Renzi. Con me nessun decreto per salvare Monte Paschi. Lunedì all’apertura dei mercati il rischio è grande. In gioco l’intero sistema bancario

Renzi. Con me nessun decreto per salvare Monte Paschi. Lunedì all’apertura dei mercati il rischio è grande. In gioco l’intero sistema bancario

Non c’è stato verso. Renzi Matteo ha detto no alla convocazione di un consiglio dei ministri straordinario per affrontare la “questione” Monte dei Paschi che rischia di essere travolto se non ci sarà un intervento pubblico, sempre più urgente, con pesanti ricadute per l’intero sistema bancario. Il premier dimissionario quando sente parlare di banche, di possibili, anzi necessarie, nazionalizzazioni non ascolta ragioni. Aveva detto no durante la campagna elettorale temendo che venisse lanciata contro di lui l’accusa di voler aiutare chi aveva mandato in dissesto le Banche popolari, Banca Etruria in particolare, insieme a quelle di Ferrara, Marche, Chieti, in cui erano coinvolti parenti stretti della ministra Maria Elena Boschi, ambienti politici vicini anche a lui. Mai, aveva detto, darò ai miei nemici la possibilità di attaccarmi. Consiglio che gli arrivava anche dai “suoi” consiglieri economici, bocconiani, che aveva insediato a Palazzo Chigi, sottosegretari, giovanotti di belle speranze. Consigli anche dai suoi amici del mondo della grande finanza, il consorzio di collocamento J.P Morgan e Mediobanca. Neppure la decisione della Bce che negava la proroga di 20 giorni chiesta da Mps per chiudere a gennaio l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro e dare modo ad un intervento dello Stato, una garanzia di copertura dai tre ai cinque miliardi sull’aumento di capitale.

Una soluzione di mercato appare sempre più improbabile

Proprio a partire dalla decisione della Banca centrale europea sia da Monte Paschi, con l’amministratore delegato, che da fonti governative si faceva sapere che non c’era alcuna comunicazione ufficiale. Per cui si poteva prendere tempo per un eventuale intervento pubblico. Una nota ufficiale di Mps annunciava che la banca avrebbe continuato il cammino deciso cercando investitori privati. Tutti gli organi di stampa, a partire dalle agenzie, davano per buona la smentita della presa di posizione di Francoforte. La realtà è ben diversa. Il no alla proroga c’era, eccome. A negare la proroga era, come dovuto, il Consiglio di sorveglianza della Bce. Non c’era alcun bisogno dell’intervento del Direttivo Bce di Francoforte, vale il silenzio assenso. La decisione della Sorveglianza sarà operativa pressoché da subito. Questa è la situazione. Appare sempre più improbabile una soluzione di mercato che dovrebbe coinvolgere oltre 40 mila risparmiatori, ipotesi che il Consiglio di Amministrazione Mps e gli advisor JP Morgan e Mediobanca cercano di tenere aperta.

L’intervento pubblico sarebbe una garanzia per azionisti e creditori

Una nuova riunione è prevista nella serata di domenica. Per mettere in sicurezza la Banca servono dai 15 ai 20 miliardi. L’intervento pubblico sarebbe una garanzia per gli azionisti e i creditori. Ancora una volta Francesco Boccia, Pd, presidente Commissione Bilancio della Camera, lancia un grido di allarme, ma Renzi non l’ascolta, non fa parte del suo “cerchio magico”. “Subito è necessario l’intervento pubblico, con un decreto del governo. Lo sto chiedendo da molti mesi”. Boccia ricorda che a luglio dalla inchiesta sulle banche europee il Monte era uscito come la più devastata. Sottolinea che chiedere l’intervento del fondo salvastati europeo sarebbe un errore. Del resto proprio il numero uno dello European Stability Mechanism ( Esm), Klaus Regling, afferma che “Il fondo salva Stati della zona euro non sta preparando un sostegno finanziario per l’Italia nonostante qualche singola banca italiana necessiti di un aumento di capitale. Ci sono un sacco di voci… ma questo non è il caso, non siamo stati avvicinati dal governo italiano per un aiuto”. Sempre Boccia sottolinea che la normativa europea sulla risoluzione delle crisi bancarie (Brrd) prevede interventi di urgenza.

Un decreto del governo sarebbe pronto. Allora perché non si approva?

Non solo, da parte di ambienti governativi, leggi ministero Economia, si fa sapere che da tempo è pronto un decreto per un eventuale intervento. Ufficializza la posizione il viceministro dell’economia, Enrico Zanetti: “Nel giro di pochi giorni – afferma – si arriverà ad un provvedimento, perché ci sono già soluzioni a portata di mano, bisogna portarle a compimento”. Allora perché non portarle a compimento? La risposta: “Il provvedimento – dicono fonti attendibili riprese da Repubblica – ha un peso politico troppo rilevante per esser licenziato da un esecutivo in carica ma ormai al tramonto”. Lo stesso presidente della Repubblica sarebbe di questo avviso. Anche il ministro dimissionario Alfano ha rinviato il problema al prossimo governo.

Nessuno sembra essersi posto la domanda su cosa accadrà lunedì alla ripresa del mercato. Monte Paschi quando venerdì è uscita la notizia che la richiesta di proroga di 20 giorni avanzata dal Consiglio di amministrazione della Banca era stata respinta, il titolo ha subìto in Borsa oscillazioni molto pesanti, arrivando a perdere anche il 16%. Come dire che piove sul bagnato. Ma Renzi Matteo non si pone neppure la domanda. Sembra dire “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Nel caso, una grande banca che può trainare con sé l’intero sistema italiano.

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