Mattarella inaugura le consultazioni con Grasso, Boldrini e Napolitano. Intanto, molta confusione sulle posizioni dei partiti

Mattarella inaugura le consultazioni con Grasso, Boldrini e Napolitano. Intanto, molta confusione sulle posizioni dei partiti

Si è concluso al Quirinale il primo giorno di consultazioni, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha parlato con i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e con il presidente emerito della Repubblica, Sergio Mattarella. Le consultazioni riprenderanno venerdì alle 10 con i gruppi parlamentari. Vige naturalmente lo stretto riserbo istituzionale, come è di prassi nel corso delle consultazioni delle più alte autorità dello Stato. Né Grasso, né Boldrini, né Napolitano hanno dunque rilasciato dichiarazioni al termine degli incontri col Capo dello Stato.

La posizione di Sinistra italiana espressa in una nota dai capigruppo Scotto e De Petris

“Renzi sa benissimo che un governo con tutte le forze politiche non nascerà. Per ricomporre le fratture ci vuole tempo e confronto. E in ogni caso l’onere della proposta spetta al Pd e alla maggioranza che hanno condotto questo Paese in una spaccatura referendaria così profonda su un tema delicato come la Costituzione”, afferma dunque Sinistra Italiana con i capigruppo di Camera e Senato Arturo Scotto e Loredana De Petris. “Noi pensiamo – proseguono i capigruppo della sinistra – che un nuovo governo debba consentire al Parlamento di fare una legge elettorale col più ampio consenso possibile. La lezione che emerge dal voto è che le regole si scrivono tutti insieme. Immaginare precipitazioni elettorali o reincarichi sarebbe sbagliato. E’ necessario invece favorire un clima più sereno di dialogo tra tutti i partiti per andare successivamente al voto. In questo senso – concludono Scotto e De Petris – il lavoro che il Presidente Mattarella avvierà nelle prossime ore è prezioso e positivo”.

Le dichiarazioni unanimi di Brunetta, Romani e Toti, Forza Italia: “Non entriamo in alcun governo. Si voti”

Intanto, però, un profluvio di dichiarazioni giungono da diversi esponenti politici, più o meno autorevoli e attendibili, poche ore prima delle consultazioni di Mattarella con i partiti. Un modo per mettere anticipare le decisioni del Presidente, oppure per indirizzarle? È probabile, visto il tenore delle dichiarazioni. Ne riportamo alcune. Il capogruppo dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ad esempio, lancia su twitter: “Da Forza Italia nessuna fiducia ad alcun governo. Matteo Renzi vada a casa, Pd garantisca nuovo governo, e dopo nuova legge elettorale al voto”. Gli fa eco il suo collega al Senato, Paolo Romani, sempr via twitter: ”Sia chiaro una volta per tutte. Nessun inciucio con chi ha perso il referendum. Nuova legge elettorale e poi al voto!!”. In queste ore continua a circolare la voce che l’ex premier sia tentato da un esecutivo di unità nazionale. L’ultimo a rilanciare questo rumor è ‘il Foglio’ con un articolo ad hoc. Ma tutti gli azzurri smentiscono un’ipotesi del genere. A cominciare da Giovanni Toti: ”Diciamo no al governo di responsabilità perchè aggiungerebbe solo confusione a una situazione già confusa. A questo punto, si faccia un governo che ha una maggioranza politica e i partiti si siedano attorno a un tavolo per cambiare legge elettorale”. Il governatore ligure accoglie l’appello di Fdi: ”Condivido la proposta della Meloni di un tavolo del centrodestra” per scrivere insieme l’Italicum e poi andare al voto. Berlusconi è atteso a Roma sabato, qualche ora prima di recarsi al Quirinale, dove, alle 16, guiderà la delegazione di Fi dal capo dello Stato. Confermata, al momento, per mercoledì prossimo la riunione del Cav con i gruppi parlamentari di Fi. Alle 18 dello stesso giorno l’ex premier è atteso anche alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa alla Residenza di Ripetta.

Il solito post xenofobo di Salvini

Matteo Salvini, leader della Lega Nord, sceglie invece Facebook per regalarci il solito post denso di odio xenofobico: “Il governo vuole imporre con la forza l’accoglienza di migliaia di immigrati anche ai 5.400 Comuni che fino ad oggi hanno detto no. E vuole regalare ai ‘sindaci buonisti’ 500 euro per ogni immigrato ospitato. Ma quale governo? A casa Renzi e Alfano, e a casa anche i 174.000 sbarcati quest’anno! Solo una strada: voto subito”.

5Stelle: il Di Battista show, con la patacca del referendum sull’euro

Per il Movimento 5 Stelle, la giornata ha visto il Di Battista show, con qualche scivolone dettato da un evidente analfabetismo costituzionale. Intervistato da Repubblica, poi ripreso dal settimanale tedesco Die Welt Alessandro Di Battista ha rilanciato il referendum sull’euro, giustificandolo così: “L’euro ha avuto questi effetti: la perdita del potere di acquisto, della competitività industriale, la disoccupazione, la disintegrazione sociale. Se l’Europa non vuole implodere, deve accettare che così non si può andare avanti”. Per Di Battista è l’euro il vero malato italiano ed europeo, e le patologie del sistema non sono il frutto di sciagurate politiche economiche. Le parole di Di Battista stanno facendo il giro del mondo, ma nessuno dice che per la Costituzione italiana non è ammissibile un referendum abrogativo sull’euro. E sulla crisi afferma: “Non vogliamo discutere mesi e mesi con i partiti sulla legge elettorale. Vogliamo una versione di questa legge approvata dalla corte costituzionale, che auspichiamo arrivi in gennaio”. Di fatto, è la conferma che ai 5Stelle l’Italicum va benissimo, soprattutto per gli effetti che porterà il ballottaggio.

Il Pd? Parla per ora solo il capogruppo al Senato Zanda che preferisce un governo istituzionale

Bocche sostanzialmente cucite nel Partito democratico, dove la decisione di Renzi di salire al Quirinale mercoledì sera per formalizzare le dimissioni ha, di fatto, strozzato il dibattito. Quel che trapela in queste ore è che la Direzione si riunirà la settimana prossima, ma senza indicazione di una data precisa. Intanto, parla al Corriere della Sera il presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, il quale afferma: “le dimissioni di Renzi sono state una conseguenza del referendum, non della mancanza di maggioranza. Una crisi di governo – dice il capogruppo dem che sabato sarà alle consultazioni da Mattarella- deve essere indirizzata a verificare se esistono maggioranze e formule per proseguire la legislatura. La maggioranza va ricercata con l’obiettivo di proseguire fino alla naturale conclusione della legislatura”, al 2018 “ma, se non si trovano maggioranze, il voto è inevitabile”.

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