Salvabanche: prove di inciucione. Col governo Forza Italia e i verdiniani votano il decreto da 20 miliardi in conto al debito pubblico. Monte Paschi: liquidità solo per quatto mesi. Fratoianni (SI) “Una classe dirigente irresponsabile e famelica”. Boccia (Pd): Renzi non ha mai ascoltato il Parlamento

Salvabanche: prove di inciucione. Col governo Forza Italia e i verdiniani votano il decreto da 20 miliardi in conto al debito pubblico. Monte Paschi: liquidità solo per quatto mesi. Fratoianni (SI) “Una classe dirigente irresponsabile e famelica”. Boccia (Pd): Renzi non ha mai ascoltato il Parlamento

L’occasione, come si dice, fa l’uomo ladro. Al primo stormir di fronda eccoli in grande spolvero Forza Italia e Ala-Sc a sostegno del decreto salvabanche, Monte Paschi in testa. Verdini aveva messo il broncio quando si era accorto che nel governo Renzi bis, leggi Gentiloni, non aveva ottenuto il ministro richiesto. Berlusconi faceva capire che mai e poi mai avrebbe votato il Mattarellum. Ma, come hanno dichiarato alla Camera e al Senato, loro quando c’è da assumersi delle responsabilità a fronte di difficili passaggi della vita politica, nell’interesse esclusivo dei cittadini, ci sono. “Posizioni responsabili”, ha puntualizzato Berlusconi. Il decreto con i venti miliardi, a garanzia dell’aumento di capitale da parte dei privati, nel caso la ricapitalizzazione da 5 miliardi non andasse in porto, ora è legge. Alla Camera i voti favorevoli sono stati 389, quelli contrari 134, le astensioni 8. Al Senato 221 sì, 60 no e 3 astenuti. Il dibattito su un argomento così importante, la salvezza delle banche, Monte Paschi è la terza banca del nostro Paese, in aule pressoché deserte. In particolare quando a Montecitorio ha preso la parola il ministro Padoan l’aula aveva un aspetto spettrale. Al Senato Padoan ha preferito lasciare il posto alla ministra Finocchiaro, suscitando qualche protesta da parte delle opposizioni. Proteste in primo luogo per le affermazioni del ministro il quale ha minimizzato il problema banche parlando di “un sistema finanziario nella sua complessità solido, sano, con alcuni casi critici ben noti che hanno ciascuno caratteristiche specifiche”. Tanto solido da richiedere un indebitamento da parte dello Stato, dei cittadini cioè, di ben venti miliardi. Fra l’altro non è dato sapere come, quando, dove verranno utilizzati.

Il ministro Padoan nega l’evidenza della grave situazione del sistema bancario

Dice Padoan che “il maggior indebitamento richiesto non verrà utilizzato per intero. La natura precauzionale di questa misura spiega essa stessa la dimensione della cifra proposta, cioè i 20 miliardi, che non sono identificati necessariamente con una allocazione caso per caso, euro per euro, ma è una cifra sufficiente a dare un impatto segnaletico (ci sono risorse sufficienti) ma non esagerato, perché – ha concluso – indurrebbe a pensare che la situazione di gravità del sistema bancario italiano sia più grave di quello che è, e non lo è, ribadisco”. Ha però dovuto accettare di inserire nella mozione di maggioranza un passaggio che parla di “una valutazione condivisa dei provvedimenti attuativi con tutti i gruppi parlamentari”. Un giudizio positivo  su questo richiamo al ruolo dei gruppi parlamentari viene dato da Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, che parla di “un primo nuovo passo nella relazione tra governo e Parlamento sul funzionamento del sistema bancario italiano”. Esprime una dura critica nei confronti del governo Renzi quando afferma che “in questi tre anni il Parlamento, a più riprese e in momenti difficili e delicati  aveva dato contributi significativi al governo Renzi sulla tutela del risparmio, sulla riforma delle Banche popolari e sui meccanismi necessari per smaltire le sofferenze e sostenere gli aumenti di capitale che il mercato non garantisce. La mancanza di ascolto, come ho più volte ribadito in Parlamento, è stato un limite per tutti. Questa prima apertura ha consentito immediatamente un allargamento dell’area parlamentare sulle misure connesse alle Banche. Ora questo filo sottile appena ricostruito – conclude – deve essere rafforzato il più possibile nei prossimi mesi anche con il contributo di tutti i gruppi parlamentari”. Un “consiglio” per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Fratoianni: Risparmi delle persone confusi con investimenti finanziari e di altre banche, una mangiatoia

Qualcosa più di un consiglio, una indicazione puntuale viene da Nicola Fratoianni, Sinistra italiana, il quale ricorda che “per anni il sistema bancario non ha visto riforme. Hanno confuso i risparmi delle persone con gli investimenti finanziari e di altre banche ne hanno fatto mangiatoie, a favore di potentati e rappresentanti politici, rischiando di lasciare sul lastrico i lavoratori e i risparmiatori. Però poi chi ha responsabilità non paga mai. Oggi  – prosegue  – il governo propone un fondo da 20 miliardi di euro, e poi dicono che non ci sono mai le risorse per altro, a iniziare dalla lotta alla povertà. Sinistra Italiana ha sempre proposto la nazionalizzazione degli istituti di credito in crisi, a patto che i responsabili paghino, che si salvino lavoratori e risparmiatori e che la situazione cambi. Perché c’è una cosa che non si può più fare in questo Paese: scaricare sui cittadini le colpe e i debiti provocati da una classe dirigente irresponsabile e famelica”.

Il titolo Mps sprofonda in Borsa, terrore per 5 milioni di risparmiatori

Mentre Camera e Senato votavano il provvedimento da 20 miliardi, il titolo Mps sprofondava in Borsa, -10%, poi in rialzino, di nuovo giù a -10%, sospensione e ricaduta a -16.66. Portava all’inferno anche Mediobanca, Carige, Banco Popolare, Bpm, San Paolo. Le quotazioni della Banca più antica del mondo venivano congelate per eccesso di ribasso. Terrore per cinque milioni di risparmiatori i quali non sono per niente tranquillizzati dal decreto approvato. A chiusura, Piazza Affari se la cavava con un meno 0,16, ma per Mps non c’era niente da fare, chiudeva a -12,08. Chiesto un commento sulla disastrosa giornata del titolo il ministro Padoan affermava che “L’istituto di credito è attualmernte interessato a una operazione di mercato e ciò mi impedisce di parlare”. Ma la situazione, profonda crisi del Monte, è ormai delineata. Il tentativo di portare a termine l’aumento di capitale di 5 miliardi da parte dei privati è praticamente fallito. Giovedì, alle ore 14 scade il termine per l’adesione alla quota di aumento di capitale (65% destinata agli istituzionali). “Uno scenario- affermano voci autorevoli che vengono da Siena – che getta nel panico obbligazionisti e azionisti che temono per i propri investimenti, mentre gli stessi clienti vedono i propri risparmi minacciati dall’eventuale crisi del credito”. Vediamo i rischi del fallimento della ricapitalizzazione: nel caso di intervento dello Stato, se superiore al miliardo, il fondo Atlante si ritira, nella ricapitalizzazione le perdite saranno condivise con i privati. Oppure, si ipotizza in ambienti bancari, potrebbe entrare in funzione il bail-in, il battello di salvataggio che coinvolgerebbe azionisti, obbligazionisti  ed anche i correntisti. Questi ultimi sarebbero coinvolti solo se hanno depositi superiori a 100.000 euro. Nessun rischio per i titolari di conto titoli e di cassette di sicurezza. In caso di bail-in i bond verrebbero “forzosamente” convertiti in azioni. I piccoli risparmiatori in possesso di questi titoli sono circa 40 mila per un totale di 2 miliardi investiti. Lo Stato potrebbe intervenire ma nel rispetto delle regole europee.

Da Bruxelles  non arrivano buone notizie. Sperano ci sia un piano del governo. Ma non c’è

E da Bruxelles non vengono buone notizie circa l’intervento dello Stato. Fonti ufficiose fanno sapere: “Si spera che il tentativo di ricapitalizzazione tramite privati vada a buon fine. Altrimenti non c’è da attendersi, già entro fine anno, una qualche decisione della Commissione sulla compatibilità con le regole Ue sugli aiuti di Stato di un eventuale intervento pubblico italiano. Ma si presume che quantomeno entro allora l’Italia abbia già un piano predisposto”. Un piano che non c’è e di cui non si vedono ancora le tracce. Tutt’altro. Il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, nell’ultimo supplemento all’operazione di conversione e all’aumento di capitale, scrive che, in merito a indiscrezioni di stampa circa un intervento pubblico a favore del rafforzamento patrimoniale dell’istituto, ad oggi “non vi è certezza che lo Stato intervenga e, ove intervenga, non vi è certezza circa le modalità di tale intervento e dell’importo”. Nel  frattempo la banca comunica “un deterioramento della propria posizione nel breve-medio termine, con una liquidità positiva per i prossimi 4 mesi, a fronte degli 11 mesi indicati in precedenza”. Un Sos in piena regola, rivolto al governo. Perché, approvato il decreto, “non vi è certezza che lo Stato intervenga”. Una affermazione che aggiunge un carico da novanta agli errori commessi dal governo, Renzi in prima persona, che doveva intervenire prima e in modo diverso. Intanto qualcuno, l’azionista  pubblico di Mps, ministero dell’Economia, dovrebbe chiarire perché è stato defenestrato l’amministratore del Monte. Forse perché non era convinto che un grande finanziere di quelli che piacciono all’ex premier, Jp Morgan, avrebbe risolto tutto. L’arrivo dei fondi dal Quatar era dato per certo. Forse se Renzi avesse ascoltato Francesco Boccia la storia di Mps sarebbe stata diversa. Ma il presidente della Commissione Bilancio della Camera si dice sia molto vicino a Enrico Letta,  quel presidente del Consiglio cui Renzi  assicurò “stai sereno” e il giorno dopo lo mandò a casa. Figuratevi se poteva dare ascolto a Boccia.

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