Statistiche. Ancora un bluff. L’occupazione non cresce, i giovani sempre più senza lavoro. Gentiloni come Renzi: “Buone notizie”. Scacchetti (Cgil): la nuova occupazione è fatta di precari

Statistiche. Ancora un bluff. L’occupazione non cresce, i giovani sempre più senza lavoro. Gentiloni come Renzi: “Buone notizie”. Scacchetti (Cgil): la nuova occupazione è fatta di precari

“Buone notizie su crescita, contratti stabili, riduzione sofferenze bancarie”. Sembrano le parole che Renzi Matteo non perdeva occasione di pronunciare quando Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inpdap e chi più ne ha più ne metta, diffondevano i dati sulla situazione economica del paese. Invece sono di Paolo Gentiloni, che ha preso il suo posto a Palazzo Chigi e lo imita in tutto e per tutto. Non a caso il governo che lui ora presiede è stata definito una “fotocopia”. Magari addolcisce la pillola, non se la sente di sfarfallonare come il giovanotto di Rignano, ora in ritiro a Pontassieve. E aggiunge: “Possiamo fare di più. Fiducia negli italiani e impegno su lavoro”. Davvero ci vuole una bella faccia tosta. Perché il “segreto” di queste statistiche, ma non meritano neppure questo nome, la statistica è una scienza e non mercato di numeri messi insieme per far felice chi comanda, è quello di affastellare dati in modo tale che  tutto risulti come un ode al benessere.

Gaffe del premier: “Si riducono le sofferenze bancarie”. La Bce la pensa diversamente

Comprendiamo che Gentiloni si trovi in una situazione imbarazzante a dover  commentare numeri che riguardano la gestione Renzi, anche se pure lui faceva parte del governo, ministro degli esteri niente meno, e qualcosina di meglio poteva fare. Ma ogni cosa ha un limite. Quando parla di riduzione di sofferenze bancarie verrebbe voglia di fare una risata. È come citare la parola corda in casa dell’impiccato. Una gaffe in piena regola. Pensiamo che sia a conoscenza di come la pensa la Banca Centrale europea, quella presieduta non da un nostro acerrimo nemico, ma da Mario Draghi che ha fatto di tutto per non mettere in difficoltà il nostro paese, o meglio un sistema bancario in profonda crisi. Solo il ministro Padoan persevera, anche di fronte all’evidenza, leggi Monte Paschi e non solo, le quattro banche, poi altre quattro, per non parlare della partita Vivendi-Mediaset, di Parmalat ormai tutta francese, tanto per citare gli ultimi eventi.

D’Attorre (Sinistra italiana): “Padoan non può restare al suo posto”

Alfredo D’Attorre, dell’esecutivo nazionale di Sinistra italiana ricorda che nel giugno scorso il ministro Padoan affermava: “In 2 anni il sistema bancario è più solido grazie a riforme, gestione sofferenze, fusioni e acquisizioni, ricapitalizzazione. Non può restare al suo posto – afferma D’Attorre – chi per mesi ha mentito, e pure dopo il referendum continua ad ubbidire alla Bce anziché all’art.47 della Costituzione”. Ma la serie storica delle affermazioni di Padoan è ricca: proprio qualche giorno fa aveva fatto sapere che con la Ue era tutto a posto, aveva parlato lui a proposito del decreto da 20 miliardi, che fra l’altro non ci sono. Poi si scopre che l’orchestra europea non è proprio in sintonia con il nostro governo. Stante questa situazione non ci  meravigliamo di come  mettendo insieme numeri su numeri, senza il minimo di una analisi come si dovrebbe convenire a chi opera nel settore della statistica, si dia del nostro Paese una visione del tutto sbagliata che non trova riscontro nella realtà. La parola chiave dei numeri diffusi è “fiducia”. Sembra che gli italiani sprizzino fiducia da ogni poro della pelle. Interpellati proprio nel periodo  natalizio la loro fiducia nel futuro è aumentata passando da 108,1 a 111,1. Si torna a come eravamo nel luglio del 2016. Vedete che il trucco c’è. Vuol dire che nei periodi precedenti, quando la statistica diceva che i nostri concittadini erano ottimisti non era vero. Al massimo torniamo a come ci sentivamo a luglio. Non che andiamo meglio. Da notare che stando ai primi dati sulle spese natalizie non c’è proprio da stare allegri, stando alle rilevazioni delle associazioni dei commercianti. Anzi. Poi  che dire della “previsione” di una accelerazione del Pil nei prossimi mesi, quando cala invece la fiducia delle imprese, passando da 101,4 a 100,3? Ridicolo, se non fosse drammatico, il fatto che l’Abi, l’associazione dei bancari, prevede una economia in crescita anche se “a ritmo lento”. Sarebbe meglio che Abi guardasse fra le mura degli istituti di credito. C’è anche chi titola “Natale batte la crisi di governo”.

Trefiletti e Lannutti: “In che paese Istat ha fatto le rilevazioni?”

Commentano Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef: “Ma in quale paese hanno effettuato le rilevazioni, non certo in Italia”. Non gli si può dar torto. Certi giornali hanno proprio perso il senso del pudore. Così come il quadro fornito da Istat, Ministero  del Lavoro, Inps e Inpdap che, a prima vista, offre un segno dell’ottimismo rispetto al problema lavoro. Numeri, quelli, che fanno godere il ministro Poletti e altri che si occupano o meglio fanno finta di occuparsi di economia. Centinaia di migliaia di posti di lavoro nuovi, allora non è vero che il Jobs act ha fallito, sono quei cattivoni della Cgil che vogliono addirittura fare un referendum. Gratta gratta guardiamo i numeri veri, quello che ci lasciano i padroni, scusate, gli imprenditori, dopo aver incassato 18 miliardi per le assunzioni a tempo indeterminato. Ci lasciano un saldo positivo pari a 93 mila unità lavorative di cui 83 mila a tempo determinato e 10 mila indeterminato. I giovani in cerca di occupazione aumentano. Ma, si dice, diminuiscono gli inattivi. Certo, perché l’aumento dell’invecchiamento riduce la inattività. Dulcis in fundo, i voucher. In nove mesi sono cresciuti del 44% toccando i 109 milioni.

Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, in una dichiarazione a Rassegna.it afferma che una lettura attenta dei dati diffusi oggi “ci allontana dai commenti prevalentemente positivi che si rincorrono: sono molti i fattori di preoccupazione da evidenziare, dal calo della crescita dei posti di lavoro alla prevalenza dei contratti precari, passando per la conferma dell’esplosione dei voucher e per l’altissima percentuale di disoccupati, soprattutto giovani”. Innanzitutto la crescita dell’occupazione è in calo nella seconda parte del 2016, spiega, “dato che dimostra che anche l’aumento dei cosiddetti ‘contratti stabili’ è stato prevalentemente effetto degli sgravi contributivi del 2015, diminuiti quest’anno. Inoltre – prosegue – gran parte della nuova occupazione è fatta di contratti precari: quando va bene tempi determinati o lavoro interinale, quando va male di voucher, un vero e proprio dramma” dice, e invita chi continua a considerarli un fenomeno marginale “a conoscere le storie di chi, sfruttato, vede nei buoni lavoro, spesso accompagnati da tanto lavoro nero, l’unica prospettiva di reddito”.

Tutta la scommessa del Jobs act è ferma al palo. Piano del lavoro e referendum

Sottolinea il persistere di “un’altissima percentuale dei disoccupati, specie fra i giovani” e afferma che “tutta la scommessa del Jobs act sul rilancio delle politiche attive è oggi ferma al palo”. Sul tema delle politiche passive, la dirigente sindacale si dichiara “preoccupata per la cessazione di strumenti quali la mobilità e la cassa in deroga, che sono stati fondamentali per sostenere l’occupazione in questi anni di crisi, di cui continuano a sentirsi gli effetti. Rilancio degli investimenti, politica industriale, diritti e lavoro di qualità sono pertanto le uniche ricette per dare una spinta, concreta e forte, a crescita e occupazione”, sostiene Scacchetti, che conclude: “Per questo ribadiamo le nostre rivendicazioni per un Piano del lavoro, per la Carta dei diritti universali e per i quesiti referendari che la sostengono”.

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