Gentiloni in quale paese vive? Conferenza stampa nel nome di Renzi. Il Jobs act una grande riforma; i voucher non sono un “virus”; un colpo all’Onu: sbagliato isolare Israele. Boccia (Pd) attacca Renzi, Zanda e Orfini: “Un po’ di senso di vergogna mai?”

Gentiloni in quale paese vive? Conferenza stampa nel nome di Renzi. Il Jobs act una grande riforma; i voucher non sono un “virus”; un colpo all’Onu: sbagliato isolare Israele. Boccia (Pd) attacca Renzi, Zanda e Orfini: “Un po’ di senso di vergogna mai?”

Ma in quale Paese vive Paolo Gentiloni? Il presente, grazie a Renzi, è il meglio che si possa desiderare. Va tutto bene. Tanto è stato fatto a partire dalla riduzione delle tasse, ma chi l’ha vista, per il Mezzogiorno, la riforma del mercato del lavoro, il Jobs act, che ha un nome inglese ma è cosa italiana, è una legge eccellente. I voucher “non sono il virus che semina il lavoro nero, non hanno il copyright del lavoro nero”, ma bisogna “correggere gli abusi”. Di abuso ce ne è uno solo, quello di aver raggiunto la cifra di 109 milioni. Si corregge solo eliminandoli. C’è la prova provata che le correzioni non sono servite a niente. Ha scoperto l’acqua calda quando ha affermato che chi sta al governo deve operare per il meglio e che le elezioni, il fatto cioè che Renzi lo mandi a casa quando vuole, non sono un evento da combattere. Nella introduzione alla conferenza stampa che i presidenti del Consiglio tengono a fine anno ha dimenticato di parlare per esempio di problemi quanto mai scottanti, vedi il voto del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che condanna Israele e definisce “illegali” gli insediamenti nei territori palestinesi. Ci sono volute le domande di alcuni giornalisti per fargli dire qualcosa di più. Ha ribadito, bontà sua, che l’Italia mantiene la posizione “due popoli due Stati”. Già ma come? Certo, riconosce, gli insediamenti sono un ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo  con un “ma” che riteniamo gravissimo. Definisce atti gravi tutti quelli che “isolano” Israele. “La pratica dell’isolamento diplomatico di Israele come strumento di pressione per portare lo Stato ebraico al tavolo dei negoziati è un’illusione pericolosa”. Poi l’accusa non velata che una politica di isolamento nelle sedi internazionali favorisce il terrorismo.

“Due popoli, due Stati”: non va avanti per colpa dei terroristi e dei palestinesi

Parola che ha più volte usato e da cui fa discendere il fatto che “due popoli due stati” non ha registrato passi avanti. Insomma la colpa è dei palestinesi. Chiaro il giudizio negativo sul voto espresso dal Consiglio di sicurezza, organismo nel quale dal primo dell’anno entreremo a far parte, come membro non permanente. Già che c’era, sempre velato, un giudizio negativo sul comportamento degli Stati Uniti che questa volta non hanno posto il veto come nel passato. E alla domanda sui futuri rapporti con Trump ha dato la risposta che il nuovo presidente Usa, i cui programmi sono noti così come  l’organigramma, certo non composto da pacifisti doc, attendeva: “Mantenendo i nostri valori  i nostri rapporti non cambieranno”. Seguendo la “traccia” Gentiloni ci troveremmo noi ad essere isolati. Ma Gentiloni è imperterrito. Non ha paura di isolamenti e  fa notare che grazie al governo Renzi l’Italia ora è ascoltata a livello internazionale. Si potrebbe ricordare al neo presidente, per esempio, che nel merito di una questione scottante, leggi Monte Paschi e crisi del sistema bancario, non pare siamo molti ascoltati anche se il ministro Padoan  ha dato vita ad un lunghissimo soliloquio in sede del Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria.

Mps. Presidente Commissione Bilancio: Padoan chiarisca in Parlamento

Non la pensa così il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, Pd: “Non mi stupisce più di tanto – afferma – la richiesta di capitale giunta dalla Bce, ma credo che il ministro dell’Economia dovrà chiarire in Parlamento questa situazione. Il rapporto tra il governo e la Bce, attraverso la banca, è stato costante. O il Monte dei Paschi ha dato a Francoforte dei numeri diversi, o si sono fidati troppo del piano fatto con Jp Morgan appoggiato dal governo. Delle due, l’una. Qualcuno ha sbagliato”. Poi si aspetta che “i vertici del Monte rimettano le deleghe nelle mani del Tesoro e che il governo valuti alla luce degli scenari industriali come affrontare la prima nazionalizzazione bancaria da decenni”. Mentre Gentiloni illustrava le benemerenze renziane le agenzie battevano la notizia di una indagine Istat da cui risulta che sei milioni e mezzo di italiani ambirebbero lavorare.  Ma lui, imperterrito, insiste nel dire che tutto va bene e che, certo ci sono i giovani, ma provvederemo. Poi altri impegni nel suo programma. A starlo a sentire ci vorrebbero mesi e mesi per attuarlo. Ma quando gli chiedono quanto durerà il suo governo risponde con una non risposta, fino a quando ho la fiducia del Parlamento. Ovvio, lo sanno anche i bambini.

Sottosegretari e vice ministri in fotocopia. La sceneggiata di Verdini

Lui vuole rimanere fuori dalle vicende che travagliano il Pd ma le stesse nomine di sottosegretari e viceministri avvenute poco prima della conferenza stampa, insieme alla approvazione del “milleproroghe” dimostra il contrario. Renzi ha imposto prima i ministri fotocopia, salvo la Boschi troppo ingombrante. Lo stesso Gentiloni si è assunto la responsabilità di averla inviata a fare da sottosegretaria al Consiglio dei ministri a fare i verbali, ma, soprattutto “riferimento” dell’ex premier. Poi ha ripetuto l’operazione per sottosegretari e viceministri spostando solo Davide  Faraone, dall’Istruzione alla Sanità e Vito De Filippo dalla Salute all’Istruzione. Competenze, esperienze? Che c’entra, contano i pacchetti di voti. Sempre Renzi si è opposto a dare un contentino al suo amico Verdini.  Troppo ingombrante. Non vale la pena visto che lui pensa che fra qualche mese si torna al voto. Verdini non l’ha presa bene e il “suo” viceministro, Zanetti, si è dimesso per protesta. Ma è tutta una finta. Verdini punta ad un ingresso stabile in un governo Renzi. A Gentiloni il compito di tenerlo buono. Dice che gli dispiace, invita Zanetti a restare e spiega che  la maggioranza di governo resta quella che c’è e se arrivano voti su singoli problemi, in primo luogo da Ala, Verdini cioè, sono i benvenuti. Sempre Francesco Boccia si fa sentire a proposito della situazione grottesca che si sta delineando  nel Pd. “Renzi, Zanda, Orfini – afferma sul suo blog – tutti impegnati affannosamente a fissare una scadenza al Governo in carica. Mi chiedo e gli chiedo, un po’ di sano senso di vergogna mai?”.

Ancora Boccia: “Non siamo la repubblica di Firenze. Finì nel 1532  con Alessandro de’ Medici”

Prosegue: “Ma come si può due settimane dopo il giuramento del governo far partire gli ultimatum dallo stesso nostro partito che ha fatto nascere il terzo governo in quattro anni. Ma il senso del limite e della misura oltre che quello sempre sano della vergogna, non fa mai venire il dubbio che forse questo modo di fare ha stancato molti italiani? Gli stessi che hanno fatto nascere il governo Gentiloni pensano già a come sfiduciarlo. Penso sia una grave mancanza di rispetto verso il presidente del Consiglio appena nominato e verso il presidente della Repubblica. Il nostro Paese è ancora una Repubblica parlamentare e non la repubblica di Firenze; quella finì nel 1532 con Alessandro de’Medici. Chi pensa di sfiduciare Gentiloni con metodi da casta dovrà metterci la faccia in Parlamento e davanti agli italiani. Vedo miei autorevoli compagni di partito più interessati alle ambizioni di sopravvivenza di un gruppo dirigente che rifiuta il confronto, rispetto ai problemi che è chiamato ad affrontare il Governo“. Per concludere: “Dopo quello che è successo in questi tre anni e dopo il giudizio degli italiani sulle nostre proposte di riforma costituzionale almeno un po’ di buon senso e umiltà ai gruppi dirigenti dovrebbe venire naturale, invece continuiamo ad assistere, complice la pausa natalizia, alla costruzione di scorciatoie politiche che portano come sempre in strade senza uscita e sbagliate”.

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