Vademecum per il Pd: ruolo, politica, taglio netto col passato recente. Il suo segretario: verrà eletto dagli iscritti e non da chi passa per strada. Un sogno? Sì, ma lasciatecelo vivere prima dell’Assemblea

Vademecum per il Pd: ruolo, politica, taglio netto col passato recente. Il suo segretario: verrà eletto dagli iscritti e non da chi passa per strada. Un sogno? Sì, ma lasciatecelo vivere prima dell’Assemblea

Un Congresso subito, no, congresso alla scadenza naturale in autunno, prima delle elezioni politiche oppure dopo, quanto dura, un giorno, due giorni, la base dei Circoli, se ci sono ancora, sarà coinvolta oppure sarà solo una conta nazionale per eleggere il segretario, sarà automaticamente anche il candidato premier, al voto parteciperanno solo gli iscritti oppure anche il primo che passa per strada. Tanti interrogativi cui dovrà dare una risposta l’Assemblea nazionale. Cosa non facile, non è chiaro neppure se la relazione con cui verranno aperti i lavori sarà tenuta da Renzi Matteo il quale dopo lo schiaffone subito con il referendum costituzionale preferisce concludere i lavori affidando ai Guerini o agli Orfini del caso l’onore, meglio l’onere di aprire con relazioni che non dicono niente. Qualcuno della minoranza prende la parola, in breve perché i membri della direzione devono tornare a casa. Subito zittiti, quando non offesi, da interventi del clan renziano già  pronti, poi il premier dice l’ultima parola, quella che conta, tanto ha la maggioranza assoluta. Tutti a casa. Non abbiamo la sfera di cristallo. Non sappiamo, neppure alla lontana, come si aprirà e come si concluderà l’adunata del Pd, un pattuglione di circa 950 persone. Ma anche questo numero non è certo. Per ora si sa solo che i concorrenti insieme, meglio contro, sono due, forse tre, Roberto Speranza, già capogruppo Pd alla Camera e il governatore della Toscana, Rossi. Emiliano, il governatore della Puglia non ha ancora deciso.

 Uno scenario che dovrebbe  partire dai Congressi di Circolo, da rifondare

Nell’attesa, ci permettiamo di suggerire una specie di vademecum per il  segretario futuro. Se ovviamente verrà eletto con regolare congresso dove per gli organismi di partito votano solo gli iscritti. Se invece di tratta di una elezione con primarie di strada, quelle in cui si vendono e si comprano voti, cambia lo scenario. I componenti degli organismi dirigenti, il segretario in primo luogo non devono rispondere a nessuno. Del resto sarebbe impossibile andare a ritrovare chi passava per caso vicino a un seggio e già che c’era votava. Il nostro vademecum prevede che il dibattito congressuale parta dai Circoli. Oggi, di fatto, sono abitati solo da parlamentari, ogni tanto amministratori comunali, regionali, municipali, aspiranti amministratori, qualche amministratore di aziende pubbliche, incarico molto appetibile e aspiranti a diventare quelli di cui sopra. Se si desse la possibilità di discutere davvero di politica, di far contare gli iscritti, di resuscitarli sarebbe un bene non solo per il Pd, ma per il Paese. Magari, volendo, potrebbe essere aperta una vera campagna di tesseramento, consentendo la partecipazione al voto a chi si iscrive diciamo sei mesi prima della data dell’assise. Dai Congressi di Circolo vengono eletti i delegati a quelli di Federazione, poi dei Regionali, i quali eleggono i loro organismi dirigenti e i delegati al Congresso nazionale. Insomma qualche mese di dibattito, prendendo contatti con il Paese reale, mettendo a punto un progetto di società e di governo, chiarendo la natura del Pd, una forza politica che si colloca nel campo della sinistra, le sue alleanze, il rapporto con le forze sociali, il sindacato.

Il segretario primus inter pares. La sua sede il partito, non Palazzo Chigi  

Il segretario, un primus inter pares ne avrebbe di lavoro da fare. Se fosse parlamentare dovrebbe tenere un rapporto costante, nel caso il Pd diventasse il partito di maggioranza in una coalizione che governa il Paese, con i “suoi” rappresentanti nell’esecutivo. Mai gli venga l’idea di diventare lui stesso il premier. Significherebbe un partito prigioniero delle logiche di una coalizione governativa, incapace di essere forza politica, culturale, sociale. Il segretario ovviamente avrà la sua sede abituale nei locali del partito, il Nazareno che Renzi ha frequenato molto poco anzi quasi mai. Forse l’hanno frequentata di più i beluscones quando hanno sottoscritto il patto, che, appunto, porta il nome della sede Dem. Se parlamentare, deve trovare il tempo di  seguire i lavori, intervenendo anche nei dibattiti più significativi, mantenendo un rapporto costante con i presidenti dei gruppi di Camera e Senato, con i direttivi dei gruppi che sarebbe utile far funzionare. Magari potrebbe dedicare il lunedì ad una riunione di segreteria, una vera innovazione questa, dato che Renzi Matteo non poteva disertare un consiglio dei ministri oppure un volo con l’aereo presidenziale per incontrare qualche capo del governo dicendo che era impegnato a discutere, al Nazareno, con Guerini, Orfini, Serracchiani. Sempre al Nazareno, c’è uno spazio molto ampio per qualche riunione con i leader dei sindacati, Cgil, Cisl, Uil, un tantino di più con quelli della Cgil, magari sono, taluni, anche iscritti al Pd. Si dirà: ci sono anche le organizzazioni degli imprenditori, i banchieri, e via dicendo. Oggi il segretario presidente è un abituè dei luoghi dove costoro si ritrovano, cerimonie ufficiali, un po’ untuose, venghino, venghino al Nazareno per dirla alla proletaria. Ha bisogno il segretario di un grande partito di governo, teniamo per noi la parola lotta, di personalità del mondo della cultura, dell’arte,  dell’economia, costituzionalisti che gli evitino sconfitte, ceffoni sonori come è accaduto il 4 dicembre. Una volta facevano parte degli organismi dirigenti, per dirne una, del vecchio Pci, poi anche del Pds, dell’Ulivo, che non c’è più e sarebbe una illusione pensare di poterlo reinventare. Un Pd nuovo di zecca, aperto alla società, alle forze di progresso che ci sono, che guarda per esempio ai tre quesiti referendari posti dalla Cgil, alla Carta dei diritti dei lavoratori, una organizzazione con quasi sei milioni di iscritti, tanto per dirne una, sarebbe davvero una bella notizia. Un sogno? Sì. Domani l’assemblea del Pd lo straccerà. Lasciatecelo vivere  per un pugno di ore.

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