Referendum. Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, a Radio Articolo1: “Il 70% di giovani e lavoratori ha votato NO”

Referendum. Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, a Radio Articolo1: “Il 70% di giovani e lavoratori ha votato NO”

Quasi 20 milioni di elettori – quai il 70 per cento circa degli aventi diritto – hanno detto di no alla riforma costituzionale Boschi-Renzi. Un risultato di grandi proporzioni e di cui ha parlato questa mattina su Radio Articolo1 Danilo Barbi, che per la segreteria della Cgil nazionale ha fin qui seguito il settore delle istituzioni e, dunque, il referendum. “Una parte importante del paese – ha commentato il sindacalista – ha detto di no a un tentativo maldestro e sbagliato di modificare la Carta costituzionale”.

Il dato, ha aggiunto, è chiaro: “In Italia modificare in modo significativo la Carta non è un fatto banale e lo dimostra innanzitutto la partecipazione al voto: la più alta di qualunque referendum costituzionale precedente e che, tra l’altro, non era stata prevista quasi da nessun sondaggio”. Poi, naturalmente, il risultato, molto vicino a quel 62,8 per cento che bocciò la riforma del 2006, ma con la differenza non da poco “che allora voto ‘solo’ il 53 per cento degli aventi diritto”.

L’altro aspetto, continua Barbi, è l’azione del governo: “È la prima volta che una riforma votata dal Parlamento parte da un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri: non lo fece neanche il Centro-destra nel 2006. Inoltre, se in ultima analisi un governo chiede un voto sul governo stesso, quel voto arriva”. La lotta al populismo, in questo senso, per il dirigente della Cgil, si può fare solo insieme al popolo: “Bisogna mettere al centro l’effetto della crisi sociale prodotta dalla crisi economica; servono politiche diverse, che creino immediatamente lavoro. Bisogna indicare concretamente e subito, come dice la Cgil, un’alternativa economica a queste politiche disastrose: occorre un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, perché sennò questo paese rischia di rimanere preda inevitabilmente di un ritorno al nazionalismo”.

Che ci sia voglia di contare tra la gente è evidente. Lo dimostrano la partecipazione al voto e le firme raccolte dalla Cgil per i referendum contro il Jobs Act e la proposta della Carta dei diritti universali del lavoro: “Non mi sorprende – chiosa Barbi –. Ho sempre pensato che la crisi della politica sia un problema di offerta politica. È la proposta nel suo complesso che mostra grande debolezza, perché o sta dentro le compatibilità indicate dalle politiche europee, e questo non soddisfa, o prende strade che non si capisce bene dove portano e cosa producono. E anche questo crea disorientamento, insicurezza e perplessità. In questo contesto, la Costituzione si è dunque rivelata un tema di grande interesse per le persone, che hanno risposto andando alle urne”.

Interessante anche il dato del mondo del lavoro: “Dai dati che abbiamo, articolati per età, è chiaro che il no tra giovani e lavoratori abbia sfiorato il 70 per cento: una parte importante del paese che esprime un malcontento a cui non si può dare una risposta, mi si passi la battuta, facendo la lotta alle poltrone da palazzo Chigi”. Senza risposte serie a tutto ciò il rischio “è che si rafforzi enormemente non un Centro-destra a egemonia liberale, che ormai è minoritario in tutta Europa, ma un Centro-destra con un forte connotato protezionistico-nazionalistico. Ripeto: per sconfiggere tutto questo ci vuole una politica espansiva, che non va delegata al mercato, alle imprese o alle banche. È la politica a dover assumere un ruolo importante”.

E alcune di queste strade alternativa per il sindacalista la Cgil le ha indicate. “Abbiamo messo in campo un Piano del lavoro straordinario per l’occupazione giovanile e femminile e, naturalmente, la Carta dei diritti. Insomma: applichiamo la Costituzione nei suoi principi fondamentali e ricostruiamo i diritti delle forme contemporanee del lavoro: appalti, lavoro autonomo e precario. Il problema è che il Centro-sinistra sulle nostre proposte non ha voluto confrontarsi. Il popolo però ha parlato: le cose non vanno bene e la Costituzione è ancora un elemento importante per il paese. Questo bisognerebbe ascoltare in profondità, e cercare di rispondere a tutte e due le richieste”.

Da rassegna.it

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