Referendum. Il governo taglia i fondi ai Comuni che devono sostenere le spese per lo svolgimento delle votazioni. La protesta dell’Anci Redazione

Referendum. Il governo taglia i fondi ai Comuni che devono sostenere le  spese per lo svolgimento delle votazioni. La protesta dell’Anci Redazione

Batosta sui comuni che hanno il compito di sostenere le spese necessarie per l’organizzazione e lo svolgimento del referendum. Mancano poche ore all’apertura dei seggi quando arriva in tutti i comuni una circolare inviata dalle prefetture. Si rende noto che il ministero dell’Interno ha deciso di ridurre del 60% le risorse con cui devono essere coperte le spese organizzative. I comuni si arrangino. I compiti degli enti locali sono molteplici, dall’allestimento delle sezioni dove sono collocati i seggi, alla presenza del personale (rapprsentante del sindaco e un ausiliario), allestimenti dei seggi, esposizione della bandiera tricolore, verifiche  della funzionalità degli impianti e dei servizi nei locali dove si vota, rapporti con i servizi elettorali centrali, consegna del materiale alla chiusura dei  seggi alla sede centrale in cui vengono depositati tutti i verbali del seggio. Insomma, un lavoro preparatorio che dura molti giorni con la disponibilità del personale addetto, che ha un costo, poi il personale che per due giorni, da sabato fino alla lunga notte dello scrutinio, dovrà svolgere tutte quelle mansioni necessarie perché le operazioni di voto avvengano nel modo migliore.

Tutte operazioni di cui il ministero dell’Interno e il ministro sono, o dovrebbero essere, bene informati. Perché allora  solo alla vigilia dell’apertura dei seggi sono stati decisi i tagli? La risposta è una sola. Per evitare che la protesta dei comuni trovasse un’eco di stampa, che rimanesse fra le quattro mura, non turbasse il clima idilliaco che Renzi Matteo vuole per questa vigilia elettorale. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole ma i tappi mai. L’Anci, l’associazione dei comuni, della Sardegna è la prima a mobilitarsi. Il presidente della associazione Pier Sandro Scano, scrive una lettera al presidente nazionale, Antonio Decaro, in cui chiede di intervenire, visto anche i buoni rapporti che ha con Renzi Matteo, per chiedere al governo di ripristinare i fondi. Dalla Puglia, sempre l’Anci, un nuovo allarme: “Una vera e propria batosta per tutti i Comuni costretti a fronteggiare una spesa non prevista”. I tagli, scrive Repubblica che ha lanciato la notizia, si aggirano attorno al 60 per cento e, denuncia l’Anci Puglia, pongono fuori legittimità le adozioni degli atti per la consultazione referendaria. “Il provvedimento emesso dopo il termine utile per effettuare variazioni, espone i Comuni – afferma la nota dei Comuni pugliesi – al rischio di formazione di debiti fuori bilancio e ad azioni risarcitorie da parte di fornitori di servizi. Inoltre, questo taglio preclude lo straordinario elettorale per il personale: il Comune deve scegliere se pagare i fornitori o il personale comunale”.

Danni e beffe per sindaci, comunità e territori

A questo punto interviene l’Anci nazionale, mentre da parte del ministero si fa scena muta, che ha chiesto, in modo formale al governo l’assicurazione della copertura integrale delle spese. “I Comuni pugliesi sono seriamente preoccupati per questo provvedimento inaccettabile e sono pronti a mobilitarsi con azioni concrete da intraprendere nei prossimi giorni se non sarà posto rimedio da parte del governo – si legge  nella nota- E’ inammissibile che il governo decida a posteriori di determinare i legittimi rimborsi che spettano ai Comuni, lasciandoli con interrogativi e ammanchi di risorse che devono invece essere destinate alle manutenzioni del patrimonio comunale, ai servizi alle persone e comunque, servono per far funzionare le città. L’auspicio dell’Anci, è che la questione possa essere risolta nelle prossime ore, per evitare danno e beffa per sindaci, comunità e territori”.

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