Turchia, assassinato ad Ankara l’ambasciatore russo, Andrey Karlov

Turchia, assassinato ad Ankara l’ambasciatore russo, Andrey Karlov

L’ambasciatore russo in Turchia, Andrei Karlov, è stato ucciso da un poliziotto che gridava “Non dimenticate Aleppo”, cosa che farebbe pensare al movente islamista, contro il decisivo coinvolgimento russo nella guerra civile siriana.  L’ambasciatore è stato ucciso nel corso dell’inaugurazione di una mostra ad Ankara da un uomo che si ritiene fosse un poliziotto turco fuori servizio. Karlov stava parlando da pochi minuti quando è stato colpito dal poliziotto che manifestando calma e sangue freddo – come mostrano alcune immagini – gli ha puntato l’arma alla schiena e gridando “Allahu Akbar” ha premuto il grilletto e ha fatto fuoco otto volte. Dopo aver ucciso l’ambasciatore, l’uomo ha gridato in turco: “Non dimenticate Aleppo, non dimenticate la Siria. Finché le nostre città non saranno sicure, voi non sarete sicuri. Solo la morte può portarmi via da qui. Tutti quelli che sono colpevoli di queste sofferenze pagheranno un prezzo”. E infine ha invocato il jihad e Allah in arabo.

Il presidente russo Putin: “provocazione che ha lo scopo di sabotare le relazioni russo-turche”

Per il presidente russo Putin l’omicidio dell’ambasciatore è una provocazione che ha lo scopo di sabotare la pacificazione tra Mosca e Ankara, con la quale si tenta di dare soluzione al conflitto siriano. “Il crimine che è stato commesso è senza dubbio una provocazione”, ha detto Putin alla tv di stato russa, “che ha lo scopo di rompere il processo di normalizzazione delle relazioni russo-turche e di smantellare il processo di pace in Siria, che è in costante progresso grazie a Russia, Turchia e Iran”. Putin ha proseguito: “Qui c’è una sola risposta che si può dare: proseguire la lotta contro il terrorismo, e i banditi la vedranno. Dobbiamo però sapere qual è stata la mano che ha armato il killer”. E a proposito del killer, le immagini mostrano che è stato ucciso dalle forze speciali di Ankara.

Chi è il poliziotto omicida e i timori dei vertici russi

Il poliziotto omicida è, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno turco, Mevlut Mert Altintas, che presta servizio presso la squadra antisommossa di Ankara, nato nel 1994 a Aydin e diplomato all’Accademia di polizia di Izmir. Al di là della identità dell’omicida, immediatamente resa nota, ciò che i vertici russi temono sono le ripercussioni dell’omicidio sulle relazioni russo-turche, che dipendono dai dettagli. Kosachev, il presidente della Commissione esteri della Duma, spiega infatti che “forse si è trattato di un attacco terroristico pianificato da estremisti oppure è solo opera di un maniaco. E solo dopo che saremo riusciti a saperlo potremo capire quali saranno gli effetti sulle relazioni russo-turche”. Un altro parlamentare russo, Alexey Pushkov, si spinge ancora più in là: “la morte di Karlov è la conseguenza dell’isteria politica e mediatica su Aleppo, suscitata dai nemici della Russia”.

La reazione turca: si accusa Gulen, ma c’è la consapevolezza del ruolo giocato proprio dall’ambasciatore

Sul versante turco, invece, non si è perso tempo, da parte dell’intelligence e dei sostenitori di Erdogan, ad accusare l’esiliato turco, e nemico del presidente, Fethullah Gulen, già accusato di aver orchestrato il fallito colpo di stato nel luglio scorso. Ovviamente il portavoce di Gulen ha definito risibili le accuse. Il punto è che l’ambasciatore stava giocando un ruolo decisivo nei negoziati per la liberazione di Aleppo dall’assedio, attraverso un accordo siglato tra Russia e Turchia. E proprio Karlov aveva convinto le autorità turche a partecipare alle iniziative per l’evacuazione della popolazione civile. Solo che le azioni militari russe in Siria avevano fatto imbufalire molti musulmani turchi e diverse manifestazioni di protesta hanno avuto luogo contro il coinvolgimento militare russo in Siria e ad Aleppo, e tra queste una proprio dinanzi all’ambasciata russa. E i manifestanti sono ovviamente per lo più islamisti.

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