Governo. Anche il Senato dà il via libera a Gentiloni con 169 voti a favore. Scoppia il caso Poletti sul referendum Cgil

Governo. Anche il Senato dà il via libera a Gentiloni con 169 voti a favore. Scoppia il caso Poletti sul referendum Cgil

La maggioranza ha retto al Senato dove il governo Gentiloni ha incassato la fiducia, anche senza l’apporto dei parlamentari verdiniani di Ala. Dall’analisi dei tabulati del voto emerge che il Pd ha incassato 111 voti: tra questi non figurano quello del presidente Grasso, che tradizionalmente non vota, e quello del senatore Felice Casson. Sono compresi invece i voti dei senatori a vita Napolitano e Cattaneo. Da Ap sono arrivati 28 voti a sostegno dell’esecutivo Gentiloni, sui 29 complessivi (manca Sacconi che non ha votato, in dissenso dal gruppo). Dalle fila delle Autonomie, che conta 19 senatori, sono arrivati 16 sì: sono mancati i voti dei senatori a vita Rubbia e Piano e del senatore Zinn, assenti. Dal composito fronte di Gal l’apporto ai sì è arrivato dai senatori Villari, Naccarato e D’Onghia. Mentre Davico, altro esponente ‘governativo’ del gruppo, non ha votato. Dal gruppo Misto è giunto un voto di sostegno al governo dai senatori Della Vedova, Bencini, Molinari, Romani, Bondi, Repetti, a cui si aggiungono Fucksia, Rossi, Monti, e gli ex Sel del Misto Stefàno e Uras. Il Movimento 5 Stelle del Senato non ha scelto l’Aventino e alla seconda chiama del voto di fiducia al governo Gentiloni, ha votato compatto no. Sono stati in 30 su 35 a esprimere il voto contrario. A differenza dei deputati che ieri hanno abbandonato l’Aula della Camera, al Senato, alla luce dei numeri diversi e delle incognite del voto, si è preferito, viene spiegato, partecipare al voto per fare sentire il peso dell’opposizione e il peso dei 20 milioni di No al referendum.

 Scoppia il caso Poletti, che sentenzia come un novello Mago Zurlì: “se si vota si rinvia il referendum sul Jobs act”

Il confermato ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che proviene da una lunga tradizione del comunismo imolese e dal mondo cooperativo, coautore di tutte le leggi ammazza-lavoro e crea-schiavitù, si permette il lusso di sollevare una polemica sul voto referendario sui quesiti proposti dalla Cgil, proprio sul Jobs act. Poletti afferma che “se si dovesse andare ad elezioni anticipate diventa ovvio che per legge l’eventuale referendum sul jobs act sarebbe rinviato”. Il ministro del Lavoro ha risposto così a chi gli chiedeva se nel dibattito interno al Pd la decisione della Corte Costituzionale sul referendum sul Jobs act, prevista per il prossimo 11 gennaio, potesse creare e favorire nuove spaccature. Poletti sul merito dell’eventuale sentenza ha aggiunto che “Il governo attende la decisione nel pieno rispetto delle competenze della Corte Costituzionale”.

La dura reazione di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: “Poletti ha la sfera di cristallo?”

“Immagino che Poletti abbia la sfera di cristallo e abbia assunto le funzioni del presidente della Repubblica… Penso che bisogna confrontarsi con i problemi invece di pensare di rinviarli” ecco come la leader della Cgil, Susanna Camusso, arrivando alla presentazione di un libro, replica al ministro del Lavoro che ha previsto il voto anticipato per evitare i referendum della Cgil sul Jobs act. Rispetto a possibili modifiche legislative per annullare i quesiti promossi dal sindacato di corso d’Italia Camusso avverte: “Non si possono fare furberie come quelle inserite nella ultima legge di bilancio e nei decreti correttivi del jobs act sui voucher”.

Nicola Fratoianni, coordinatore di Sinistra Italiana: “volete evitare il referendum? Cancellate Jobs act, reintroducete l’articolo 18 ed eliminate i voucher” 

“Il governo vuole impedire agli italiani di votare sui referendum contro i voucher e il Jobs Act? Bene. Evidentemente hanno compreso tutto del voto del 4 dicembre. Siamo davanti ad una scena francamente inguardabile”, afferma Nicola Fratoianni. “Se il governo e la maggioranza vogliono evitare i referendum hanno una sola strada: cancellare i voucher e reintrodurre l’articolo 18 nelle modalità chieste dai quesiti. Altrimenti, se la Consulta il prossimo 11 gennaio li ammetterà, l’esecutivo convochi la consultazione nella prima data utile. In questo modo si può consentire ai cittadini di esercitare il proprio diritto di esprimersi e permettere di svolgere il voto comunque entro l’estate. Il resto è solo la riproposizione di arroganza – conclude Nicola Fratoianni – che come si è visto recentemente provoca il rifiuto dei cittadini”.

Loredana De Petris, capogruppo al Senato di Sinistra Italiana: “Gentiloni smentisca al più presto le incredibili affermazioni di Poletti”

“È inaudito e gravissimo che il ministro del Lavoro ammetta di voler andare alle elezioni in primavera per evitare il referendum sul Jobs Act. Mi chiedo quale concezione della democrazia alberghi nella testa di questi ministri. Non gli basta aver schiaffeggiato gli elettori riproponendo lo stesso governo sconfitto dal referendum? Adesso spiegano anche spudoratamente che la loro intenzione è sottrarre agli elettori il diritto di votare”, dichiara Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto. “Mi auguro – prosegue De Petris – che il presidente del Consiglio smentisca al più presto le affermazioni incredibili del suo ministro del Lavoro. Di certo non riesco a immaginare viatico peggiore per un governo che già nasceva malissimo”.

 

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