Giornata mondiale contro l’Aids, l’ultima frontiera salvavita sono gli auto-test. Ci sono anche in Italia

Giornata mondiale contro l’Aids, l’ultima frontiera salvavita sono gli auto-test. Ci sono anche in Italia

Il 1° dicembre si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids, ovvero l’occasione per sollecitare più persone possibili a impegnarsi nella lotta contro l’Aids e dimostrare così la loro solidarietà con le persone affette da HIV. In tutto il mondo vivono con il virus HIV circa 36,7 milioni di persone. Nonostante tutti i chiarimenti, devono continuare a lottare contro pregiudizi e discriminazione. Ne sanno qualcosa anche le circa 20 000 persone sieropositive in Svizzera. Mobbing e licenziamenti sul posto di lavoro, outing sui social media e in ambito privato, rifiuto di pagare la terapia da parte delle casse malati, barriere sulla via dell’indipendenza, diffamazione nei confronti di terzi sono solo alcune discriminazioni che le persone sieropositive devono affrontare quotidianamente. Grazie a test e nuovi farmaci l’Aids non è più una condanna a morte, e decenni di campagne e testimonial famosi dovrebbero aver allontanato anche il tabù della malattia, eppure un numero enorme di persone, anche nella ‘avanzata’ Europa, porta in giro il virus senza saperlo. L’allarme era stato lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità alla vigilia del World Aids Day.

Solo in Europa, afferma il Centro di Controllo delle malattie (Ecdc), ci sono almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo, circa uno su sette del totale degli infetti. Lo stesso problema riguarda il 40% di tutti i sieropositivi del mondo, oltre 13 milioni di persone. Secondo il rapporto, che si riferisce ai 31 paesi dell’Ue e dell’Area Economica Allargata, nel 2015 ci sono state 30mila nuove notifiche di casi, un numero in linea con gli anni precedenti, mentre il tempo stimato fra l’infezione e la diagnosi è altissimo, circa quattro anni, con metà dei pazienti che scopre di essere sieropositivo quando l’infezione è in fase avanzata. Il 42% delle nuove diagnosi riguarda uomini che hanno fatto sesso con uomini, mentre i rapporti eterosessuali seguono con il 32% e l’uso di siringhe infette è responsabile nel 4% dei casi. Per l’Italia le stime dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di un leggero calo delle nuove diagnosi di hiv, che nel 2015 sono state 3.444, con un’incidenza di 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti, un dato che pone l’Italia al tredicesimo posto in Europa.

Unicef: “Ogni due minuti un giovane si contagia” – Un aumento del 60% dei nuovi casi di Hiv fra gli adolescenti entro il 2030, se i progressi si arrestano. “Ogni 2 minuti un adolescente, con molte probabilità una ragazza, contrae l’Hiv”. E’ quanto afferma l’Unicef. Secondo un nuovo rapporto, se entro il 2030 non verranno effettuati ulteriori progressi per raggiungere gli adolescenti, i nuovi casi di contagio da Hiv per questa fascia di età aumenteranno fino a 400.000 ogni anno, rispetto ai 250.000 del 2015 in tutto il mondo. Ma, come detto, esiste anche una frontiere salvavita che in pochi, convinti di non aver contratto la malattia, sfruttano,  un test fai-da-te che si può effettuare comodamente in casa e dà il risultato in 20 minuti (da confermare poi, se positivo). E’ questa l’ultima frontiera nella lotta al virus Hiv, come sottolinea l’Oms. Il test costerà 20 euro, e verrà consegnato solo ai maggiorenni dal farmacista insieme a materiale informativo sulla malattia.  Milioni di persone con HIV ancora non hanno accesso ai trattamenti salva-vita – ha detto Margaret Chan, direttore generale dell’OMS – e per questo non si può evitare che questi stessi individui trasmettano il virus ad altri.  Meno di una persona su due, ancora oggi, sa di essere malata, anche se tra il 2005 e il 2015 le persone consapevoli di essere malati di HIV sono aumentate di 48 punti percentuali, passando dal 12 al 60%. Un incremento notevole che ha permesso di trattare l’80% dei casi con i percorsi terapeutici previsti dalle linee guida. Senza una diagnosi precoce, però, la malattia non può che peggiorare, oltre a essere trasmessa ad altri. Sempre l’Oms rivela che più di 18 milioni di persone con HIV seguono un percorso di cura. Ma altrettanti non riescono ad accedervi e la maggior parte di questi (più di 14 milioni di persone, pari al 40% del totale dei sieropositivi) non sa neanche di aver contratto il virus. 

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