci). Due sono certi e riguardano i sottosegretari al ministero dell’Istruzione che vanno a casa a far compagnia alla Giannini il cui posto è stato preso dalla Fedeli. Fra gli spostamenti quello di Davide Faraone dall’istruzione al ministero delle infrastrutture retto da Delrio. Faraone è molto interessato, il suo asso da giocare è, vien voglia di ridere, il ponte sullo Stretto. Confermato il viceministro all’economia, Enrico Zanetti, onnipresente nei talk televisivi, ora intruppato con Ala-Scelta civica. Ma Verdini punta a qualche altro sottosegretario e ad un “ riconoscimento” del ruolo del gruppo che a lui fa capo.

Dal presidente dei senatori Pd un “messaggio” anche al Capo dello Stato

Torniamo così da dove siamo partiti, l’intervista in cui Zanda dà il benservito a Gentiloni e  invia un messaggio al Presidente della Repubblica chè stia pronto a indire nuove elezioni. Ricorda che “anche nel Pd c’è molta smemoratezza sul bilancio degli ultimi tre anni. Senza le misure del governo Renzi l’Italia non starebbe a discutere dei 600 mila occupati in più, ma di 600 mila in meno”. Non è vero, ma fa finta di crederci. Potrebbe parlare anche dei disoccupati che non diminuiscono, dei giovani senza lavoro ma sarebbe chiedergli troppo. Nel nome di Renzi Matteo, uno per tutti, tutti per uno.

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