Il Comitato per il No non si scioglie: “vogliamo restare punto di riferimento per i cittadini”

Il Comitato per il No non si scioglie: “vogliamo restare punto di riferimento per i cittadini”

«Basta con le riforme costituzionali a maggioranza assoluta, tanto più quando ciò avviene con leggi elettorali che prevedono premi di maggioranza. Questa riforma è stata un azzardo contro la sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum e il parlamento non era rappresentativo. Per il futuro occorre  stare attenti che riforme di questo genere non possano essere portate avanti». Lo ha detto Alessandro Pace, presidente del Comitato per il No nel referendum costituzionale nella conferenza stampa organizzata questa mattina. Pace è anche tornato sul tema del voto estero, ribadendo il suo giudizio sulla incostituzionalità dell’attuale disciplina, che non garantisce la segretezza del voto e produce evidenti distorsioni (il risultato referendario è uscito capovolto): «Mi riprometto di impegnarmi perché questo sistema sia cambiato», ha detto Pace ribadendo la piena fiducia negli italiani all’estero e avanzando la proposta di una commissione parlamentare di inchiesta, che abbia come compito anche quello di una revisione della materia.

Che, ha aggiunto Alfiero Grandi, può pienamente entrare nel dibattito sulla legge elettorale. Per il vice presidente del Comitato per il No, la straordinaria affluenza dimostra che gli italiani tornano alle urne appena si permette loro di poter decidere: «Il caso Emilia Romagna insegna». Il voto dice anche «che la Costituzione non è a disposizione dei governi per uso di bassa lega», e siccome «c’è il tentativo di impossessarsi della bandiera del risultato da parte di chi si è presentato nell’ultima settimana o di chi vuol far passare la nottata per far tornare tutto come prima», il Comitato per il no e il Comitato contro l’Italicum propongono ai comitati locali (oltre 700 nati in tutta Italia) di restare in campo: si riuniranno mercoledì prossimo per discutere di come farlo. «Vogliamo che i cittadini tornati o entrati in politica abbiano un punto di riferimento. Il dopo voto ci sembra molto simile al prima del voto, questo ci obbliga a restare in campo». Tra le cose da fare subito, la legge elettorale. Secondo Grandi, infatti, «la Consulta non è la terza camera che approva le leggi», spetta al parlamento pronunciarsi. «Il parlamento ha l’ultima occasione per dimostrare di non essere un regno dei morti. Serve un sussulto di dignità, tanto più che la legge si scrive da sé se si rispettano i principi costituzionali fondamentali: voto uguale, possibilità per l’elettore di scegliere. Se il parlamento non si sente in grado di fare legge elettorale tanto meno avrebbe dovuto mettere mano ad una  riforma costituzionale».

Anche per Anna Falcone la vittoria del no «travalica le singole appartenenze partitiche ed emerge un messaggio chiaro: i cittadini vogliono contare. Qualsiasi nuova legge elettorale deve tenere conto di questo e deve avere come punto di partenza la sentenza 1/2014 della Consulta che indica chiaramente i principi costituzionali da rispettare. Restiamo in campo perché vogliamo sostenere i cittadini in questo loro desiderio di protagonismo, soprattutto giovanile». Il No, ha aggiunto Domenico Gallo, non è «solo rigetto della riforma, ma riaffermazione del valore della democrazia così come prefigurato dai padri costituenti. Il progetto legge elettorale+riforma costituzionale è fallito, non si può insistere. Servono invece riforme funzionali a ripristinare la sovranità dei cittadini».

Nel dibattito sulla legge elettorale, però, deve entrare anche un «ripensamento dell’Agcom, dei suoi poteri e di come li esercita» ha detto Vincenzo Vita: «Proprio oggi casualmente mi è stato confermato che il canale Rai per gli italiani all’estero è stato campione di impar condicio, e il caso vuole che l’unico paese dove ha prevalso il No sia la Nuova Zelanda, quello dove il canale Rai non arriva».

Quanto alla fase politica di queste ore, il Comitato per il No seguirà con attenzione l’evolversi della situazione: «Abbiamo chiesto di essere ricevuti da Mattarella due volte durante la campagna referendaria per presentare in una sede autorevole i nostri cahiers de doleances sulla par condicio violata e sulla presenza debordante del governo sui media. Se Mattarella lo ritenesse utile, potrebbe convocare tutti i comitati per il No, ma anche ascoltare la voce di Anpi, Arci, Cgil, tutte voci utili a fornire una soluzione alla crisi. Lo diciamo – ha concluso Grandi – con il rispetto dovuto al ruolo del presidente della Repubblica: non vogliamo metterlo in imbarazzo come ha fatto il presidente del Consiglio Renzi che ha annunciato le sue dimissioni in conferenza stampa».

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