Il Senato porrà la fiducia sulla legge di Bilancio che non conterrà risorse per enti locali, scuole e università, contratti per gli statali e per la cura dei bambini di Taranto

Il Senato porrà la fiducia sulla legge di Bilancio che non conterrà risorse per enti locali, scuole e università, contratti per gli statali e per la cura dei bambini di Taranto

La legge di Bilancio arriverà in porto domani. Il governo porrà in Senato la questione di fiducia e la manovra sarà votata così come licenziata dalla Camera. La decisione di stringere i tempi e blindare il testo è stata presa a maggioranza dalla conferenza dei capigruppo. In Aula i senatori dell’opposizione hanno chiesto di modificare la scelta e di lasciare al secondo ramo del Parlamento la possibilità di esaminare e modificare la legge, anche lavorando no stop per arrivare al voto la prossima settimana. La proposta è stata votata e bocciata. Così domani alle 9,30 prenderà il via la seduta unica; sempre alle 9,30 è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. L’Aula esaminerà e voterà le eventuali questioni pregiudiziali, quindi si avvierà la discussione generale fino a che il governo non porrà la questione di fiducia sull’articolo 1 del disegno di legge (che contiene la manovra). Alle ore 12 sono previste le dichiarazioni di voto e alle 13,30 la prima chiama. Alle 14,45, conclusa la votazione per appello nominale, inizierà la votazione elettronica della seconda sezione del provvedimento: gli articoli da 2 a 17 (che riguardano gli stati di previsione dei ministeri), il 18 (disposizioni diverse) e il 19 (entrata in vigore della legge). Il presidente del Senato Grasso ha precisato che le dichiarazioni di voto finali “coincidono con quelle sulla fiducia”. L’ok definitivo dovrebbe quindi arrivare nel pomeriggio; in tempo per consentire ai senatori Pd di partecipare alla Direzione del partito.

Con il voto di fiducia al Senato saltano alcuni provvedimenti importanti non valutati dalla Camera: i 50 milioni per la sanità a Taranto. L’indignazione di Michele Emiliano

“Quei 50 milioni di euro servivano a far fronte a dati epidemiologici drammatici che dimostrano un rapporto causa/effetto tra produzione industriale e tumori e morti”, afferma indignato il governatore pugliese Michele Emiliano. “L’Ilva di Taranto è come una mitragliatrice che spara sulla folla inerme, e non ci consentono neanche di avere quella quota di risorse in più per portare i feriti in ospedale e curarli – sottolinea – Per vostra informazione la Regione Puglia ha deciso di destinare 30 milioni di euro per potenziare la sanità tarantina, in particolare il reparto di oncoematologia pediatrica e creare un polo oncologico che eviti ai cittadini di dover pure spostarsi in altre città per curarsi”. “Resta però l’indignazione per quanto subito dal governo. Siamo basiti e distrutti dal punto di vista emotivo”, conclude.

Il presidente dell’Unione delle Province: “ora un Decreto Legge per gli Enti locali”

“La decisione di porre la fiducia sulla Legge di Bilancio non consentirà al Parlamento di affrontare le questioni riguardanti l’intero sistema degli Enti locali – Province, Città metropolitane e Comuni – che erano state lasciate indietro con l’intenzione di portare questi temi alla discussione in Senato. È necessario che il Governo intervenga con un provvedimento d’urgenza per adottare quelle misure correttive che, nel confronto avuto in queste settimane, erano state individuate quali interventi urgenti a garanzia dei servizi essenziali erogati dalle Province”. Lo chiede il presidente dell’Upi Achille Variati, sottolineando in particolare gli interventi prioritari, a partire dall’eliminazione dei tagli previsti per il 2017 su Province e Città Metropolitane, dall’assegnazione a questi enti di risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali e delle scuole superiori, dalla possibilità per quest’anno di approvare bilanci solo annuale e di usare eventuali avanzi di amministrazione per garantire gli equilibri, dalla opportunità di spostare l’approvazione del Bilancio oltre la data del 28 febbraio fissata dal testo della Legge di Bilancio. “Sono misure minime indispensabili, come sanno bene sia Governo che Parlamento, senza le quali nessuna Provincia sarà in grado di predisporre i bilanci per il 2017, con la conseguente interruzione dell’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini”.

Si preparano intanto le grandi manovre nel Pd per la Direzione di domani: governo istituzionale? Il retroscena rivelato da Huffington Post

Matteo Renzi nella direzione del Pd di domani, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, indicherà un bivio: o un governo di responsabilità nazionale con la più ampia partecipazione delle forze politiche per affrontare le scadenze del paese o le elezioni. Il Pd, spiegano le stesse fonti, non è intenzionato a reggere un governo da solo facendosi “rosolare” dalle opposizioni che chiedono le urne anticipate e accusano i dem di volere restare al governo. La necessaria riforma della legge elettorale, infatti, non potrà che partire dopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, prevista per il 24 gennaio 2017, scrive in un’indiscrezione l’Huffington Post, secondo il quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe a cuore che la gestione della fase che si va aprendo fosse affidata non ad un governo dimissionario, ma nel pieno delle sue funzioni. Questo per garantire stabilità al quadro politico ed economico e una transizione ordinata. Secondo il sito, il Capo dello Stato si prepara ad agire “con lo stile del notaio rispettoso degli equilibri parlamentari”, ma “su un punto ha fatto filtrare una preoccupazione vera”. E cioè che “non si può lasciare il paese a un governo dimissionario, in questa congiuntura economica. Esporrebbe, innanzitutto, il nostro sistema bancario”. “Sono le stesse preoccupazioni – la stabilità, la necessità di una transizione ordinata – che parecchi ministri di peso si stanno ponendo in queste ore. Anche ministri molto vicini al premier come Paolo Gentiloni o Graziano Delrio che ieri è stato visto a palazzo Giustiniani dove ha l’ufficio Giorgio Napolitano”, prosegue il sito. “Fino a ieri – sussurra una fonte molto informata – il piano A era le elezioni anticipate”, prosegue, “Ora la sentenza della Corte, il pressing di mezzo governo, mettono all’ordine del giorno un altro schema. Quello del ‘tutti dentro’: un governo con dentro la minoranza, tutto il Pd, che dialoghi sulla legge elettorale con Forza Italia, all’insegna del ‘se dobbiamo sporcarci le mani, sporchiamocele tutte'”. L’Huffington Post segnala anche una voce che circolerebbe negli ambienti del Pd: “Altro che 40 percento, se votiamo è un bagno di sangue”

Le consultazioni del Presidente Mattarella a partire da giovedì

Si apriranno molto probabilmente giovedì le consultazioni al Quirinale, dopo che Matteo Renzi ha fatto sapere di voler salire già domani a confermare le sue dimissioni da presidente del Consiglio. Sergio Mattarella ha infatti dovuto annullare gli impegni di domani a Milano, tra cui diversi incontri con associazioni di volontariato e la presenza alla prima della Scala. Una decisione non presa a cuor leggero, quella di avallare questa accelerazione, ma a cui alla fine il Capo dello Stato si è dovuto acconciare. Da giovedì dunque dovrebbero sfilare al Quirinale il presidente emerito Giorgio Napolitano, i presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, i rappresentanti dei gruppi parlamentari accompagnati dai leader. Tutti dovranno rappresentare a Mattarella i rispettivi desiderata sul prosieguo della legislatura, innanzitutto, e sulla volontà di sostenere un governo che porti il Paese alle elezioni, più o meno anticipate. Il Presidente intende capire soprattutto l’orientamento del Pd, partito e gruppo che ha la maggioranza alla Camera e la maggioranza relativa al Senato, senza il quale ovviamente non può nascere alcun governo. Ma a tutti loro rappresenterà anche sicuramente quali sono gli impegni istituzionali, politici ed economici che garantiscono al Paese la sua stabilità. “Il Presidente ha come stella polare l’interesse del Paese” ripetono coloro che gli hanno parlato anche in queste ore.

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