Usa. Obama ordina ai servizi di intelligence di investigare su probabili inquinamenti telematici delle elezioni

Usa. Obama ordina ai servizi di intelligence di investigare su probabili inquinamenti telematici delle elezioni

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ordinato una “verifica completa” degli attacchi cibernetici che hanno visto coinvolto il processo elettorale delle presidenziali dell’8 novembre, vinte dal repubblicano Donald Trump e perse dalla democratica Hillary Clinton. Attacchi, imputati ad hacker russi anche se non è stato esplicitamente accusato finora il governo di Mosca, che hanno colpito il partito democratico (alla convention di luglio) e le commissioni elettorali di alcuni stati prima del voto.

“Il presidente ha ordinato ai servizi di intelligence di effettuare (entro il 20 gennaio 2017, quando lascerà l’incarico) una verifica completa di quanto è accaduto durante il processo elettorale del 2016”, ha annunciato Lisa Monaco, consigliere di Obama per la sicurezza nazionale, spiegando che è vitale “capire cosa questi attacchi abbiano comportato, cosa sia successo e condividere quale lezione abbiamo appreso” da questo evento. Obama non ha tuttavia chiarito se il dossier ordinato ai servizi di intelligence sarà poi reso pubblico.

L’iniziativa del presidente uscente – 42 giorni esatti dalla fine del suo incarico, il 20 gennaio 2017 – avviene in risposta alle forti pressioni dei democratici in Congresso affinché rivelasse i dettagli dell’attività sia degli hacker russi che dei siti di disinformazione, sostenuti da Mosca, nella campagna elettorale, accusati di aver alterato l’esito finale del voto. Tra i documenti trafugati le email della presidente del partito democratico, Debbie Wasserman Schultz, da cui emerse il sostegno totale del partito a Hillary Clinton contro il rivale Bernie Sanders (Wasserman fu costretta a dimettersi); quelle inviate e ricevute dal capo dello staff di Clinton, John Podesta, diffuse da WikiLeaks, il cui co-fondatore Julian Assange considera l’ex segretario di Stato il suo nemico n. 1 perché nel 2010, quando era a capo della diplomazia Usa, rivelò 260.000 file di documenti segreti del dipartimento di Stato. Il ministero della Sicurezza Interna e il direttore della National Security Agency (che coordina le 16 agenzia di spionaggio Usa) emisero il 7 ottobre – un mese prima delle elezioni presidenziali dell’8 novembre – un comunicato congiunto in cui accusarono “il governo russo di essere il regista delle recenti violazioni delle email di cittadini, istituzioni e organizzazioni politiche Usa – sottolineando che – questi furti sono tesi ad interferire con il processo elettorale Usa”. In un’intervista pubblicata mercoledì sulla rivista Time, Trump ha negato ogni elemento di veridicità alle accuse degli attuali e dimissionari vertici dell’intelligence (nominati da Barack Obama). Non solo. Alla domanda se ritenesse che gli 007 avessero agito politicamente motivati, Trump rispose: “Penso di sì. Non ritengo che (i russi) abbiano interferito. Questa è diventata una baggianata. Ogni volta che faccio qualcosa loro dicono è la Russia che ha interferito’. Ma potrebbe essere la Russia, la Cina o anche un tipo da casa sua in New Jersey”.

Non è un caso, però, che l’ordine di Obama ai servizi di intelligence di produrre un’inchiesta sul probabile inquinamento telematico delle elezioni sia venuto il giorno dopo che la stessa Clinton aveva accusato le cosiddette “fake news”, cioè le notizie false, che “sono un pericolo per la democrazia Usa che va affrontato rapidamente”. Hillary Clinton, in una rara apparizione pubblica a un mese dal voto aveva aggiunto: “Dobbiamo lottare per la nostra democrazia”, riferendosi a quella che ha definito “l’epidemia di fake news calunniose e falsa propaganda da cui sono stati inondati i social network nell’ultimo anno”.  Per combattere contro le false notizie, Clinton ha invitato a intervenire sia il settore privato che quello pubblico. “Adesso è chiaro che le cosiddette ‘fake news’ possono avere conseguenze nel mondo reale. Non si tratta di politica o partigianeria. Vite sono a rischio. Vite di persone ordinarie”, ha detto. La stessa ex segretaria di Stato è stata oggetto di ‘fake news’: post su internet sostenevano che una pizzeria a Washington fosse la centrale di un giro di pedofilia gestito da Clinton.

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