Onu: insediamenti Israele in Cisgiordania sono illegali. Gli Usa per la prima volta non pongono veti. La rabbia di Netanyahu e di Trump

Onu: insediamenti Israele in Cisgiordania sono illegali. Gli Usa per la prima volta non pongono veti. La rabbia di Netanyahu e di Trump

Entra a pieno titolo nella storia l’astensione degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha approvato una Risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Così i giornali americani e quelli di tutto il mondo hanno commentato l’avvenimento che ha fatto andare in bestia Donald  Trump, il quale si era impegnato con il governo di Netanyahu per fare in modo che Obama tornasse indietro dalla decisione di non porre il veto al passaggio ai voti della Risoluzione come era sempre avvenuto in passato. C’è stato un lungo braccio di ferro fra Obama e il governo di Israele e alla fine prima di passare le consegne a Trump, il presidente Usa ha compiuto un atto che era molto atteso. Questa volta, dopo aver criticato più volte la politica di Israele sulle colonie nella West Bank, ha deciso di dare un segnale forte come non mai, permettendo il varo di una decisione in cui si afferma che gli insediamenti non hanno una validità legale e ostacolano il processo di pace in Medio Oriente.

Subito  da Israele sono arrivati commenti durissimi. Già negli ambienti governativi era stata definita “vergognosa” l’attesa mossa di Obama alla vigilia del voto. L’ambasciatore presso il Palazzo di Vetro ha parlato di “risoluzione scandalosa”. L’annuncio dell’astensione Usa da parte dell’ambasciatrice americana Samantha Power era stato accolto nella sala dei Quindici con un’ovazione: “Gli Stati Uniti – ha detto – non possono sostenere allo stesso tempo gli insediamenti israeliani e la soluzione dei due Stati, uno israeliano e uno palestinese”.

Obama lascia la presidenza con un risultato positivo in una vicenda complessa che aveva visto fallire il suo tentativo di favorire i negoziati tra israeliani e palestinesi, fin dal 2009 priorità numero uno della sua politica estera. Aveva dato carta bianca al segretario di stato John Kerry nel tentativo di portare a casa una storica pace. Così non è stato. Al contrario, i  rapporti tra Obama e Netanyahu sono diventati sempre più gelidi facendo precipitare le relazioni tra Usa e Israele. Donald Trump ha provato a convincere la Casa Bianca a presentare il veto come in passato. A lui si è rivolto il governo israeliano quando oramai si era capita l’intenzione di Obama. Il tycoon – con un’interferenza senza precedenti per un presidente eletto – ha provato il tutto per tutto, telefonando anche al presidente egiziano al Sisi che aveva presentato la risoluzione originaria. Una chiamata che, riferiscono agenzie di stampa, in effetti ha portato l’Egitto a rinunciare al voto nella giornata di giovedì. Ma a distanza di poche ore sono stati altri quattro Paesi a ripresentare il testo (Malesia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela). A quel punto i giochi erano fatti. La risoluzione è passata con 14 voti e l’astensione degli Usa.  Nel 2011 l’amministrazione Obama era invece ricorsa al veto contro una simile condanna della politica israeliana sulle colonie. Mentre ha posto il veto in Consiglio di sicurezza altre 40 volte su risoluzioni critiche verso Israele. L’unica astensione Usa che si ricordi risale all’amministrazione Bush nel 2009, quando gli Usa non posero il veto su un testo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. “Per quel che riguarda l’Onu, le cose andranno diversamente dopo il 20 gennaio” ha annunciato su Twitter Donald Trump che le cronache definiscono “furibondo”.

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