Italia, un paese di poveri che restano poveri, a rischio di esclusione sociale. Crescono disuguaglianze e disagio. Sopra la media europea. I dati resi noti da Istat

Italia, un paese di poveri che restano poveri, a rischio di esclusione sociale. Crescono disuguaglianze e  disagio. Sopra la media europea. I dati resi noti da Istat

Rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro. La si chiami come si vuole, si tratta di  condizioni di vita insopportabili in cui si trovano il 28,7% delle persone, dati Istat, che risiedono in quello che una volta veniva chiamato il bel paese. Tradotto in due parole si tratta di povertà ed esclusione sociale. Per quanto riguarda i redditi si stima che il 20% più ricco delle famiglie percepisca il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%. Non basta: dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere. Secondo gli indici di misurazione delle disuguaglianze in Italia il valore è pari a 0,324, sopra la media europea  di 0,310. “Nella graduatoria dei Paesi dell’Ue l’Italia – nota  l’Istat – occupa la sedicesima posizione assieme al Regno Unito”. Tra i Paesi con una disuguaglianza maggiore Cipro (0,336), Portogallo (0,340), Grecia (0,342) e Spagna (0,346).

Le condizioni  che determinano una situazione di  “grave deprivazione materiale”

“Rischio di povertà e di esclusione sociale”, parole che hanno un ben definito significato. Si tratta di nove parametri che definiscono una situazione “di grave deprivazione materiale” di persone o famiglie che rientrano in almeno quattro di queste condizioni: essere in arretrato con il pagamento delle bollette, della rata di un mutuo o di un prestito, non potere riscaldare adeguatamente l’abitazione, non potere sostenere spese impreviste di 800 euro, non potersi permettere un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni, non potersi permettere neanche una settimana di vacanza l’anno fuori casa, non potersi permettere un televisore a colori, non potersi permettere una lavatrice, non potersi permettere un’automobile e non potersi permettere un telefono. Tra i vari parametri, c’è un peggioramento di quello che riguarda le spese impreviste e il pagamento degli arretrati di bollette, prestiti e mutui, mentre migliorano gli altri.

Smentita l’immagine dell’Italia  del tutto va bene  ai tempi del renzismo

Altro che fiducia degli italiani in un futuro roseo, felicità delle famiglie, consumi in crescita, spacciate da indagini farlocche ad uso e consumo della campagna elettorale, il referendum. I media non hanno avuto dubbi ed hanno rilanciato con grandi titoli, commenti nei talk show televisivi. Tutto spazzato via come neve al sole. Gli italiani non ci hanno creduto ed ora, a referendum effettuato, sconfitto il premier che vedeva rosa ovunque, è sempre l’Istat che fornisce un quadro assai preoccupante di come vivono milioni di persone nel nostro paese. Lungi da noi pensare che i dati resi noti oggi, martedì, fossero disponibili già qualche giorno fa. Comunque, come si dice, meglio tardi che mai.

Il Mezzogiorno l’area più esposta. Anche nel Centro cresce il disagio sociale

Veniamo alla nota diffusa da Istat. La quota – afferma l’Istituto- è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%); resta invece invariata stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%). Il fatto che ci sia una “stabilità” dei dati non ci consola. Significa che il Paese non cresce, chi è povero è già tanto se resta povero. La “stabilità” però riguarda solo alcune zone del Paese. Il Mezzogiorno, infatti, risulta essere  ancora l’area più esposta: nel 2015 la stima delle persone coinvolte sale al 46,4%, dal 45,6% dell’anno precedente. La quota è in aumento anche al Centro (da 22,1% a 24%) ma riguarda meno di un quarto delle persone, mentre al Nord si registra un calo dal 17,9% al 17,4%.

La vita difficile delle famiglie. Nessun aumento dei redditi

Passiamo alla vita delle famiglie. Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori. Nel 2014, escludendo gli affitti figurativi, si stima che il reddito netto medio annuo per famiglia sia di 29.472 euro (circa 2.456 euro al mese). Considerando l’inflazione, il reddito medio rimane per la prima volta sostanzialmente stabile in termini reali rispetto al 2013 (-12% che diventa -10% se si considera l’aggiustamento per dimensione e composizione familiare, cioè il reddito equivalente). La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese), sostanzialmente stabile rispetto al 2013; nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili). Fra le famiglie che hanno come fonte principale il reddito da lavoro, una su due dispone di circa 29.406 euro se si tratta di lavoro dipendente e di non più di 28.556 euro nel caso di lavoro autonomo. Per le famiglie che vivono prevalentemente di pensione o trasferimenti pubblici la somma scende a 19.487 euro. Si stima che il 20% più ricco delle famiglie percepisca il 37,3% del reddito equivalente totale, il 20% più povero solo il 7,7%. Dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere.

 Federconsumatori e Adusbef:  Situazione di forte allarme, prosegue la spirale depressiva

Le stime dell’Istat segnalano ancora una situazione di forte allarme. A rischio povertà-esclusione sociale più di  un italiano su quattro, al sud quasi un italiano su due. “Tutto ciò conferma come il nostro Paese sia ancora arenato in una fase di stallo- affermano dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef- e un ulteriore elemento di allarme proviene dall’allargarsi della forbice delle diseguaglianze esistenti tra i redditi dei più ricchi e quelli dei più poveri”

“È evidente-proseguono- come le famiglie continuino a percepire il disagio dettato dalla mancanza di lavoro di figli e nipoti, per i quali devono provvedere al mantenimento (con una spesa che il nostro Osservatorio ha calcolato pari a circa 450 Euro al mese).Le aziende e gli esercenti, di pari passo, subiscono le conseguenze del calo dei consumi determinato da tale situazione. (Dal 2012 ad oggi, i consumi hanno registrato una contrazione pari al -10,8%, che equivale ad una minore spesa da parte delle famiglie di circa 76,7 miliardi di Euro)”.

“Il risultato è il proseguire di quella spirale depressiva che denunciamo da tempo, fatta di mancanza di lavoro e di prospettive, specialmente per i giovani. Per questo. Conclude la dichiarazione- è urgente dare stabilità al Paese per tornare quanto prima ad affrontare il tema del Lavoro, delle opportunità e della crescita. Per avviare quegli investimenti necessari allo sviluppo e alla modernizzazione. Per trainare con decisione l’Italia fuori dagli strascichi di una crisi che ancora non riesce a lasciarsi alle spalle.”

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