Massacro di Berlino. Caccia all’uomo: Anis Amri, tunisino, è accusato della strage. Ancora nessuna notizia certa sulla sorte di Fabrizia

Massacro di Berlino. Caccia all’uomo: Anis Amri, tunisino, è accusato della strage. Ancora nessuna notizia certa sulla sorte di Fabrizia

La procura federale tedesca ha rivolto un appello alla cittadinanza di Berlino perché collabori per individuare il tunisino Anis Amri, 24 anni, sospettato di essere l’autore della strage del mercatino di Natale. In stile ‘old west’ americano, ha anche offerto una ricompensa di 100.000 euro a chiunque fornirà informazioni utili alla sua cattura. La procura ha fornito un numero di telefono riservato cui segnalare in sicurezza eventuali sospetti. “Se vedete la persona ricercata limitatevi a chiamare la polizia perché è pericoloso e potrebbe essere armato” si legge in una dichiarazione della procura federale (BKA). Secondo l’identikit diffuso Anis Amri è alto 1,78 metri, pesa circa 75 kg, ha capelli neri e occhi marroni, ha alcuni tatuaggi sul collo e sul naso.

Anis Amri, ricercato per l’attentato a Berlino, ha lasciato la Tunisia circa sette anni fa e come clandestino è entrato in Italia, dove ha trascorso 4 anni in carcere per un incendio in una scuola: lo ha raccontato il padre, intervistato dalla radio tunisina Mosaique FM. Anis, nato il 22 dicembre 1992, da oltre un anno si era trasferito in Germania ed era rimasto in contatto con i suoi fratelli, ma non con il genitore. Secondo la Bild, la polizia di Berlino lo aveva messo sotto sorveglianza da marzo a settembre. “Quando ho visto la foto di mio fratello sui media, non ho creduto ai miei occhi. Sono sotto choc e non posso credere che sia stato lui a commettere un simile crimine”, ha detto Abdelkader Amri, fratello del ricercato. Ma “se fosse vero, merita la condanna. Noi respingiamo il terrorismo e i terroristi e non abbiamo nessuna relazione con i terroristi”, ha aggiunto il fratello. “Non abbiamo mai avuto l’impressione che ci fosse qualcosa di strano. Ci contattava via Facebook ed era sempre sorridente e gioioso!”, ha affermato la sorella Najoua. Il ricercato ha precedenti con la giustizia in Tunisia, dove è ricercato dalla polizia di El Oueslatia e dove è stato condannato per furto aggravato a cinque anni di carcere, secondo fonti della sicurezza locali. Gli inquirenti che hanno interrogato oggi il padre del sospettato cercano anche di capire attraverso le informazioni date dall’uomo se Anis abbia contatti con l’Isis. Secondo le autorità tedesche, l’uomo è un richiedente asilo arrivato nel luglio 2015 in Germania e la cui richiesta di asilo è stato respinta nel giugno 2016. La Germania non era riuscita ad espellerlo perché la Tunisia ha negato per diversi mesi che si trattasse di un suo cittadino. Secondo Berlino, la coincidenza ha voluto che solo oggi Tunisi abbia fornito il documento che avrebbe permesso la usa espulsione.

La madre di Fabrizia De Lorenzo, dispersa nel massacro di Berlino, ha confessato al vescovo di Sulmona, Angelo Spina, in una telefonata dalla Germania il grande dolore che l’affligge. “Sento che mi ha abbandonata era così contenta, felice di essere lì. E’ triste che una persona esca dal lavoro e non vi rientri più”. Parole che hanno toccato il cuore del presule che in questi giorni ha parlato di “una dura prova per la citta’”, esortando tutti a pregare per Fabrizia e per i suoi familiari. Che il filo della speranza possa spezzarsi da un momento all’altro lo ha confermato anche il cugino di Fabrizia. “Siamo tutti in grande apprensione. In Germania le procedure, in questi casi, funzionano diversamente da qui” afferma Danilo Bianchi, con il viso segnato da giorni di sofferenza e di dolore. Lui era assai legato a Fabrizia. “Le procedure sono più lunghe e ai familiari non è consentito di vedere la salma per il riconoscimento se non dopo aver effettuato esami clinici che accertino l’esistenza di legami di parentela” ha concluso Danilo Bianchi.

La testimonianza di Giuseppe La Grassa, rimasto ferito a Berlino

”A metà gennaio ho un volo per Londra. Non ho paura e non posso darla vinta a chi con la strategia del terrore pensa di bloccare tutto”. A dirlo all’AdnKronos è Giuseppe La Grassa, il palermitano di 34 anni, rimasto ferito nell’attentato di Berlino dove si trovava con la moglie Elisabetta Ragno. ”Eravamo arrivati in città il 16 dicembre per festeggiare, il 19, l’anniversario di matrimonio e il compleanno di mia moglie. Ci trovavamo al mercatino di Natale per gli ultimi piccoli acquisti” racconta. ”Io avevo appena preso un punch – ricorda ancora -, mia moglie stava ancora al bancone per prendere un panino. E’ viva per miracolo, per 5 centimetri. Aveva perso del tempo e una ragazza l’ha superata, il camion l’ha travolta ed è morta”. Di quella sera ricorda ”un forte rumore”, lo schianto del tir contro gli stand del mercatino, e le ”urla della gente”. ”Non ho fatto in tempo a girarmi che sono stato colpito dal camion, sono finito a terra e subito ho pensato a Nizza”. Sua moglie lo ha trovato subito dopo. ”Sono stato felicissimo di vederla sana e salva – dice ancora -, siamo scappati. Subito, senza aspettare i soccorsi, temevo che il tir potesse esplodere. Abbiamo schivato almeno 40 persone, a terra come birilli”.

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