Referendum. La brigata Dem-cristiana all’arrembaggio. Il “partito della continuità”. Cento “mattarelliani” in campo. Scalfari impugna la bandiera di Ventotene e offende chi vota no: “Marciano verso il nulla”

Referendum. La brigata Dem-cristiana all’arrembaggio. Il “partito della continuità”. Cento “mattarelliani” in campo. Scalfari impugna la bandiera di Ventotene e offende chi vota no: “Marciano verso il nulla”

Leggo, sgomento, quanto scrive Eugenio Scalfari in un editoriale, anticipato, visto che domenica si vota e non  può fare propaganda: Amici che votate no, c’è tra le tante ragioni una ragione profondamente ideale, un valore concreto che vi ricordo: il Manifesto scritto a Ventotene, dove erano al confino fascista, da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni: gli Stati uniti di Europa. La bandiera di Ventotene la porterete tra la gente di Brunetta, di Salvini e di Grillo? Ci avete pensato e avete deciso di chiudere gli occhi e di marciare al buio verso il nulla con l’unica intenzione di mandare Renzi in soffitta? Leggo sgomento perché se un grande giornalista si abbassa a scrivere cose non degne di se stesso, significa che questo Paese è caduto proprio in basso. Si potrebbe ricordare a Scalfari che Renzi ci ha già pensato a “portare la bandiera di Ventotene” fra Verdini e il suo clan, fra i voltagabbana che lo sostengono. Ma ciò che è più grave è che il fondatore di Repubblica sa bene che non è così. Sa bene che la Costituzione è stata votata anche da chi era stato fascista, da forze che con Ventotene e il Manifesto non avevano niente a che fare. Sa bene che in Parlamento molto spesso le opposizioni, da destra e da sinistra, esprimono, insieme, voti contrari alle legge proposte dalla maggioranza. Ma non per questo nelle piazze sventoleranno, insieme, le loro bandiere. Allora perché Scalfari, lui sì “chiude gli occhi e marcia al buio verso il nulla”? La spiegazione si trova in un altro passaggio.

L’editoriale di Scalfari: il Pd rafforzi la sua natura di centro-sinistra e si allei con forze moderate

Scrive: “Un partito nato come centro-sinistra (il  Pd a suo dire ndr) deve manifestare e addirittura rinforzare questa sua natura: soltanto se questa operazione viene effettuata in modo significativo, allora si possono cercare anche appoggi  e fiancheggiamenti nell’ambito di forze moderate”. Intanto dove è scritto che il Pd nasce come partito di centro sinistra? Se ben ricordiamo nasce non come un assemblaggio di partiti o di pezzi di partiti ma come una alleanza di forze progressiste, l’incontro di forze cattoliche, laiche del mondo della sinistra, socialista, comunista. Nella idea di Scalfari, non solo la sua, il Pd avrebbe al suo interno forze centriste e potrebbe allearsi con altre forze moderate, centriste. Un bel guazzabuglio. Del resto proprio Romano Prodi e Arturo Parisi, ai quali lo stesso Scalfari richiama per il bel gesto di votare sì non si sono mai dichiarati centristi. L’Ulivo non era una alleanza fra centristi e sinistra.

Il guazzabuglio renziano, la nuova, anzi vecchia, classe dirigente che ha in mano il partito

E, guarda caso, dal guazzabuglio renziano di cui è diventato sostenitore, spunta la nuova “classe dirigente del Pd”, quella che ha preso in mano le redini del partito. Certo, il premier e segretario del Pd, ha una sua “autonomia”, ma il percorso, sia vinca il sì, come sperano, sia vinca il no, lo indicano loro, i Dem-cristiani. Senza tanti giri di parole gli antenati democristiani che Renzi non ha mai rottamato e dei quali ha sempre fatto parte. Magari Scalfari poteva dare una occhiata al giornale sul quale scrive e che non si risparmia niente per fare campagna pro Renzi. Ma, ogni tanto, torna ai vecchi amori, la libertà e l’autonomia dell’informazione, e racconta della nuova Dc che si presenta sul mercato. Nasce così un articolo dal titolo indicativo: “Ecco i cento del partito del Colle. Continuità ma Renzi sia responsabile”. Già il Colle. Pochi giorni fa, conversando con degli studenti, aveva detto che “la persuasione non vuole proclami perché così funziona meglio”.

La “vigilanza” del Colle per il  dopo referendum. La “guardia del corpo” del premier

Noi avevamo colto al volo le sue parole. Erano una chiara indicazione che stava “vigilando” e si preparava al dopo referendum, lui, arbitro della situazione, come Costituzione vuole. Avevamo chiesto che dal linguaggio criptato era meglio passare alle parola chiare. Ci hanno pensato in tanti. Si tratta di cento parlamentari come indica Repubblica, tutti di provenienza democristiana tutti renziani. Lo dice uno del gruppo, uno che non parla troppo, ma conta. Pierluigi Castagnetti guardando al gruppo di deputati e senatori dice: “Tutti dc”. Rappresentano una specie di guardia del corpo di Renzi Matteo. Renzi forever, Renzi per sempre, dopo Renzi, Renzi. Ma sono loro a dettare le condizioni, Dario Franceschini in testa con  Graziano Delrio, Antonello Soro, Francesco Garofani, deputato dem definito “l’uomo di collegamento con il Colle”.

Il “pensiero” di Franceschini. Il ragazzo di Rignano faccia il bravo, eviti “fughe elettorali”

Ma il premier deve fare il bravo, niente colpi di testa. Se vince il sì, questo il pensiero di Franceschini, non si deve andare ad elezioni. Il ragazzo di Rignano deve evitare “fughe elettorali” e rinunciare alla “tentazione di far tabula rasa nel Pd”. E se vince il No? I cento non sono soli, possono diventare di più, puntando a una  “coalizione responsabile”. Ma Renzi deve fare il bravo. L’immagine che sta dando, o con me o contro di me, va bene per la campagna elettorale, forse neppure per quella. Ma per la “grande coalizione” , Casini è già pronto, Alfano potrebbe spiccare il volo, Verdini c’è già, i “mattarelliani” siciliani, di centrodestra non mancherebbero, ha bisogno di un “partito della continuità” che sia in grado di orientare la crisi. Con o senza Renzi. In fondo “il partito della continuità” è quello indicato da Scalfari, con il centro che dirige l’orchestra, la vecchia Dc che risorge, più forte di prima. Ci vorrebbe una sinistra all’altezza della situazione. Non  pare ci sia.

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