Strage di Berlino, caccia ai complici di Anis Amri. Perquisizioni ad Aprilia. Espulso un tunisino radicalizzato residente nel bresciano

Strage di Berlino, caccia ai complici di Anis Amri. Perquisizioni ad Aprilia. Espulso un tunisino radicalizzato residente nel bresciano
Mentre a Berlino è stato arrestato e rilasciato uno dei presunti e probabili fiancheggiatori di Anis Amri, gli investigatori italiani arrivano fino alla provincia di Latina. Immediatamente dopo la sparatoria in cui a Sesto San Giovanni è stato ucciso l’autore della strage del 19 dicembre scorso a Berlino, le indagini si erano concentrate sulla ricostruzione degli spostamenti del terrorista dalla Germania. E poi gli interrogativi sul perché si trovasse in Italia, nuovamente, e sui possibili collegamenti con altre cellule. Una pista a cui sono seguite diverse perquisizioni anche in provincia di Latina su cui l’interesse degli inquirenti si sarebbe concentrato in modo particolare. I controlli sarebbero scattati all’interno di due abitazioni ad Aprilia, dove avevano la residenza o comunque abitavano, cittadini mediorientali o dei paesi rivieraschi del mediterraneo che avevano avuto direttamente o indirettamente, contatti con Anis Amri. Tutta la storia e la vita in Italia del terrorista che ha portato morte e terrore a Berlino, sono stati ricostruiti dalla nostra intelligence, grazie ad un assiduo controllo del territorio delle forze dell’ordine. Quello che sembra certo è che Amri, dopo il suo arrivo in Italia, le resistenze e le violenze che lo hanno visto protagonista nei centri d’accoglienza profughi, si sia radicalizzato. L’uomo avrebbe avuto contatti frequenti con la malavita nordafricana legata al traffico di sostanze stupefacenti e probabilmente avrebbe anche lui svolto il compito di ‘soldatino-pusher’ nel nostro Paese, per avere risorse economiche necessarie per restare prima in Italia e successivamente raggiungere la Germania per il suo folle piano criminale.
Intanto con un volo decollato da Roma Fiumicino e diretto a Tunisi, è stato espulso, per motivi di sicurezza dello Stato, un 23 enne tunisino, residente in provincia di Brescia. Lo ha reso noto il Viminale. Le indagini di polizia hanno documentato che lo straniero era collegato a un foreign fighter marocchino, già domiciliato nel milanese, con il quale era in contatto tramite social network. Rientrato in Italia il 15 agosto scorso, dopo un prolungato periodo in Tunisia, il cittadino tunisino aveva manifestato chiari indicatori di radicalizzazione. “A metà novembre 2016 aveva ricevuto indicazioni, da persona a lui nota, di compiere attentati in Italia simili a quelli compiuti in Francia e in Belgio, per ritorsione contro le operazioni dell’Italia in Libia”. A precisarlo è il Viminale in una nota citando i risultati di “attività investigative, operate anche con la collaborazione internazionale e dei servizi di intelligence”.
Con il provvedimento eseguito oggi salgono a 132 gli espulsi con accompagnamento in frontiera dal gennaio 2015, di cui 66 nel 2016.
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