Nasce un governo “grottesco”. Non è che un rimpasto del primo governo Renzi. Gentiloni circondato dal Giglio magico

Nasce un governo “grottesco”. Non è che un rimpasto del primo governo Renzi. Gentiloni circondato dal Giglio magico

“Grottesco”: ha ragione Pippo Civati ad usare questo aggettivo per qualificare la compagine ministeriale annunciata dal presidente del Consiglio incaricato Gentiloni a reti unificate e che nella serata di lunedì ha giurato dinanzi a Mattarella. “Grottesco” perché un governo di questo genere non è altro che un rimpasto del precedente governo Renzi. “Grottesco” perché lancia un messaggio chiaro agli italiani, una vera e propria prova di forza. “Grottesco” perché è un governo che risponde con arroganza, superficialità e sfida al grido di dolore lanciato dalle nuove generazioni lo scorso 4 dicembre, le generazioni illuse e deluse dal Jobs act, le generazioni schiavizzate dai voucher, le generazioni che restano fuori dalle università e dalla possibilità di un futuro. Restano al loro posto ministri che hanno dato prova di non essere all’altezza di politiche progressiste, e restano al loro posto i ministri le cui riforme sono state sconfitte dal voto del 4 dicembre. Anzi, addirittura l’ex ministra Maria Elena Boschi viene perfino promossa, con la responsabilità di coordinare i lavori dell’intero Consiglio dei ministri, una sorta di Gianni Letta in gonnella, dei tempi berlusconiani. “Grottesco” questo governo perché ripercorre i vecchi metodi da manuale Cencelli della prima Repubblica, con la scandalosa vicenda di cui è stato protagonista Denis Verdini. Quest’ultimo era uscito ieri sera dalle consultazioni dicendosi felicissimo dell’accordo trovato con Gentiloni. Questa sera, dopo la lettura della lista dei ministri, e considerando che le poltrone sulle quali si era giocato l’accordo col Pd erano sparite, Denis Verdini non solo ha annunciato che non voterà la fiducia, ma ha anche dettato una nota di fuoco: “Non voteremo la fiducia a un governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis. Il nuovo governo deve assicurare il giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità, senza rinunciare, in nome di pasticciate maggioranze, a quest’ultimo principio”. In pratica: no incarichi di governo, no fiducia, in perfetto stile da prima repubblica. Si osservi la rivendicazione del “giusto equilibrio tra rappresentanza e governabilità” per legittimare una vistosa e forse costosa presa di distanza per mancanza di posti di governo e sottogoverno.

Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di Sinistra Italiana: “è un fortino assediato”

“Più che un governo, sembra un fortino assediato” ha detto Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera. “Stiamo parlando di un Renzi bis camuffato, un passato bocciato sonoramente dagli italiani il 4 dicembre scorso che torna. Domani Sinistra Italiana non darà la fiducia a questo governo”, ha concluso.

L’ironia di Massimo D’Alema

“Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata” ha detto all’Ansa Massimo D’Alema, commentando a Potenza la composizione del nuovo Governo. “Dicono di aver preso il 40% dei voti, come mai nessuno prima, allora devono rileggersi la storia: nel referendum sulla scala mobile il Pci prese il 42% circa e poi alle elezioni ebbe il 25%. Fare il calcolo oggi è semplice”, ha concluso D’Alema.

La posizione dei 5 Stelle: “si scrive Gentiloni ma si legge Renzi bis”

“Si scrive governo Gentiloni, si legge Renzi Bis. Nella lista dei ministri appena annunciata dal nuovo presidente del Consiglio, accanto a numerosi ministri del governo Renzi, ricompaiono anche le due figure di spicco del giglio magico  renziano, Luca Lotti e l’ex ministro Elena Boschi, che prolungheranno la loro permanenza a Palazzo Chigi nonostante la sonora bocciatura arrivata nei loro confronti da parte del popolo italiano il 4 dicembre scorso”, affermano i capigruppo M5S di Camera e Senato, Giulia Grillo e Luigi Gaetti. “Ricordiamo che oltre 19 milioni di italiani – proseguono – hanno bocciato la riforma costituzionale che portava proprio la firma del nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che il 22 maggio scorso prometteva di lasciare la politica in caso di sconfitta. E invece eccoli ancora lì, seduti sulle poltrone del governo. Al referendum del 4 dicembre il governo Renzi è stato bocciato dagli elettori eppure tutto è rimasto come prima, non è cambiato assolutamente nulla come se gli italiani non si fossero mai espressi”.

Ecco i ministri del “grottesco” governo Gentiloni

Valeria Fedeli all’Istruzione e Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento. Sono solo due i nomi nuovi del governo Gentiloni rispetto al governo Renzi. Tutte le altre caselle sono andate a personalità che già facevano parte dell’esecutivo e ben 12 sono i ministri rimasti a guidare lo stesso dicastero. Sono invece cinque quelli che hanno solo cambiato ufficio: Angelino Alfano dall’Interno agli Esteri, Marco Minniti da palazzo Chigi si sposta al Viminale, come Claudio De Vincenti che diventa ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, e Luca Lotti che sarà ministro dello Sport; Maria Elena Boschi fa il percorso inverso, e da ministro delle Riforme diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio con il compito di segretario del Cdm. Ma tutto il nucleo di palazzo Chigi della presidenza Renzi resta in pista. Così come restano Andrea Orlando alla Giustizia, Pier Carlo Padoan all’Economia, Roberta Pinotti alla Difesa, Gianluca Galletti all’Ambiente, Beatrice Lorenzin alla Salute, Giuliano Poletti al Lavoro, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Graziano Delrio alle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Martina alle Politiche Agricole, Dario Franceschini ai Beni Culturali e Turismo, Enrico Costa agli Affari regionali, Marianna Madia alla Semplificazione e P.A..

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