Manovra. Un gran pasticcio. Eurogruppo: così non va, ci vogliono aggiustamenti. Un nuovo governo potrebbe correggere la legge di Bilancio. Bruxelles tifa Padoan: mantenga gli impegni

Manovra. Un gran pasticcio. Eurogruppo: così non va, ci vogliono aggiustamenti. Un nuovo governo potrebbe correggere la legge di Bilancio. Bruxelles tifa Padoan: mantenga gli impegni

Un gran pasticcio, ci manca anche che sulla legge di Bilancio il governo che ancora c’è si incarti e la frittata è pronta. Dilettanti allo sbaraglio è dir poco. Il problema è di non facile soluzione perché la Commissione Ue, anche sulla base della riunione dell’Eurogruppo che si è tenuta a Bruxelles, assente Padoan per ovvi motivi, la batosta sul referendum, le dimissioni di Renzi, la riunione del consiglio dei ministri, ha ancora in sospeso le richieste di cambiamento della manovra da 27 miliardi altrimenti l’Italia rischia grosso. Sembra orientata comunque a presentarle a un nuovo governo. Insomma mette fretta, tanto che si fa strada l’idea di  approvare il testo arrivato dalla Camera al Senato, in tempi rapidi, senza gli emendamenti che erano già stati previsti per rispondere alle critiche pesanti rivolte dalla Ue. Prendendo per buono quanto ha affermato nella riunione dell’Eurogruppo che ha fatto cenno a correzioni che potrebbero essere apportate da un nuovo governo. Per questo Renzi avrebbe “congelato” le dimissioni assicurando la sua permanenza fino alla approvazione della manovra da parte del Senato, cioè venerdi.

Anche l’assenza di Padoan, al suo posto il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, ha influito negativamente sul giudizio emesso dai ministri finanziari della zona euro. Sia Padoan, in particolare, sia ovviamente Renzi, ai partner europei avevano dato qualche assicurazione sull’esito del referendum. Non è un caso che da Bruxelles si sia levato un coretto di sostegno al premier, l’augurio che, “per il bene dell’Europa”, Renzi uscisse vincitore dalla difficile prova, tanto che il ministro tedesco, Schaueble, un falco reazionario, e non lo nasconde, aveva avuto parole di elogio, augurando lunga vita al premier italiano. Un gufo? Forse, certo non porta bene.

I ministri finanziari della zona Euro: l’Italia rispetti il patto di stabilità

A Bruxelles attendono Padoan, o come ministro o come presidente del Consiglio. Intanto i ministri finanziari della zona euro al termine della riunione dell’Eurogruppo hanno sollecitato l’Italia a prendere le misure necessarie per rispettare nel 2017 il patto di Stabilità sottolineando che “l’alto livello del debito italiano resta motivo di preoccupazione”. Per questo deve fare più sforzi per le privatizzazioni e impegnarsi “ad utilizzare guadagni inattesi e risparmi imprevisti nel 2017”. Senza giri di parole nelle conclusioni dei lavori dell’Eurogruppo si sottolinea che la manovra italiana è “a rischio di non rispetto del Patto” e sulla base degli scostamenti “sarebbero necessarie misure addizionali significative”. Non si sottovaluta il fatto che l’Italia possa beneficiare di “una più piccola ma sempre significativa deviazione dall’aggiustamento”,  stante le spese per migranti e terremoto. Ma l’invito è chiaro: devono essere fatti aggiustamenti alla manovra e “prendere le misure necessarie per assicurare che il bilancio sia in linea con le regole”. La Commissione europea si impegna poi a stendere un nuovo rapporto ad hoc sul debito. Siamo di nuovo al braccio di ferro, il referendum aveva consentito una sorta di “pausa” ma la manovra da 27 miliardi, incentivi agli investimenti, pacchetto pensioni, aiuto alle famiglie, approvata una settimana fa dalla Camera, così com’è non passa, non è un caso che galleggi al Senato senza trovare approdi. Proprio da Palazzo Madama dovevano arrivare emendamenti alla manovra, anche per coprire buchi, per gli aggiustamenti necessari.

“Comprensione per la difficile situazione dell’Italia” da presidente Eurogruppo

Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha mostrato comprensione per la difficile situazione in cui si trova l’Italia. “Padoan non è qui per ragioni comprensibili, ci ho parlato questa mattina. E’  difficile in questo snodo per il governo italiano impegnarsi in misure aggiuntive, per questo l’Eurogruppo lo invita a farlo nel prossimo futuro”. Ancora: “E’ impossibile chiedere adesso all’Italia di impegnarsi in misure aggiuntive, la tempistica dipende dall’Italia, anche l’Eurogruppo e la Commissione aspettano un nuovo Governo”. Il linguaggio è sibillino. Come è uso a Bruxelles si dice e non si dice, si cerca di far capire, ma delicatamente. La richiesta  di una correzione non da poco del deficit è fuori di dubbio. Il problema è quando. Può farlo un governo provvisorio? Da Palazzo Chigi si nega, così dal ministero dell’Economia.

Dal Quirinale: “Sarà fatto di tutto per mettere in sicurezza i conti dello Stato”

Dal Quirinale si fa sapere che sarà fatto di tutto, nei limiti del potere del Capo dello Stato, per mettere in sicurezza i conti dello Stato e non oltrepassare la data del 31 dicembre quando la manovra dovrà essere definitivamente approvata. La Commissione Ue era venuta in aiuto di Renzi rinviando il giudizio finale sulla legge di Bilancio all’inizio del 2017. C’erano nella manovra ben cinque miliardi sui 27 previsti che ballavano, non avevano copertura. Ma era stato evitato di  pronunciare ufficialmente, per scritto, questo numero. Miliardi sui quali  Renzi ha fatto conto per le “mance elettorali” e per coprire anche le spese previste in tre anni per il rinnovo del contratto di lavoro, fermo da sette anni, dei dipendenti pubblici. Gli sherpa di Bruxelles, certo con il consenso di commissari cui fanno capo, fanno filtrare voci secondo cui, insomma, i cinque miliardi sarebbero trattabili. Dicono che “ i governi – riportano le agenzie di stampa – sono stufi del fatto che la Commissione continui a non applicare le regole Ue all’Italia, che con il debito al 133% e la manovra presentata a Bruxelles sarebbe già dovuta essere commissariata”. Fanno comunque notare che la Commissione non  ha indicato la portata della correzione. Insomma invece di cinque potrebbero essere tre i miliardi in discussione.

Segnali di fumo dalla Ue in direzione di Roma in merito al debito da sanare

Un “segnale di fumo” in direzione Roma. Ma ci vuole un governo, un ministro. L’auspicio è che Padoan resti al Tesoro. Comprensibile, lui è stato il ministro della trattativa, degli accordi presi e fino ad ora non mantenuti dal governo italiano, lui se la sbrighi. La Commissione dà tempo, fra gennaio e febbraio esprimerà la valutazione definitiva. Dopo le “voci” sussurrate dagli sherpa, arrivano le dichiarazioni ufficiali. Il Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici  dice: “Siamo stati tutti toccati dal referendum”. Ciò conferma che da Palazzo Chigi e dal ministro dell’Economia qualche assicurazione era arrivata. Moscovici rende  l’onore delle armi  a Renzi “che ha scelto di dimettersi, ma è stato un buon premier e ha fatto importanti riforme sociali ed economiche. Abbiamo fiducia nelle autorità italiane, è un Paese solido su cui possiamo contare”. Poi  un suggerimento: “Padoan uomo di alta qualità, ha dato credibilità all’Italia”. Meno diplomatico il ministro francese delle Finanze, Michel Sapin, che ha qualche problemino, le elezioni presidenziali in caso, che la chiude così: “Il referendum costituzionale è una questione di politica interna italiana che non riguarda la politica europea e il posto dell’Italia in Europa”. Ancora: “L’Italia è un Paese profondamente europeo, un Paese solido, ancorato alla costruzione europea”, per questo “non c’è alcun rischio sistemico particolare”. Insomma niente catastrofismo, la conferma viene dal fatto che il mercato finanziario, le Borse, non hanno avuto reazioni negative. Lo spread, il rapporto fra i nostri bot e i bund tedeschi, si è bloccato a quota 170. Nei giorni passati aveva superati quota 190.

Ue. “L’esito del referendum? Rispettiamo  il voto. Niente catastrofismi “

Ancora un intervento sul referendum che “non cambia davvero la situazione economica in Italia o nelle banche italiane, i problemi che abbiamo oggi sono quelli di ieri e bisogna occuparsene”. Lo dice il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. “L’Italia è una economia forte, una delle più grandi, con delle istituzioni forti, e un governo futuro dovrà affrontare la situazione economica. In particolare, i problemi di alcune banche”. Si rimangia la “paura di una crisi dell’Euro”, di cui aveva parlato qualche giorno prima del referendum, il ministro Wolfang Schaeuble: “Non c’è alcun motivo di temere una crisi dell’euro dopo il referendum italiano – afferma – dovremmo essere rilassati sulla situazione dell’Italia”. Sottolinea che il nostro Paese ha “un urgente bisogno” di un governo funzionante. “La reazione dei mercati al referendum è stata tranquilla. L’Italia continui il percorso politico ed economico scelto da Renzi”. “Gli italiani hanno parlato. Rispettiamo il voto” afferma il commissario Ue all’occupazione Marianne Thyssen. Nega poi che la flessibilità concessa all’Italia “non è stato un aiuto a Matteo Renzi”, ma l’applicazione delle regole. La portavoce della Commissione Ue, Margaritis, stempera ancora: l’esito del referendum “non è una minaccia alla stabilità Ue”.

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