Milano. Sala indagato, autosospeso, torna a fare il sindaco. Le ragioni del balletto

Milano. Sala indagato, autosospeso, torna a fare il sindaco. Le ragioni del balletto

Giustizia lampo a Milano.

In meno di una settimana il sindaco Beppe Sala ha appreso di essere indagato, si è autosospeso, ha nominato Anna Scavuzzo (vicesindaco) sua sostituta, l’ha comunicato al Prefetto, ha mandato l’avvocato dai giudici, è stato (dice) convenientemente rassicurato (una sorta di “assoluzione politica”), ha convocato la Giunta, ha revocato l’autosospensione e mercoledì 21 comunica ufficialmente il suo pieno reintegro al Consiglio Comunale.

Possibili letture di questa vicenda.

1 – Gli amministratori locali (sempre più spesso oggetto di indagini) hanno bisogno di certezze per svolgere il loro mandato. Si ha un bel dire che l’avviso di garanzia non è una condanna, ma solo un atto a tutela dell’indagato. L’interpretazione corrente – favorita anche dalla temperie giustizialista e populista – mette l’indagato in una condizione psicologica di estrema fragilità.

2 – Letta a posteriori (ma lo si era capito anche a priori) questa di Sala è stato un abilissimo atto unico, una recita magistrale per consentirgli di apparire agli occhi dell’opinione pubblica un sindaco che si fa da parte se solamente è sospettato e che riprende il suo posto non appena ritiene di poter dire che la sua posizione è chiarita.

Questa seconda lettura non è maliziosa, ma solo ragionevolmente politica. E può valere come parametro per situazioni analoghe (e non sono poche) nelle quali se si attende il famoso terzo grado di giudizio, fanno in tempo a marcire non una ma due consiliature.

Nel merito. Sala era stato indagato dalla magistratura per la vicenda dell’appalto della Piastra dell’Expo (una gara vinta con un ribasso mostruoso dalla Mantovani). Per quello che si sa, oggetto dell’indagine era la retrodatazione del documento che integrava la commissione deputata ad assegnare l’appalto. I pubblici ministeri (Filippini, Pellicani e Polizzi) avevano richiesto l’archiviazione della posizione di Sala, perché aveva giudicato ininfluente ai fini dell’esito della gara la retrodatazione di 17 giorni.

Il gip ha ritenuto di respingere la richiesta di archiviazione.

Per quali ragioni?

Questo è il punto. Rispetto al peccato “veniale” archiviato dalla Procura, il gip Ginetti dispone di nuovi elementi che appesantirebbero la posizione del sindaco di Milano? Se sì, quali? Sala avrebbe voluto saperlo subito, per togliersi la croce di dosso oppure per farsi realmente da parte.

Per questo si è dichiarato pronto ad essere interrogato immediatamente e ha chiesto al suo legale Salvatore Scuto di incontrarsi con i magistrati incaricati dell’inchiesta, Roberto Alfonso e Felice Isnardi.

La prima richiesta è stata garbatamente respinta: il cittadino Sala si metta in coda e aspetti il suo turno. Il che onora il principio che la legge è uguale per tutti, ma crea enormi difficoltà operative, a qualunque sindaco, sia Sala sia Raggi sia Cialente. Pensiamo particolarmente alla vicenda romana: la Raggi non meno di Sala avrebbe bisogno di certezze sullo stato delle indagini, per operare con serenità e non restare indefinitamente sulla graticola. I tempi della giustizia non sono purtroppo compatibili con i tempi che si richiedono alla politica; e soprattutto non sono compatibili con la tenuta di credito, di immagine e di onorabilità che si pretende da chi ci rappresenta nelle istituzioni.

La seconda richiesta di Sala – far incontrare il suo legale con la Procura – è stata ovviamente accolta: l’avvocato Scuto ha avuto ieri un breve colloquio con il sostituto Isnardi. Commento dell’avvocato Scuto: “Incontro proficuo”. Che altro poteva dire? Non poteva certo sperare che Isnardi gli rivelasse in termini confidenziali lo stato delle indagini. Sala avrebbe voluto che filtrasse la notizia ufficiosa che le indagini vertono ancora sulla “innocua” retrodatazione e che non ci sono altri elementi. Difficilmente l’avvocato avrebbe potuto avere questa rassicurazione, ma era politicamente importante che questo incontro sembrasse ottenere questo risultato: non ci sono novità sostanziali per Sala. Ma l’incontro di ieri non ha dissipato completamente questo timore. Adesso aspettiamo solo il lungo corso delle procedure giudiziarie.

In questo sta l’abilità di Sala. Al quale nessuno, neanche le opposizioni, avevano chiesto di dimettersi (Parisi, un po’ seccato, gli aveva detto in sostanza: sta al tuo posto e non fare sceneggiate); al quale centinaia di sindaci avevano scritto di non autosospendersi e al quale tutto il pd, a partire da Renzi, aveva manifestato solidarietà.

Anche i sindacati avevano espresso preoccupazione per il possibile stallo dell’amministrazione milanese, talché ieri, il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Massimo Bonini, ha così commentato la fine dell’autosospensione: “Sono contento del ritorno al suo posto del sindaco di Milano, Beppe Sala. Le cose da fare sono tante: lavoro, welfare, casa, periferie, riqualificazione urbana e città metropolitana sono temi da sempre nella nostra agenda. Chiediamo però che questa ripartenza sia l’occasione per affinare un maggiore e migliore coinvolgimento delle parti sociali che fino a ora non abbiamo visto”.

Così aureolato, Beppe Sala riprende, dopo una parentesi di cinque giorni, il suo scranno a Palazzo Marino. La comunicazione ufficiale a tutto il Consiglio avverrà domani.

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